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La storia della falsa oncologa di Roma che truffava i bambini malati

Per anni Simona Salvatori si era finta un pediatra specializzato in oncologia e aveva chiesto migliaia di euro a pazienti ignari per cure stabilite in base ad analisi inventate. Nei giorni scorsi la falsa dottoressa – che diceva di lavorare per il Bambin Gesù dove nessuno l’aveva mai sentita nominare – è stata condannata a 3 anni e 3 mesi di reclusione per truffa ed esercizio abusivo della professione

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Dal 2011 al 2016 ha finto di essere un medico, specializzata in oncologia e pediatria e ha visitato decine di pazienti, soprattutto bambini. Ma Simona Salvatori non era laureata in medicina, non era un medico e non era in possesso di alcuna specializzazione in oncologia e pediatria. La donna, una quarantenne romana che riceveva i piccoli pazienti in  uno studio in zona San Basilio, ha patteggiato una pena a 3 anni e 3 mesi di reclusione per truffa, falso, esercizio abusivo della professione e somministrazione di medicinali in modo pericoloso.

Simona Salvatori: la donna che “curava” il cancro inventandosi analisi e terapie

Per anni la “dottoressa” Salvatori ha esercitato la professione medica pur essendo in possesso di un diploma di laurea in scienze biologiche che non le avrebbe consentito visitare i pazienti e e di prescrivere terapie e farmaci antitumorali. Il caso è venuto alla luce nel 2016 quando Valentina Codignone, mamma di Edoardo un bambino di due anni paziente della falsa oncologa (e parente della donna), ha iniziato ad avere alcuni sospetti dopo che la Salvatori aveva prescritto una cura con un farmaco di nome Privigen. La falsa oncologa aveva chiesto 900 euro e aveva indicato la somministrazione per via orale. La mamma però ha scoperto che quel particolare medicinale (realmente utilizzato nei pazienti con forme di immunodeficienza) poteva essere somministrato solo per via endovenosa.

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I genitori del bambino che hanno scoperto la truffa della falsa oncologa [via Fattoquotidiano.it]
Insospettita la signora ha contattato l’ospedale per cui la falsa oncologa diceva di lavorare: il Bambin Gesù di Roma. Lì però nessuno sapeva chi fosse: la Salvatori non era un medico, un infermiere e nemmeno una portantina del Bambin Gesù. Eppure nel suo studio, allestito come un vero studio pediatrico, c’era tutto: una lettera di accredito del ministero della Sanità, le buste paga e il contratto con il logo del Bambino Gesù. C’erano anche, in bella mostra, attestati di stima firmati da Umberto Veronesi e dal professore immunologo Fernando Aiuti. Tutto finto. Così come finti erano i prelievi del sangue (la donna utilizzava del sangue finto) e le analisi, i cui risultati erano completamente inventati.

La falsa oncologa e i farmaci venduti a prezzi esorbitanti

L’unica cosa vera erano i soldi – rigorosamente senza fattura – che la falsa dottoressa del Bambin Gesù chiedeva ai pazienti per le visite (anche a domicilio) e per l’acquisto dei farmaci (che la donna diceva di comprare in una farmacia del Vaticano). Ad esempio nel caso di Edoardo la donna si era fatta pagare con un bonifico su un conto corrente intestato ad un’altra persona, con un nome straniero. Dopo la denuncia della mamma gli agenti hanno sequestrato le “cartelle cliniche” dei pazienti e scoperto il caso di una donna a cui la Salvatori aveva consigliato di curarsi con un farmaco svizzero da diecimila euro. Ad un altro paziente aveva chiesto 15mila euro per un vaccino antitumorale.

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La scheda del Privigen, il farmaco prescritto dalla falsa dottoressa

Ad un uomo affetto da linfoma di Hodgkin – morto l’anno successivo a causa delle metastasi – aveva invece prescritto una cura “preventiva” da 4000 euro. La falsa dottoressa non curava solo i tumori. Uno dei casi scoperti dagli inquirenti riguarda quello di una adolescente che soffriva di anoressia cui la Salvatori aveva sconsigliato il ricovero, prescrivendo invece farmaci da 750 euro e successivamente diagnosticando inesistenti problemi alle ovaie. Tra le vittime della falsa oncologa figurano familiari, compagni di scuola dei figli (è madre di due bambini) e persone che si rivolgevano alla Salvatori grazie al passaparola e la contattavano via WhatsApp per un consulto. In pochi però hanno sospettato che quella donna, che vantava titoli e “patenti” (ovviamente falsi) rilasciati da ministeri e prestigiose istituzioni mediche potesse essere una truffatrice. Un indizio poteva essere un dettaglio – riferito da Repubblica – del falso diploma di laurea in “Medicina e Ghirugia” (con la g).

 

Foto copertina via Pixabay