Fact checking

Tutte le volte che Salvini non ha risposto ad una domanda a Porta a Porta

Ieri era il giorno del grande show, lo scontro tra Matteo Salvini e Matteo Renzi a Porta a Porta. Salvini ci teneva così tanto che per andarci ha saltato la seduta di ieri pomeriggio al Senato (come Renzi, del resto). Uno spettacolo? No, una noia. Tempi cronometrati come durante una partita di scacchi e lunghi monologhi da ambo le parti. Le stesse cose che succedono nei talk show dove i politici abitualmente si sottraggono alle domande dei giornalisti. E il segretario della Lega è un maestro nel farlo.

Salvini e Renzi «genio incompreso che gli italiani non capiscono»

Il disco rotto di Salvini lo abbiamo sentito suonare parecchio in questi ultimi mesi. E ieri non ha fatto eccezione: ha parlato di tasse inesistenti come quella sulle merendine o sulle badanti continuando a ripetere che Renzi «è un genio incompreso, ha fatto tutto e gli italiani non lo capiscono». E nemmeno i cartelli sono una novità. Salvini li aveva già usati a Di Martedì e a Carta Bianca ma ieri ha voluto strafare. Ha tirato fuori il cartelli con i numeri degli sbarchi, quello sui pensionati con Quota 100 e pure quello sull’emergenza rifiuti nelle regioni governate dal M5S e dal PD. Il senatore della Lega spiega che con lui al governo si sono ridotti i morti «più che dimezzati» nel Mediterraneo (ma non è vero) e che non bisogna sottovalutare il problema dell’immigrazione clandestina. Ma dimentica di dire che grazie al Decreto Sicurezza in Italia oggi ci sono 24 mila irregolari in più. Non persone arrivate sui barchini, persone che erano già nel nostro Paese a cui è stata tolta la protezione umanitaria.

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Salvini, che è quello che racconta di aver “lasciato volontariamente” il Ministero, ha passato buona parte della serata a dire quello che gli piacerebbe fare una volta che sarà al governo. Ma nessuno guai a fargli notare che al governo lui c’è stato per 14 mesi perché altrimenti parte la lagna del quelli lì non mi facevano fare niente. Quando gli ricordano che è in politica dal 1993 risponde che è perché c’è qualcuno che lo vota. Quando gli si chiede conto di quello che è riuscito ad ottenere in questi 27 anni di politica curiosamente parla di Quota 100, un provvedimenti che non crea lavoro, e della chiusura dei porti per le ONG. Se anche a voi sembra un po’ pochino è vero. Ma attenzione: il vero successo è quello di aver portato la Lega al 30%. Qualcuno potrebbe obiettare che in fondo che la Lega sia al trenta al quaranta o al dieci per cento agli italiani cambia poco, visto che quando va al governo con il 17% non mantiene le promesse.

Le domande a cui Salvini proprio non riesce a rispondere

Ogni volta che Salvini ha preso la parola ieri sera è riuscito ad infilare in tutti i suoi discorsi la battaglia contro la Legge Fornero a favore di Quota 100. Stiamo parlando di un provvedimenti al quale hanno aderito molti meno italiani di quelli che sperava Salvini e che nella NADEF il Ministero dell’Economia spiega che non solo non ha creato posti di lavoro ma non è nemmeno riuscita a rilanciare i consumi. Salvini la difende perché è l’unica promessa che è riuscito a mantenere. Ed è significativo che quando va in televisione senza cartelli parla dei milioni e milioni di italiani che ne avrebbero beneficiato mentre ieri sera da Vespa ha mostrato un cartello dove si leggeva che le domande totali (non quelle accolte) sono state poco più di 190 mila. Quota 100 è per pochi, non serve a creare nuova occupazione e costa 20 miliardi in tre anni, ma questo Salvini non lo dice.

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I numeri, dicevamo: Salvini non risponde sui famosi 49 milioni di euro della Lega. Quando Renzi gli chiede se ha utilizzato «i 49 milioni sottratti dalla Lega li ha utilizzati per finanziare le sue campagne su Facebook e la sua macchina di odio sui social» Salvini utilizza la stessa risposta data a Di Martedì a chi gli chiedeva dell’affaire Savoini: «ma secondo te, se ci avessi tutti quei milioni, starei qui a discutere con te del Papeete?». Insomma quei soldi non ci sono mai stati altrimenti Salvini sarebbe a fare la bella vita. È lo stesso ragionamento che si faceva all’epoca della discesa in campo di Berlusconi, quando in molti dicevano “è già ricco, di certo non farà politica per arricchirsi”. «Io faccio politica per passione, non per arricchirmi, altrimenti farei conferenze a pagamento in giro per il mondo», ribatte Salvini. Ma nemmeno sui viaggi in Russia assieme a Gianluca Savoini, una persona indagata per corruzione,  l’ex ministro dell’Interno riesce a dare una risposta che vada oltre quella che ripete a memoria da mesi: «Ogni volta che sono andato in Russia l’ho fatto per difendere l’interesse degli italiani, le sanzioni contro la Russia hanno danneggiato il nostro sistema Paese, ritengo che sia più utile avvicinarla all’Europa piuttosto che portare la Turchia in UE».

Foto copertina: Credits to Gabriele Achilli via Twitter.com

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