Cultura e scienze

Il Sole 24 Ore e la difesa di Sacchi «razzista»

Un articolo a firma di Mattia Losi sul Sole 24 Ore oggi ci spiega che Arrigo Sacchi non voleva dire nulla di razzista. Spiega Losi:

Arrigo Sacchi, che razzista non è, non ha condito il ragionamento con ironie su banane e pedigree, come fatto a suo tempo dall’attuale presidente della Figc, Carlo Tavecchio: la sua è stata una considerazione sui troppi stranieri presenti che impediscono la crescita dei nostri giovani. E questi troppi stranieri li ha riassunti, sui campi del Viareggio, con quel «di colore» perchè immediatamente risconoscibili sul campo, a differenza degli svizzeri o dei tedeschi che non balzano agli occhi allo stesso modo. Avesse detto troppi spagnoli, o inglesi, o francesi, non sarebbe successo nulla. Ma soprattutto non sarebbe stato interessante e non avrebbe fornito un buon titolo da mettere in prima pagina. Il risultato è che Arrigo Sacchi passa adesso per essere razzista e che il bollino che gli è stato con troppa disinvoltura appiccicato sarà molto difficile da togliere, quasi impossibile.

arrigo sacchi guardian
Ora, a parte i discorsi sulle banane, che semmai incolpano Tavecchio ma di certo non discolperebbero Sacchi, il problema che ha portato l’ex allenatore del Milan persino sulle colonne del Guardian oltre che su tutti i giornali italiani (tutti scemi tranne Losi, ovviamente), non è quello che intendesse dire Sacchi quando ha detto quello che ha detto. Il problema è che lui non ha detto “troppi stranieri”, ma ha detto “troppi… di colore”. E non ci vuole una persona tanto intelligente per capire che con quella frase, ad esempio, si escludono a priori circostanze invece piuttosto ricorrenti nell’Italia del 2015, ovvero che chi è di colore non è detto che non sia nato in Italia o che non possieda la cittadinanza italiana (le due cose, purtroppo, non sono conseguenti – ancora – perché non siamo un paese civile come la Francia). Ora, se Sacchi ha a cuore il prodotto “italiano” dei vivai, dovrà tifare anche per quelli “di colore” (come dice lui) ma italiani, e allora ecco che la differenziazione operata dall’Arrigo nazionale è intelligente come mettere Baggio a sinistra nel 1994. Dispiace, perché parliamo di un personaggio che ha rivoluzionato il calcio mondiale e ha ammaliato tutti con lo splendido gioco del suo Milan. Ma se uno dice una cazzata, dire che ha detto una cazzata non è appiccicare un bollino. Ma è dire semplicemente la verità.