Attualità

Scuola, scrutini e scioperi: cosa dice la legge

Arriva il blocco degli scrutini. Venerdì l’Unicobas e ieri i Cobas hanno annunciato due giorni di sciopero. Il portavoce Cobas, Piero Bernocchi, spiega: «Avremmo preferito una convocazione unitaria, ma dobbiamo dare con urgenza un segnale che tranquillizzi i docenti e che dimostri la legittimità della forma di lotta». Due giornate di stop, a partire dal giorno seguente la fine delle lezioni, diversa per regione. Gli Unicobas, venerdì, avevano proposto due date tra l’8 e il 18 giugno, periodo in cui ci sarà la discussione finale sulla “Buona scuola” alla Camera. La base Cobas si dice pronta a proseguire la lotta oltre i due giorni indetti rischiando, così, denunce e precettazioni. Per domenica 7, sempre il sindacato di base, ha previsto una nuova manifestazione.

blocco scrutini riforma scuola
Riforma della scuola, gli articoli approvati (Corriere della Sera, 17 maggio 2015)

SCUOLA, SCRUTINI E SCIOPERI: COSA DICE LA LEGGE

La legge dice che la valutazione, periodica e di fine anno, degli apprendimenti (scrutini) viene fatta dal consiglio di classe presieduto dal dirigente scolastico (o da un suo delegato). Il Consiglio di classe riunito per lo scrutinio, che sia intermedio o finale, esige la presenza di tutti i professori per la validità delle deliberazioni da assumere. E’ questa la prassi che regola uno dei momenti cruciali dell’anno scolastico. Nel caso un docente sia assente (per malattia, congedo maternità ecc…) deve essere sostituito da un altro docente della stessa materia in servizio presso la stessa scuola. Se nella scuola non c’è un docente della stessa materia o comunque avente titolo a insegnarla si deve necessariamente ricorrere a una nomina per scorrimento delle graduatorie dei supplenti. Il capo di istituto non può però sostituire in nessun caso chi sciopera: lo scrutinio in questo caso è sospeso e rinviato in quanto non sarebbe rispettato il principio del cosiddetto “Collegio perfetto”, cioè la necessità del quorum integrale. E il preside non può neppure spostare lo scrutinio a sciopero già proclamato (qualunque modifica della data tenderebbe a limitare il diritto di sciopero, un comportamento antisindacale e quindi sanzionabile in base allo Statuto dei lavoratori). Un allegato al contratto della scuola (attuazione legge 146/90 – regolamentazione sciopero nei servizi pubblici) chiarisce cosa accade in caso di sciopero in concomitanza con gli scrutini. “Gli scioperi proclamati e concomitanti con le giornate nelle quali e’ prevista l’effettuazione degli scrutini finali non devono differirne la conclusione nei soli casi in cui il compimento dell’attività valutativa sia propedeutico allo svolgimento degli esami conclusivi dei cicli di istruzione”, come, ad esempio, gli esami di terza media o la Maturità. Negli altri casi gli scioperi “non devono comunque comportare un differimento delle operazioni di scrutinio superiore a 5 giorni rispetto alla scadenza programmata della conclusione”. Il termine “blocco” dunque in realtà non è corretto visto che la possibilità di intervenire contro gli scrutini riguarda una loro procrastinazione.

Riforma della scuola, le infografiche


IL RISCHIO DI SCIOPERO DEONTOLOGICO

Il blocco degli scrutini, ad ogni modo, non piace alla Cisl: “Siamo contrari a una scelta del genere che si mette contro le famiglie e gli studenti” spiega il segretario confederale Maurizio Bernava. L’idea semmai è quella di scioperi brevi (non più un’intera giornata: è costata 42 mln di euro e un bis è meglio evitarlo) che potrebbero pure coinvolgere le valutazioni di fine anno, ma nel rispetto della legge. “Non c’è un calendario nazionale degli scrutini, i giorni in cui si fanno – fa notare il leader della Uil, Massimo Di Menna – variano da scuola a scuola e la legge non vieta certo di scioperare a giugno. Il problema è un altro: mentre si sta completando l’anno scolastico, ci sono le ultime interrogazioni e compiti in classe, nelle scuole si fanno assemblee, ci sono professori indignati. Insomma c’è un clima che si potrebbe evitare e la responsabilità – conclude il sindacalista – non è certo nostra”. Ma, racconta oggi Fabrizio Caccia sul Corriere della Sera, c’è chi paventa il rischio di “sciopero deontologico o deontologia applicata”: succede quando un consiglio di classe decida di mobilitarsi, senza voler patire le trattenute in busta paga degli scioperi legittimi o le multe esose di quelli non proclamati: la tecnica è quella di affrontare le valutazioni degli studenti «con molta calma». Così, con le aule-pollaio di oggi, con 28-30 alunni da esaminare, ognuno dei 10 prof del consiglio di classe comincerà a parlare «ad libitum»», per ore, del singolo candidato, col risultato che lo scrutinio dell’intera classe terminerà dopo settimane.