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Il film dell'anno è The Interview

Kim Jong Un ha vinto, la Sony Pictures ha ritirato dai cinema The Interview. Col passare dei giorni però il film, salutato da quasi tutti all’inizio della campagna degli hacker “Guardians of Peace” come un coraggioso esempio delle virtù americane come il coraggio di opporsi alle dittature e l’amore per la libertà di parola si rivela piano piano per quello che è: una commedia non troppo ben riuscita. Insomma, grazie a tutta la vicenda un film che abbastanza trascurabile è diventato IL film dell’anno. Che però probabilmente nessuno potrà vedere.

 
LA MORTE DI KIM JONG UN
Nel frattempo è apparsa su YouTube una delle scene incriminate, quella dell’uccisione del cattivone finale. Il filmato mostra l’esplosione (in slow motion) del dittatore nordcoreano. Non proprio un esempio di comicità e arguzia, piuttosto un “classico” dei film d’azione di serie B (oppure The Expendables). Anche la cover della canzone di Katy Perry non rende più divertente il tutto. Forse in fase di montaggio hanno tolto la sonorizzazione dell’esplosione con il suono di una scoreggia perché avrebbe fatto davvero troppo ridere.
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Insomma da quel poco che si è visto e si sa di The Interview siamo ben distanti da un film di satira sulle storture e gli orrori della dittatura di Kim Jong Un. Uno dei pochi critici cinematografici che ha potuto assistere alla proiezione del film ha lasciato un giudizio davvero poco lusinghiero sull’ultima fatica che Seth Rogen aveva scritto (prima che la Sony ne annunciasse il ritiro dalle sale) che il film alla fine non vuole far altro che utilizzare tutte le armi a disposizione di attori, regista e sceneggiatori per poter suscitare una risata, ed in fondo cosa ci dovrebbe aspettare di diverso da un film di Natale. La domanda però è: anche al costo di far arrabbiare un dittatore come il leader della Repubblica Popolare Democratica di Corea?
 
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CE N’ERA DAVVERO IL BISOGNO?
Se lo chiede Adrian Hong su The Atlantic e la risposta è negativa. Non c’era alcun bisogno di fare un film del genere e tentare di appiccicarci sopra l’etichetta del film che vuole fare satira e che prende coraggiosamente la parola per denunciare i crimini perpetrati in Corea del Nord. Perché il film non fa niente di tutto questo e per l’economia della sceneggiatura avrebbe potuto essere ambientato in un paese fittizio senza perdere nulla dal punto di vista dello spettacolo. Il problema è che la Corea del Nord, pur essendo una dittatura capace di parecchi orrori, si presta molto bene al gioco degli autori del film. Il personaggio di Kim Jong Un (come già suo padre Kim Jong Il) e le sue abitudini bizzare sono da anni dei memi dell’Interwebs. Se le image macro di Kim Jong Un, come quella sopra fanno ridere un intero film basato sui memi su Kim Jong Un deve fare sicuramente riderone. La Corea del Nord fa paura, ma non tanto quanto l’ISIS, Al Qaeda o al limite l’Iran. Un fattore rilevante è il fatto che i nordcoreani difficilmente avrebbero potuto vedere il film e ancor più difficilmente uscire dal paese e uccidere qualche occidentale per vendetta. La Corea del Nord è un nemico dell’Occidente libero ma non rappresenta una minaccia concreta e reale per noi come lo sono i terroristi dell’ISIS (che pure sono suscettibili). Dal momento che la dittatura nordcoreana è una minaccia più per i suoi cittadini che per noi abitanti del mondo libero è più facile riderne su. L’unica conseguenza sarebbe non poter andare nelle sale a vedere The Interview – OH WAIT.
 
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LA REAZIONE DELL’INTERNETS
Come prevedibile la vittoria di Kim Jong Un viene celebrata in ogni angolo dell’Interwebs. I più contenti naturalmente sono i redditor del subreddit dedicato alla Corea del Nord