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Il secondo pizzino di Alfredo Romeo che chiama in causa Tiziano Renzi

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C’è un secondo pizzino nell’indagine su Alfredo Romeo. Anche questo ribadisce quanto scritto nel primo e per i pubblici ministeri l’ormai famosa “T” si riferisce a Tiziano Renzi. A parlarne oggi è Maria Elena Vincenzi su Repubblica.  Il testo è più o meno lo stesso, anche se cambiano le parole. “Ogni mese, 30.000. T.”, scrive Romeo su uno dei suoi foglietti. E poi aggiunge: “Ogni due mesi, 5.000, C.R.”. Secondo la ricostruzione degli investigatori, si sa, T. sarebbe Tiziano Renzi e C.R. il suo fedelissimo amico, il faccendiere Carlo Russo. E come nel primo pizzino (in cui indicava chiaramente “tramite T.”), Romeo segna sul foglio due incontri,non si sa se realmente avvenuti o semplicemente auspicati. “Uno con M. e uno con L.”. La tesi investigativa è che M. fosse Matteo Renzi e L. Luca Lotti. 

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Il secondo pizzino di Alfredo Romeo che chiama in causa Tiziano Renzi pubblicato oggi da Repubblica (25 marzo 2017)

Il secondo pizzino di Alfredo Romeo che chiama in causa Tiziano Renzi

Il primo pizzino ha una storia appassionante. Gettato nel cestino dopo un incontro di metà settembre in cui Romeo stringe – secondo gli investigatori – un vero e proprio “accordo quadro” con Carlo Russo, amico di Tiziano Renzi, è stato recuperato dai carabinieri del NOE triturato in una discarica e poi ricomposto per finire agli atti dell’inchiesta trasferita nel frattempo a Roma. Il tutto allo scopo di condizionare la gara FM4, sulla quale l’imprenditore napoletano puntava. Da segnalare anche la scritta “contanti” che serve a comprendere la modalità di pagamento della presunta tangente da parte di Romeo: un metodo che è difficile lasci tracce.
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Nei prossimi giorni il procuratore aggiunto Paolo Ielo e il sostituto Mario Palazzi sentiranno l’amministratore delegato della CONSIP Luigi Marroni. Gli inquirenti vogliono capire innanzitutto se il manager conferma di avere ricevuto pressioni da Tiziano Renzi e da Luca Lotti. E, soprattutto, chi era il beneficiario di quella sponsorizzazione: se Romeo o, invece, la sua competitor nel mega appalto da 2,7 miliardi di euro, Cofely, vicina a Denis Verdini.

Romeo resta in carcere

Intanto ieri il tribunale del Riesame ha respinto l’istanza di scarcerazione e la corte d’Appello ha detto “no” alla ricusazione del gip Gaspare Sturzo chiesta dai legali della Romeo Gestioni. L’imprenditore napoletano, arrestato il primo marzo scorso per corruzione nell’ambito dell’indagine sugli appalti in Consip, la centrale d’acquisto della pubblica amministrazione, dovrà quindi restare detenuto nel carcere di Regina Coeli. I giudici della Libertà hanno sciolto la riserva dopo l’udienza svolta mercoledì confermando che l’imprenditore deve restare nel carcere di Regina Coeli. I difensori annunciano, però, che impugneranno la decisione presso la Cassazione appena il Riesame depositerà le motivazioni della decisione. La Procura sembra quindi incassare due vittorie importanti che vanno a confermare la solidità dell’impianto accusatorio nei confronti del numero uno della Romeo Gestioni.

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Il pizzino di Alfredo Romeo con i 30mila euro a T. (da La Verità, 2 marzo 2017)

Romeo è accusato di corruzione per aver versato a più riprese 100 mila euro a Marco Gasparri, dirigente della Consip, per utilizzarne le funzioni anche alla luce del mega-appalto europeo FM4 da 2,7 miliardi di euro, ancora in corso. Ad inguaiare l’imprenditore intercettazioni ambientali, telefoniche, sequestri e perquisizioni, come quelle compiute nei confronti dell’ex parlamentare di An e del Pdl Italo Bocchino, consulente di Romeo, e di Carlo Russo, imprenditore farmaceutico di Scandicci, amico di Tiziano Renzi, padre dell’ex premier, tutti indagati per traffico di influenze. Nell’istanza al Riesame gli avvocati di Romeo puntavano sulla inutilizzabilità delle prove, inattendibilità della confessione di Gasparri e competenza territoriale. Le prove inutilizzabili, in particolare, sono quelle delle intercettazioni tra Romeo e Gasparri dove “non si parla mai di soldi” e per le modalità di acquisizione di “pizzini” che “una consulenza grafologica esclude siano stati scritti da Romeo”. Una posizione diametralmente opposta a quella dell’accusa secondo cui, invece, “i pizzini”, e in particolare quello con su scritto T (per chi indaga Tiziano Renzi), erano stati vergati da Romeo nel corso di alcuni incontri nei suoi uffici romani.