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Shireen Abu Akleh, la giornalista palestinese uccisa a colpi di arma da fuoco in Cisgiordania

@Massimiliano Cassano|

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Una giornalista palestinese di Al Jazeera, Shireen Abu Akleh, è stata uccisa a colpi di arma da fuoco mentre seguiva un raid israeliano nella città occupata di Jenin, in Cisgiordania. Con lei c’era anche un collega, Ali Samoudi, ricoverato in ospedale dopo essere stato colpito alla schiena: adesso è in condizioni stabili. La sua testimonianza all’Associated Press è determinante per stabilire i contorni di un caso che in breve tempo sta alimentando le tesi anti-Israele. L’uomo ha detto di far parte, insieme alla vittima, di un gruppo di sette giornalisti inviati a seguire il raid. Tutti indossavano indumenti protettivi che li contrassegnavano chiaramente come giornalisti, e sono passati accanto alle truppe israeliane in modo che i soldati li vedessero e sapessero della loro presenza. Ha riferito di diversi spari: il primo colpo li avrebbe mancati, ma poi un secondo lo avrebbe colpito, mentre il terzo ha ucciso Abu Akleh. “Non c’erano militanti o altri civili nella zona, solo i giornalisti e l’esercito”.

Shireen Abu Akleh, la giornalista palestinese uccisa a colpi di arma da fuoco in Cisgiordania

Shaza Hanaysheh, cronista di un sito di notizie palestinese, ha fornito una testimonianza simile in un’intervista al canale arabo di Al Jazeera. Lui e Abu Akleh sono corsi verso un albero per ripararsi dopo aver sentito gli spari: “Ho raggiunto l’albero prima di Shireen. È caduta a terra. I soldati non hanno smesso di sparare anche dopo la sua caduta. Ogni volta che allungavo la mano verso Shireen, ci sparavano addosso”. La rete con sede in Qatar ha interrotto la trasmissione per annunciare la morte della reporter. In una dichiarazione pubblicata sul suo canale, ha invitato la comunità internazionale a “condannare e ritenere responsabili le forze di occupazione israeliane per aver preso di mira e ucciso deliberatamente la nostra collega”.

Abu Akleh, 51 anni, è nata a Gerusalemme. Ha iniziato a lavorare per Al Jazeera nel 1997 e ha documentato per anni le condizioni e le violenze contro i palestinesi. In rete circolano immagini, non pubblicabili, immediatamente successive allo sparo che mostrano la donna esanime con il viso coperto di sangue. La versione dell’esercito israeliano racconta di un attacco palestinese con esplosivi, al quale le truppe hanno risposto. Le autorità hanno affermato di star indagando sull’evento e “esaminando la possibilità che i giornalisti siano stati colpiti da uomini armati palestinesi”. Funzionari israeliani hanno mostrato alcuni filmati in cui si notano uomini armati palestinesi gridare che un soldato è stato ferito. Secondo le versioni ufficiali nessun israeliano sarebbe stato colpito, lasciando intendere che la persona in questione sia quindi Shireen Abu Akleh. C’è però chi contesta la ricostruzione affermando che la location nei video non è la stessa dell’uccisione della reporter.

Lo scambio di accuse tra Israele e Palestina

Secondo quanto riferisce l’agenzia palestinese Wafa, Abu Mazen ha detto di ritenere il governo israeliano “pienamente responsabile di questo atroce crimine”: “Fa parte della politica quotidiana perseguita dall’occupazione contro il nostro popolo, la sua terra ei suoi luoghi santi”. Non si è fatta attendere la risposta del ipremier israeliano Naftali Bennett: “Il presidente palestinese accusa Israele senza prove solide. Sulla base dei dati a nostra disposizione, c’è una probabilità da non scartare che palestinesi armati che sparavano in modo selvaggio abbiano provocato la dolorosa morte della giornalista”. Da Gerusalemme Yair Lapid ha proposto un’indagine e un’autopsia congiunte con l’Autorità Palestinese, che ha rifiutato l’offerta.

(immagine di copertina: screenshot diretta Al Jazeera English)