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Soldi ai partiti, quanta fretta ma dove corri?

Stasera il Senato voterà il DDL sul finanziamento ai partiti. E non si dica che la politica italiana non sa essere veloce, visto che il voto arriva un mese e quattro giorni dopo il passaggio del testo di Sergio Boccadutri (passato da SEL al Partito Democratico). La legge serve ad aggirare la verifica della commissione di garanzia prevista dalla legge del governo Letta che abolisce il finanziamento pubblico ai partiti in favore del 2xMille dei contribuenti. Oltre a quei soldi per gli anni 2013 e 2014 (e fino al 2017) sono previsti ancora emolumenti pubblici, ma a patto che i bilanci e le relative spese dei partiti siano sottoposti a controllo da parte della commissione. Che però nei mesi scorsi ha candidamente ammesso di non aver concluso la certificazione dei bilanci a causa della scarsità del personale preposto.
 

Soldi ai partiti, quanta fretta ma dove corri dove vai?

La legge è stata licenziata dalla commissione Affari Costituzionali il 30 luglio scorso alla vigilia della pausa estiva dei lavori parlamentari con il mandato al relatore Teresa Piccioni (Pd). Prevede che la disposizione secondo cui, nell’esercizio del controllo sui rendiconti dei partiti, la Commissione verifica anche la conformità delle spese effettivamente sostenute e delle entrate percepite alla documentazione prodotta dai partiti, si applica ai rendiconti relativi agli esercizi successivi al 2014 (escludendo dunque quelli del 2013 e 2014). Di conseguenza, la relazione della Commissione sul giudizio di regolarità e conformità alla legge dei rendiconti relativi agli esercizi 2013 e 2014 viene effettuata secondo tale previsione. Per il solo esercizio 2013 la relazione (che avrebbe dovuto essere approvata entro il 30 giugno 2015) deve essere resa, sulla base delle nuove norme, entro 30 giorni dall’entrata in vigore del provvedimento. La disposizione trae origine dal fatto che il presidente della Commissione di controllo sui partiti Calamaro, nel trasmettere la relazione sull’attività di controllo sui rendiconti dei partiti politici relativi al 2013 il 30 giugno scorso, ha fatto presente come, vista la complessità delle verifiche richieste dalla legge e in considerazione delle risorse strumentali e di personale di cui dispone, la Commissione non ha potuto effettuare, nei termini previsti, il controllo sui rendiconti dei partiti politici relativi al 2013. Di conseguenza, la Commissione non ha potuto rendere il giudizio di regolarità e di conformità dei rendiconti alla legge. Dal momento che il giudizio è il presupposto necessario per l’irrogazione delle eventuali sanzioni, gli Uffici di Presidenza della Camera e del Senato hanno sospeso, per i fondi di rispettiva competenza, l’erogazione delle quote dei contributi spettanti ai partiti per il 2015, che avrebbero dovuto essere liquidate entro il 31 luglio di tale anno. Si tratta sia delle quote dei contributi a titolo di rimborso delle spese per la campagna elettorale, sia di quelle a titolo di cofinanziamento per l’anno 2015. Entrambe le forme di contribuzione sono state prima ridotte del 50% dalla legge 96 del 2012 (governo Monti) e poi abrogate dal decreto 149 del 2013 (governo Letta) in modo graduale a partire dall’esercizio 2014 (con una ulteriore riduzione progressiva per gli anni 2014, 2015 e 2016 e poi completamente dal 2017).

bilanci partiti
La tabella di Libero sui bilanci dei partiti (15 luglio 2015)

Il voto di stasera 

Insomma, alla fine il voto di stasera consacrerà la vittoria della maggioranza e dei partiti. E sull’iter completo della storia ricordiamo quanto scrisse qualche tempo fa Sergio Rizzo sul Corriere:

Prima i partiti approvano in Parlamento una legge che mette nelle mani dei magistrati il potere di controllare i loro bilanci per poter incassare i denari . Poi però si scopre che la commissione di quei magistrati non ha il personale sufficiente per esaminare le carte, le fatture e gli scontrini fiscali. E il bello è che non si scopre tre giorni o tre settimane più tardi, ma tre anni dopo! Sembra uno scherzo. Quando poi il presidente lo denuncia, spunta addirittura una proposta di legge: una legge del Parlamento per affiancare ai magistrati una decina di impiegati! In soli tre mesi, però, da giugno a oggi, non se ne viene fuori. Allora ecco l’inevitabile sanatoria.
Un classico dell’orrore, che sembra studiato a tavolino: si approva una legge sapendo già in partenza che non sarà applicata. E poco importa se questo fiaccherà ancora di più la fiducia degli italiani, già al lumicino, nei politici. Purtroppo anche in quelli onesti e capaci, e per fortuna ce ne sono, che saranno purtroppo gli unici a farne davvero le spese. Ci permettiamo soltanto di dare un consiglio a Lor Signori: quando l’affluenza alle urne crollerà di nuovo e i sondaggi diranno che i cittadini non ne possono più di questi partiti, perché andando avanti di questo passo fatalmente accadrà, non date colpa a ciò che chiamate antipolitica. Perché l’antipolitica siete voi.

Anche questa volta la fretta è sospetta. Ma il gatto e la volpe sono sempre in agguato.