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“Nel sesso orale non c’è costrizione”, la storia della sentenza che assolve un Carabiniere dall’accusa di violenza sessuale

La denuncia di una donna risale a fatti accaduti tra il 2014 e il 2016. L’accusa è di ricatti sessuali e nelle motivazioni scritte dalla giudice emerge un parere che fa discutere sulla costrizione nel sesso orale

Sentenza sesso orale

Una sentenza che apre le porte a inevitabili polemiche per via dei toni e la ricostruzione effettuata da una giudice di Livorno in merito a una denuncia fatta da una donna. Una storia che, secondo l’accusatrice, racconta di numerosi ricatti sessuali avvenuti a Castiglioncello (in Toscana) tra il 2014 e il 2016. Ma, secondo la magistrata, l’uomo – un maresciallo dei Carabinieri – non avrebbe commesso violenza sessuale. Il motivo? È scritto nella sentenza di assoluzione in cui si sostiene che il sesso orale non possa prevedere una costrizioni. Insomma, la donna avrebbe partecipato attivamente (e non contro la sua volontà) all’attività sessuale con l’uomo.

Sentenza sesso orale, per la giudice non può essere violenza sessuale

Partiamo dall’antefatto. La donna è titolare di un centro massaggi in quel di Castiglioncello. Nel corso dei due anni (dal 2014 al 2016 periodo a cui risalgono le denunce) avrebbe intrattenuto dei rapporti sessuali con il Carabiniere – F. D., ex comandante del nucleo dell’ispettorato del lavoro di Livorno – denunciati dalla vittima come ricatti sessuali. Secondo l’accusa, infatti, il maresciallo dell’Arma avrebbe sfruttato il proprio ruolo per ottenere prestazioni sessuali in cambio dello stralcio delle denunce di irregolarità nelle attività. E, proprio per questo motivo, l’uomo era indagato per concussione, tentata concussione, falso e violenza sessuale.

Nella denuncia si fa riferimento a diversi episodi, anche di sesso orale a cui lei sarebbe stata costretta. Ma nella sentenza di assoluzione (da tutti i capi di imputazione) nei confronti del Militare dell’Arma, decisa e redatta dalla giudice Tiziana Pasquali, è stato un qualcosa di sconvolgente e che ribalta anni e anni di lotte in difesa delle donne: “Solo in un caso ricorda che il D., per convincerla a una prestazione orale, le avrebbe avvicinato con forza la testa alle proprie parti intime, ma, ribadito che anzitutto non è in alcun modo specificato in quali concreti termini sia stata compiuta questa violenza, è ben chiaro che il gesto in sé non può comportare una coazione della continuazione del rapporto, che necessita, per le stesse modalità del tipo di rapporto sessuale, di una piena partecipazione attiva della donna”.

Insomma, il sesso orale non può prevedere costrizione per sua natura, secondo la giudice. Questo è quanto scritto nella sentenza sesso orale che non connota violenza sessuale. Ma c’è di più. In un altro passaggio del documento con le motivazioni – pubblicato da Il Tirreno – che hanno portato, nel mese di aprile, alla completa assoluzione del Carabiniere citato in giudizio, si legge: “La donna racconta che in un caso sarebbero avvenuti dopo che le sarebbero stati tolti i vestiti con violenza, e anche rispetto a questo racconto è la  da un lato neppure descrive in quali termini si sarebbe espressa la modalità violenta di togliere i vestiti. Dall’altro è anche qui da evidenziare che togliere i vestiti non comporta necessariamente passare al rapporto sessuale”.

(foto: da Pexels)