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Sette anni e undici mesi: l’assurda richiesta del pm di Locri nei confronti di Mimmo Lucano

Un modello di accoglienza e integrazione studiato e invidiato in tutto il mondo viene raccontato in aula come un sistema criminale. Lui annuncia battaglia: “Vogliono farmi passare per quello che non sono”

mimmo lucano

Sette anni e undici mesi di carcere. Una richiesta pesantissima quella che il pubblico ministero di Locri, Michele Permunian, ha avanzato per Mimmo Lucano, l’ex sindaco di Riace accusato di aver lucrato sui migranti a scopo elettorale nell’ambito del processo Xenia, al termine di una lunga requisitoria nella quale ha paragonato il modello Riace noto e apprezzato in tutto il mondo come simbolo di accoglienza e immigrazione come un’associazione a delinquere. Lui, Mimmo Lucano, non era presente, rappresentato in aula dai suoi legali Giuliano Pisapia Andrea Daqua. Una volta informato di quello che è avvenuto in aula, Mimmo Lucano ha faticato a lungo a trovare le parole per commentare, incapace di darsi pace nel vedere il sistema di accoglienza che, insieme all’associazione Città Futura, ha ideato e messo in piedi negli ultimi vent’anni in questo piccolo borgo arroccato sulle montagne, dipinto come un sistema criminale.

“Alcune accuse sono completamente inventate” contrattacca Lucano. “Il profilo che hanno tratteggiato non corrisponde al mio. Vogliono farmi passare per quello che non sono, per me la politica è un ideale. Io ho solo creduto in un ideale. Ogni passo che ho fatto ha avuto queste motivazioni, per il riscatto delle persone che arrivano a Riace” commenta l’ex sindaco, avvilito. “All’inizio mi hanno accusato di aver fatto sparire milioni di euro, poi il teorema della Procura è cambiato perché il dibattimento ha dimostrato che non era vero e così hanno ripiegato su motivazioni politiche inesistenti”.

L’ex sindaco è sotto processo con l’accusa, fra l’altro, di associazione a delinquere, truffa, concussione falsità ideologica e favoreggiamento dell’immigrazione clandestina. Il pm ha chiesto la condanna a 4 anni e 4 mesi anche per la compagna dell’ex sindaco, Lemlem Tesfahun. Complessivamente, la pubblica accusa ha chiesto per tutti e 27 gli imputati 70 anni di carcere (chieste anche 3 assoluzioni). Il ministero dell’Interno ha chiesto agli imputati un risarcimento danni da 10 milioni. “A Riace comandava Lucano. Era lui il dominus assoluto”, ha detto il pm nel corso della sua requisitoria, “la vera finalità dei progetti di accoglienza a Riace era creare determinati sistemi clientelari. Lucano ha fatto tutto questo per un tornaconto politico-elettorale e lo si evince da diverse intercettazioni. Contava voti e persone. E chi non garantiva sostegno veniva allontanato”.

“Riteniamo che il dato emerso dall’istruttoria dibattimentale recepito dalla pubblica accusa diverga, e di molto, da quello che abbiamo recepito noi – affermano gli avvocati Daqua e Pisapia –  non condividiamo, dunque, le argomentazioni e conclusioni della pubblica accusa che contesteremo – promettono – sulla base di quanto emerso, anche documentalmente, nel corso del dibattimento”.

Solidarietà piena e all’unisono è arrivata da larga parte del mondo della politica calabrese e nazionale. Primo tra tutti, il sindaco di Napoli Luigi De Magistris, che su Twitter ha affermato: “Il pm a Locri chiede la condanna per Lucano, già sindaco di Riace, a quasi 8 anni di carcere. Rispetto l’autonomia dei magistrati, ma sono senza parole, non si arresta l’umanità di un uomo giusto. Orgoglioso di essere dalla parte di Mimmo, simbolo della Calabria contro mafia e violenza”.