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Il disastro del renzismo a Sesto Fiorentino

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Il 3 giugno Matteo Renzi aveva scelto Sesto Fiorentino, un comune di cinquantamila abitanti dell’hinterland di Firenze, per chiudere la campagna elettorale delle amministrative 2016. Una scelta apparentemente dovuta al fatto che a “Sestograd” la sinistra e il PD non hanno mai perso, un modo per chiudere la campagna “vicino a casa”. Eppure nelle settimane precedenti a Sesto si erano fatti vedere molti big del Partito Democratico: il Presidente del PD Matteo Orfini, la vice-segretaria Debora Serracchiani, i ministri Andrea Orlando e Giuliano Poletti, il governatore della Toscana Enrico Rossi ed il sindaco di Firenze Dario Nardella. Ciò nonostante, ieri il candidato del Partito Democratico ha rovinosamente perso il ballottaggio in città. A scrutinio ultimato, Lorenzo Falchi (sostenuto dalle liste Per Sesto e Sinistra Italiana-Sesto Fiorentino), che al primo turno era sotto di 5 punti percentuali, ha ribaltato il risultato e surclassa il candidato Lorenzo Zambini, sostenuto dal Pd e dalle liste Sesto Civica e Sesto siamo noi. E com’è andata la storia bisogna raccontarlo, perché mostra tutti i limiti strutturali del renzismo e rischia di ripetersi a breve in altri ambiti.

«Ci sarebbe da vincere al primo turno, se fosse possibile»

Qual era il motivo di questa parata di stelle in un comune dove la coalizione guidata dal PD alle scorse elezioni aveva vinto al primo turno con il 55% (secondo era arrivato il candidato di SEL con il 18%)? La spiegazione è tutta nella storia recente di Sesto, ma soprattutto nel modo che ha il renzismo (ovvero Renzi e i renziani) di amministrare il potere. Nel 2014 a Sesto Fiorentino era stata eletta sindaco Sara Biagiotti, candidata di stretta osservanza renziana, così come si confà a chi viene eletto in certi territori. Il primo problema della candidatura della Biagiotti è che non era gradita al partito cittadino. Dopo i due mandati di Gianni Gianassi (eletto per la prima volta nel 2004 con il 76% di preferenze) il PD non riusciva a trovare il nome giusto. Fu così che Matteo Renzi intervenne e venne imposto il nome di una delle sue fedelissime nel PD toscano. Ma da subito dopo le elezioni del 2014 per la Biagiotti iniziarono i problemi. Le questioni che spaccarono il partito durante il mandato della sindaco sono due: l’inceneritore e l’aeroporto. Questioni che sono strettamente collegate tra loro e che sono legate a doppio filo con la politica di Matteo Renzi nell’area. Il piano per la costruzione dell’inceneritore – che si farà in ogni caso – era stato discusso da Gianassi e Renzi quando il Presidente del Consiglio era Presidente della Provincia di Firenze. Per mitigare l’impatto – soprattutto politico –  della costruzione di un termovalorizzatore nel territorio comunale Renzi aveva promesso al sindaco di Sesto la realizzazione di una grande parco, una sorta di polmone verde nella piana fiorentina. Succede però che nel 2011 (durante il secondo mandato di Gianassi) si iniziò a discutere della possibilità di ampliare l’aeroporto di Firenze, fortemente voluto dal presidente della Regione Enrico Rossi (che inizialmente però aveva in mente di potenziare l’aeroporto di Pisa). Ampliamento che si sarebbe “mangiato” una buona fetta di quell’area verde promessa da Renzi (che nel frattempo era diventato sindaco di Firenze). Gianassi ovviamente era fortemente contrario all’ipotesi di ampliamento anche perché la sua città si sarebbe trovata stretta tra un inceneritore e un aeroporto.

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La nuova pista (in rosa) dell’Aeroporto di Firenze e l’area interessata dai lavori (in verde)

Ma a dirigere la società che gestisce l’aeroporto c’è Marco Carrai, che del premier è molto amico dal momento che è stato il suo braccio destro per più di vent’anni, fu proprio lui a far cambiare idea a Rossi che nel 2014 fece approvare il masterplan. Anche se Renzi in questi due anni da Presidente del Consiglio ha sempre evitato accuratamente di porre mano alla questione l’eventualità che una fetta del territorio di Sesto venisse sacrificata in nome degli interessi economici di alcuni renziani ha fatto saltare la giunta Biagiotti (la sindaco definì la vicenda una delle pagine più buie della storia sestese). A luglio 2015 infatti la sindaca venne sfiduciata dalla sua stessa maggioranza che la accusava di non essere stata in grado di gestire il problema relativo alla costruzione dell’inceneritore – la cui costruzione era però nel programma elettorale – e quello dell’ampliamento dello scalo fiorentino. Ben otto consiglieri comunali PD votarono la mozione di sfiducia alla Biagiotti e a guidare il comune venne inviato un Commissario prefettizio. Quegli otto consiglieri (Gabriella BruschiLaura Busato, Andrea Guarducci, Diana Kapo, Giulio Mariani, Antonio Sacconi, Maurizio Ulivo Soldi, Aurelio Spera) vennero poi espulsi dal Partito Democratico. Ma le espulsioni furono inutili e ormai i Dem sestesi erano sostanzialmente implosi, schiacciati sotto il peso del renzismo. Dal partito infatti non uscirono solo gli espulsi ma anche coloro che ieri hanno vinto il ballottaggio contro il candidato sostenuto da Renzi.

Così il renzismo ha perso Sesto Fiorentino

Al primo turno Zambini con il 32,56% era avanti di soli circa 5 punti su Lorenzo Falchi (27,41% Sinistra, Sinistra italiana, Lista civica per Sesto). Ieri ha perso contro Falchi. «Il primo atto che farò sarà l’affiancamento del ricorso presentato al Tar da cittadini e comitati contro l’inceneritore. Chiederemo con forza a città metropolitana e regione di rimettere in discussione la realizzazione dell’opera. Sempre nel fiorentino, a Selvapiana, un inceneritore in avanzato stato di iter autorizzativo è stato fermato. Lo possiamo fare anche noi», ha detto ieri il vincitore, anche se, come sappiamo, l’iter invece difficilmente potrà essere fermato, soprattutto perché la decisione non compete soltanto a Sesto. Falchi è contrario anche all’ampliamento dell’aeroporto, e anche qui sarà difficile che la spunti. Il sindaco di Firenze Dario Nardella ha ammesso la sconfitta ma ha anche sottolineato che le promesse di Falchi sulle infrastrutture difficilmente verranno mantenute: “Faccio gli auguri di buon lavoro al nuovo sindaco Lorenzo Falchi e, come ho sempre fatto con tutti i miei colleghi sindaci, mi comportero’, anche con il nuovo sindaco di Sesto, con lealtà nella cooperazione istituzionale – ha aggiunto Nardella – perché è giusto che si faccia cosi’, al di la’ delle diverse posizioni politiche. Falchi ora sara’ chiamato alla prova difficile del governo, del giorno dopo giorno, con i propri cittadini e se vorrà collaborare troverà le porte spalancate a Firenze. Credo però che la strada sulle opere pubbliche sia segnata, anche dal punto di vista dei percorsi tecnici da tanti anni, in questa area, si aspettano progetti realizzati, parliamo sempre e facciamo poco. Il mio mandato da sindaco di Firenze è il mandato del fare, a partire dalla tramvia e di tutte le altre opere”. Ma a prescindere da come finirà la storia non si può non notare in questa piccola vicenda la spia di un atteggiamento che torna molto spesso nel renzismo in generale. I renziani in zona si sono disinteressati del dissenso interno, hanno inasprito i rapporti con la sinistra radicale e si sono rivolti al Giudizio di Dio delle urne perché incapaci di comporre uno scontro politico con i metodi della politica. Hanno perso. Ed è intuibile che Renzi sta usando lo stesso metodo di esercizio del potere nel partito, nel prossimo referendum e alle prossime elezioni. Con un dettaglio: lì ci si giocava Sesto Fiorentino. Qui lui si gioca l’osso del collo.