Cultura e scienze

Come si trasmette Zika

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Zika ha raggiunto 69 Paesi, soprattutto nell’America Latina, dove è arrivato nel 2015. Ha colpito per primo il Brasile del nord-est, a febbraio dell’anno scorso, proveniente da quelle isole del Pacifico che aveva conquistato una dopo l’altra dai primi anni 2000. Uno  studio uscito su Nature Microbiology a fine luglio prevede che l’epidemia si esaurirà da sola quando il virus avrà contagiato tutti, o quasi. Ma serviranno almeno 2-3 anni. Fino ad allora potrebbe arrivare a toccare 93,4 milioni di persone, tra cui 1,6 milioni di donne incinte. Poi non avrà più persone da colpire in quella parte del mondo, visto che quasi nessuno si ammala due volte, e la curva dell’incidenza scenderà. Repubblica oggi pubblica questa infografica in cui si spiega come si trasmette la Zika:

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Come si trasmette zika (Repubblica, 21 agosto 2016)

È stato provato che Zika si trasmette anche per via sessuale, proprio questo meccanismo è alla base di molti dei casi avvenuti in alcuni Paesi, come gli Usa. E siccome il virus rimane nel liquido seminale anche per sei mesi, è esposto al rischio di prendere la malattia chi fa sesso con un infetto anche dopo molto tempo dal rientro da uno dei Paesi a rischio. Se tra queste persone c’è una donna che vuole avere un figlio, c’è il rischio che si ammali e trasmetta la malattia al feto, con effetti potenzialmente gravissimi. Agli adulti, ma anche ai bambini, il virus non provoca problemi importanti, solo febbre non alta e un po’ di dolori per alcuni giorni.
Addirittura l’80% delle persone nemmeno si rende conto di aver preso la malattia. I problemi arrivano quando a contagiarsi è chi aspetta un figlio. E se per ora in Italia a rischiare di ammalarsi sono le persone che viaggiano in un’area coinvolta dall’epidemia o che hanno rapporti sessuali con una persona infetta (una quarantina i casi registrati dal Ministero della Salute finora), resta il pericolo che anche gli insetti nostrani imparino a inoculare il virus. Finora infatti a trasportare Zika sono state le zanzare delle specie Aedes diffuse in Sudamerica.

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Zika: l’epidemia in America (La Repubblica, 21 agosto 2016)

Ma il nostro Istituto Superiore di Sanità include anche l’Aedes albopictus — o zanzara tigre — fra i potenziali vettori del virus. Fare lo slalom tra le zanzare cercando di non farsi pungere o evitare di fare figli non possono ovviamente essere soluzioni di lungo periodo. Ecco perché, da quando il Brasile ha annunciato ufficialmente l’esistenza dell’epidemia (maggio 2015) e l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha dichiarato Zika «un’emergenza di sanità pubblica internazionale» (il primo febbraio di quest’anno), sono subito iniziati i lavori per produrre un vaccino. Il bilancio dei primi mesi di sforzi contiene una notizia buona e una cattiva.
Quella buona è che i medicinali allo studio sembrano funzionare molto bene nei test sugli animali: alcuni raggiungono un’efficacia addirittura del 100% senza effetti collaterali di rilievo. La notizia cattiva è che, per quanto procedano spedite, le ricerche per un nuovo vaccino richiedono sempre diversi anni. Per i test sulla sicurezza le autorità sanitarie non prevedono infatti scorciatoie. I primi due prodotti sono entrati adesso nella prima fase delle sperimentazioni umane. Un’altra manciata di farmaci (prodotti quasi tutti negli Usa, in parte da aziende private, in parte da agenzie federali) partirà con i test in inverno. Il vaccino, probabilmente, servirà solo per la prossima epidemia.

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