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Sergio Zanotti: tutte le stranezze nel rapimento dell'italiano in Siria

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Il rapimento con video di Sergio Zanotti in Siria continua a essere avvolto da un alone di stranezza. Ci sono alcune anomalie nella storia del rapimento e persino in quella del viaggio verso la Turchia, che i familiari hanno segnalato come inusuale. Attraverso diversi canali di comunicazione sono arrivate molte richieste, giudicate subito come un tentativo di speculazione; in più la diffusione su un sito internet russo ritenuto vicino ai servizi segreti di Mosca rende ancora più inquietante il caso.

Sergio Zanotti: tutte le stranezze nel rapimento dell’italiano in Siria

La Stampa oggi racconta che Zanotti è nato 56 anni fa a Marone, un paesino di 3.200 abitanti sulla sponda bresciana del lago d’Iseo. Ha debuttato nella vita professionale come imprenditore edile e in quella privata sposando una francese, Yolande Mainer, da cui ha avuto tre figlie. La prima lo ha già reso nonno. Poi sono falliti sia l’azienda che il matrimonio.

Da allora, non si sa esattamente di cosa si occupasse Zanotti, che in passato avrebbe avuto anche qualche guaio con la giustizia, una storia di evasione fiscale. «Era sempre in giro, ma che cosa facesse non lo sa nessuno», dicono in paese, precisando che non si erano troppo allarmati non vedendolo più «perché viaggiava molto». Nel 2010, aveva traslocato a Sarnico, sempre sul lago, ma sull’altra riva, in provincia di Bergamo, con la nuova compagna dominicana, Yesica Guzman, e i suoi due bambini, un maschio e una femmina. Poi anche questa storia è finita. L’ex compagna si è rifatta una vita e non commenta: «Sono sconvolta». Nel ’13, Zanotti è tornato a Marone, nella villetta dei genitori, scomparsi entrambi.
Viveva al primo piano, sopra la sorella Beatrice, per tutti Bice. Anche da lei, impossibile avere più dettagli sul fratello, ma solo una speranza: «Spero con tutto il cuore che torni». Le sue famiglie non l’hanno abbandonato. L’ex moglie ne aveva denunciato la scomparsa a metà maggio, idem la sorella che, raccontano in paese, quando parlava di Sergio si metteva a piangere. «E’ di certo un brav’uomo. Ma ci eravamo un po’ persi di vista e, quando ci incontravamo, era sempre molto vago sulle sue attività», racconta il cugino, Mauro Zanotti, che a Marone fa l’assessore ai Lavori pubblici nella giunta di centro-destra.


Il viaggio in Turchia, Zanotti l’aveva deciso all’improvviso, e nelle sue intenzioni doveva durare solo pochi giorni. L’ultima telefonata all’ex moglie, il 16 aprile, si era interrotta bruscamente quando era caduta al comunicazione. «Ho visto il video, pensavo peggio, che potesse essere morto. Però la voce non sembra la sua – dice lei -. E fa effetto vederlo con la barba e i capelli lunghi. Era sempre molto curato».

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La foto del passaporto di Sergio Zanotti

La storia di Sergio Zanotti rapito in Siria

L’uomo, un ex imprenditore con precedenti penali per reati legati al Fisco e al patrimonio, era scomparso da casa dopo un viaggio all’estero di pochi giorni programmato in aprile. Il primo mistero è proprio il motivo del viaggio, come spiega oggi il Corriere della Sera:

Nell’aprile scorso decide di partire per il Medio Oriente. Perché? Di mestiere fa il montatore meccanico, che cosa pensa di trovare in Turchia e addirittura in Siria? In realtà fino a ieri non c’era alcuna certezza che fosse arrivato a destinazione, e per questo si analizza lo sfondo del video alla ricerca di un dettaglio che possa fornire elementi concreti sul luogo dove si trova. E soprattutto in quali mani.
È stata l’ex moglie a raccontare di aver parlato con lui al telefono e di averlo sentito all’improvviso esclamare che lo stavano portando via. Ma da dove? E perché? In questo periodo nessuno ha mai reso nota una rivendicazione o presentato una richiesta di riscatto. Non c’è mai stato un tentativo di aprire canali di trattativa, nonostante la famiglia avesse informato la Farnesina e fosse stata avviata un’inchiesta dal sostituto procuratore di Roma Sergio Colaiocco, come sempre avviene quando sparisce un italiano all’estero.
Zanotti potrebbe essere stato preso da una banda di criminali comuni, ma se così fosse non si comprende per quale motivo il silenzio dei sequestratori sia durato per ben sette mesi. Oppure essere prigioniero dei fondamentalisti, ma anche seguendo questa ipotesi non è chiaro perché nessuno abbia fatto sapere di aver catturato un italiano e abbia utilizzato questa azione a fini di propaganda. Senza naturalmente poter escludere che la strategia dei rapitori sia proprio quella di mettere in scacco l’Italia uccidendolo senza aver mai trattato prima.

Altri punti sono avvolti nell’oscurità. Nel video si vede un uomo con un mitra, vestito di nero che gli sta alle spalle mentre lui è inginocchiato. La scenografia appare quella utilizzata più volte in passato dai jihadisti che tenevano in ostaggio gli occidentali, compreso il bigliettino scritto a mano con la data. Ma non era mai successo che ciò avvenisse in un giardino. Gli unici filmati girati all’aperto erano quelli dell’Isis nel deserto che si concludevano con la decapitazione dei prigionieri