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Se la Grecia confisca i beni della Germania

Il ministro della Giustizia Nikos Paraskevopoulos ha detto che è pronto a controfirmare una vecchia sentenza di un tribunale greco che consentirà la confisca di beni tedeschi in Grecia allo scopo di compensare i parenti delle vittime dei crimini nazisti nel paese durante la seconda guerra mondiale. La Corte Suprema greca ha deliberato nel 2000 in favore dei parenti delle vittime della strage di Distomo, quando i nazisti per ritorsione nei confronti di un attacco partigiano entrarono nelle case del piccolo villaggio e uccisero 218 civili, massacrando, secondo le testimonianze dell’epoca, «donne e persino bambini in culla, e decapitando il prete del paese». Il ministro Paraskevopoulos ha detto ad Antenna TV di essere pronto a firmare l’atto, che senza il suo autografo non consente l’esproprio: «Credo che questa autorizzazione debba essere data e sono pronto a darla contro tutti gli ostacoli». La condanna a versare gli indennizzi è stata pronunciata da tribunale greco a carico di Berlino nel 1997. Tre anni dopo venne emessa l’autorizzazione alla confisca.
 

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Il massacro di Distomo (foto da: Wikipedia)

I 162 MILIARDI CHE BERLINO DEVE AD ATENE
Il ministro ha anche detto nel corso di un dibattito al Parlamento sul tema che la sua decisione sarebbe dipesa dall’evolversi delle trattative tra Grecia e Germania sulle compensazione per i danni di guerra. E questo non ha fatto altro che confermare qualcosa che era già abbastanza palese: questa contestazione è in realtà mirata alle trattative che in parallelo si svolgono sui nuovi aiuti europei alla Grecia, e in cui la Germania guida il fronte degli intransigenti. Su questo aspetto il ministro delle Finanze tedesco Wolfgang Schaeuble è stato netto: sollevare questo genere di lamentele «sul passato non sarà di alcun aiuto sul lavoro che dobbiamo portare avanti con il governo greco». Atene è tornata alla carica sui danni di guerra ben prima che al governo arrivasse Syriza, il movimento guidato da Alexis Tsipras che ha vinto le elezioni lo scorso 25 gennaio. Un gruppo di lavoro creato dal precedente governo già nel 2013 aveva stimato il totale dei danni da risarcire in 162 miliardi di euro, tenendo conto delle rivalutazioni. Su questo, se possibile, le posizioni di Atene e Berlino sono ancora più lontane che sugli aiuti. La Germania ha già più volte replicato che la questione era stata regolata e chiusa con il pagamento di 115 milioni di marchi nel 1960, nell’ambito di un accordo con diversi Paesi Ue. Nel corso dello stesso dibattito anche il primo ministro Alexis Tsipras ha espresso l’intenzione del suo governo di chiedere riparazioni di guerra della Germania. Tsipras ha detto ai parlamentari che la questione delle riparazioni di guerra era “molto tecnica e sensibile”, ma  che ha il dovere di proseguire. Ha anche collegato indirettamente la questione al colloquio tra la Grecia e i suoi creditori internazionali sul programma di prestito del paese. «Il governo greco si impegnerà a onorare i suoi patti», ha detto. E poi: «La Germania è stata aiutata nonostante i crimini del Terzo Reich dopo la seconda guerra mondiale, ma dopo la riunificazione i governi tedeschi hanno solo risposto con il silenzio, i trucchi legali e i ritardi per evitare di risolvere le questioni. Non diamo lezioni di moralità a nessuno, ma nemmeno possiamo accettarle da nessuno».
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Dove si trova Distomo (Fonte foto: BBC)

 
 
LA RISPOSTA DELLA GERMANIA
Oggi il portavoce della cancelliera Angela Merkel, Steffen Seibert ha riconosciuto che la Germania è consapevole della sua responsabilità storica per le sofferenze che il regime nazista ha inflitto a vari paesi europei. Ma se si va sul concreto e si parla di soldi la questione dei danni di guerra «è definitivamente chiusa», ha aggiunto Seibert. E «faremmo meglio a concentrarci sui temi attuali e sul futuro, che speriamo sia positivo». Il tutto proprio nel giorno in cui sono ripartite le trattative tecniche tra la Grecia e i rappresentanti dell’Unione europea e del Fondo monetario internazionale (la ex Troika con l’aggiunta della stessa Grecia e dell’ESM) su come rendere operativi gli impegni presi da Atene in cambio di una proroga degli aiuti. Intanto i rappresentanti di Fondo monetario internazionale, Banca centrale europea e Unione europea saranno domani ad Atene per la ripresa dei negoziati tecnici con il governo greco. Così fu cancellato all’epoca il debito della Germania:

Il 27 febbraio 1953 fu siglato a Londra un accordo che cancellava la metà del debito della Germania (all’epoca la Germania Ovest). 15 miliardi su un totale di 30 miliardi di Deutschmarks.
Fra i paesi che accordarono la cancellazione c’erano gli Stati Uniti, l’Inghilterra e la Francia, assieme a Grecia, Spagna e Pakistan (paesi che sono oggi fra i più importanti debitori). L’accordo copriva anche il debito di privati e società. Dopo il 1953, altri paesi firmarono l’accordo per cancellare il debito tedesco: l’Egitto, l’Argentina, il Congo Belga (oggi Repubblica Democratica del Congo), la Cambogia, il Cameroun, la Nuova Guinea, la Federazione di Rodesia e il Nyasaland (oggi Malawi, Zambia e Zimbabwe). (1)
Il debito Tedesco risaliva a due periodi storici: gli anni precedenti la prima guerra mondiale e quelli immediatamente successivi alla seconda. Circa la metà derivava da prestiti che la Germania aveva contratto durante gli anni ’20 e i primi anni ’30 (prima dell’ascesa dei nazisti al potere), e che furono usati per pagare i danni di guerra imposti nel 1919 dal trattato di Versailles. Si trattava del lascito delle colossali riparazioni dei danni di guerra imposte al paese dopo la sconfitta nella prima guerra mondiale.
L’altra metà del debito era legata alle spese di ricostruzione dopo il secondo conflitto mondiale.
Nel 1952, il debito della Germania detenuto da paesi esteri ammontava al 25% circa del reddito nazionale. Si tratta di un debito relativamente contenuto rispetto alle cifre di oggi: Spagna, Grecia, Irlanda e Portogallo hanno tutte un debito verso creditori esteri superiore all’80% del PIL. La Germania Ovest doveva affrontare enormi spese per la ricostruzione, ma le riserve di valuta estera erano scarse. La delegazione tedesca alla conferenza sostenne con successo la tesi che i rimborsi del debito sarebbero cresciuti vertiginosamente nell’immediato futuro, e che ciò avrebbe gravemente ostacolato la ricostruzione. In seguito all’annullamento del debito, la Germania Ovest visse un ‘miracolo economico’ trainato da una vasta opera di ricostruzione, e forti incrementi del reddito e delle esportazioni. Questa stabilità contribuì alla pace e alla prosperità in Europa.

Nel frattempo anche il metropolita greco Ambrosios di Kalavrita (nel Peloponneso) ha scatenato nuove polemiche lanciando sul proprio sito web un duro attacco contro la Cancelliera tedesca Angela Merkel e il ministro delle finanze Wolfgang Schaeuble per la loro dura presa di posizione nei confronti di Atene nei negoziati a Bruxelles. Secondo quanto riferisce il sito GreekReporter, l’alto prelato (che da acerrimo nemico del premier Alexis Tsipras è divenuto di recente un suo convinto sostenitore), ha definito il ministro delle Finanze tedesco «un uomo con un complesso di inferiorità che odia tutti coloro che non hanno bisogno di una sedia a rotelle». Al contempo, ha bollato la cancelliera come “spietata”, “triste” e “senza sorriso”. Il comportamento di Merkel, a giudizio del metropolita, è in parte giustificato perché la cancelliera è cresciuta sotto il duro regime comunista della Ddr. Nel suo intervento, Ambrosios ha poi menzionato i 1.300 uomini greci giustiziati sommariamente nel 1943 dalle forze d’occupazione tedesche a Kalavryta e il saccheggio di case e chiese compiuto dai nazisti. E ha concluso invocando riparazioni di guerra tedesche allo Stato ellenico.