Uncategorized

Sondaggi, i giovani votano M5S e Lega

sondaggi voto giovani

Il Rapporto Giovani dell’Istituto Toniolo di cui parla oggi La Repubblica racconta un universo frastagliato dal punto di vista politico. Il 40,7 per cento dei giovani italiani (parliamo della fascia 20-38 anni) interpellati tra ottobre e novembre dall’Istituto Toniolo non dà la sufficienza in pagella a nessuna delle forze politiche in campo. La metà di quel 40% accetta ancora di definirsi politicamente, cioè si colloca da qualche parte sull’asse destra-sinistra. Il bacino potenziale più ampio tra tutti quelli che votano ce l’ha il MoVimento 5 Stelle, seguito da Lega e Partito Democratico.

sondaggi giovani istituto toniolo
Il sondaggio sui giovani dell’Istituto Toniolo (La Repubblica, 25 gennaio 2018)

Le proporzioni non sono cambiate di molto nell’ultimo anno (arretra il Pd, avanza la Lega). Se votassero solo i non-disaffezionati, il movimento di Grillo potrebbe aspirare alla metà dei consensi del mondo giovanile. E i risultati sono molto simili a quelli del sondaggio di Ixé che qualche tempo fa descriveva la variabile anagrafica nel consenso ai partiti.
sondaggi giovani
Il sondaggio Ixé sui giovani (6 gennaio 2018)

Spiega Repubblica:

L’unico scarto percepibile nel profilo dei disaffezionati è quello di genere: sono le donne ad allontanarsi di più dall’arena politica, 45% contro il 36% dei maschi. «Le ragazze sfiduciate non trovano partito, i ragazzi prima provano a votare Cinquestelle», sintetizza Andrea Bonanomi, il ricercatore che si è occupato di questo capitolo del rapporto. Uno sguardo dentro il consenso ai Cinquestelle è rivelatore. Nel movimento di Grillo si distinguono tre aree, una che fa riferimento ai sistemi di valori tipici della sinistra, una orientata a destra, e una che non si riconosce in quella distinzione. Un anno fa le tre aree si equivalevano. Oggi l’area né-né è maggioritaria (42%), quella di destra in calo (22%) e quella di sinistra stabile (35%). I Cinquestelle sembrano riprodurre al loro interno le dinamiche dell’intero elettorato giovanile. Può forse costituire un punto di forza aderire alla geografia emotiva degli elettori. Può viceversa diventare un boomerang se vuol dire importare e confermare il baratro di delusione e confusione sempre più largo fra i giovani e la politica.