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La sceneggiata del Nazareno prosegue

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Nella giornata in cui i vertici erano sotto processo da parte della minoranza interna, Forza Italia annuncia la rottura del Patto del Nazareno dandone la colpa a Matteo Renzi, con una decisione che permette, mediaticamente, a Silvio Berlusconi di cambiare tutto al di fuori affinché nulla cambi dentro il partito. La sceneggiata del Patto del Nazareno prosegue quindi allegramente, e così il simulacro dell’accordo che era considerato dalle due minoranze (quella dentro Forza Italia e quella dentro il PD) l’origine di ogni male viene utilizzato per l’ennesima volta allo scopo di coprire le beghe interne e la scarsa (se non nulla) agibilità politica dei due contendenti.
 
LA SCENEGGIATA DEL NAZARENO PROSEGUE
Al termine di una riunione dell’ufficio di presidenza in versione ristretta — ammessi solo una trentina di componenti, gli aventi diritto al voto — e nel mezzo di una guerra interna violentissima, Forza Italia diffonde un comunicato secco: dopo la decisione «unilaterale» di Renzi sull’elezione del capo dello Stato, che ha violato il senso delle intese siglate un anno fa, il partito si sente libero di «valutare quanto proposto di volta in volta, senza alcun vincolo politico derivante dal patto». Che vuol dire tutto ciò? Un bel niente. Spiega il Corriere della Sera:

Parole in apparenza chiare,come quelle di Giovanni Toti che parla appunto di una «rottura» degli accordi stretti tra Renzi e Berlusconi. Parole che però vanno lette in un quadro politico che definire impazzito è poco, e che a fine giornata fra gli azzurri ognuno interpreta un po’ come vuole.
Sì perché la decisione dell’ufficio di Presidenza è giunta nel clima infuocato di una mattinata in cui è successo un po’ di tutto: mentre infatti i 30 si riunivano a palazzo Grazioli, Raffaele Fitto teneva una contestuale conferenza stampa per annunciare che lui (non invitato alla riunione) e il suo gruppo non riconoscono «la valenza politica, giuridica e statutaria» dell’organismo, che continuano a chiedere«l’azzeramento totale» dei vertici azzurri e che se non arriveranno risposte la battaglia si sposterà dai palazzi romani al territorio.
Finita qui? No, perché mentre Fitto parlava, Brunetta (e dopo di lui Bernini e Carfagna) offrivano a Berlusconi le loro dimissioni dai rispettivi incarichi, lui le respingeva e sconvocava la riunione dei gruppi parlamentari prevista per il pomeriggio. In questo caos, la verità è che, con Verdini praticamente muto, nessuno ha davvero sentito pronunciare al leader le parole «il patto è finito».

Quel che si prevede è quindi una battaglia di bandiera su qualche punto che Forza Italia dipingerà come dirimente, allo scopo di dare un contentino interno e soprattutto esterno mentre si studia un modo per tagliare le gambe a Fitto e ai suoi e cercare di riprendere le redini di un partito che sembra un budino impazzito. Una sceneggiata, appunto. E che serve anche al cerchio magico di Berlusconi di regolare i conti con Denis Verdini, all’interno di un frame in cui si gareggia a chi è più berlusconiano di Berlusconi. Una sceneggiata di cattivo gusto.

Non è un caso se girano due ricostruzioni dell’incontro di due giorni fa dell’ex premier con Verdini: secondo la prima, la lite consumata è stata profonda,con parole grosse («Mi hai fatto attaccare da quelle!» «Ma erano offese, le hai definite puttanelle!» «È falso, e losanno!»), la seconda versione accredita sì un confronto duro («Silvio, io ho trattato per te e tu sapevi tutto», «No, io ero presente solo in alcuni passaggi, tu mi hai garantito delle cose e poi alla fine vieni a dirmi che sei “basito” da Renzi!»), ma tra i due non si è arrivati alla rottura.

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Le maggioranze di Renzi (Corriere della Sera, 5 febbraio 2015)

UNO STRAPPO POLITICO O UN ACCORDO FINTO?
E Carmelo Lopapa su Repubblica inquadra infatti correttamente la rottura all’interno dello scontro con Fitto:

L’eurodeputato pugliese è furente. Pronto ormai a rispondere colpo su colpo. «Non c’è stato alcun abbraccio e ormai sarà guerra totale, giorno dopo giorno», spiega ai suoi. Vero è invece che in quella sera a cena gli ha offerto una carica di coordinatore non prevista nello statuto. Lui e la sua corrente sono già pronti. Da fine febbraio parte in giro per l’Italia. Comizi e interviste tv locali, campagna a tappeto quasi fosse il leader di un altro partito. Ma, dettaglio, sotto il simbolo di Forza Italia. È quel che più fa impazzire Berlusconi. Il timore diffuso, al quartier generale, è che nel giro di qualche settimana si possa chiudere l’asse tra i due big, Verdini(coi suoi Abrignani, D’Alessandro, Fontana e altri) e Fitto (con Saverio Romano, Capezzone, Sisto e tanti altri). Magari per sovvertire gli equilibri dentro i gruppi parlamentari.

Per adesso Fitto alza il tiro:

«Sono stati commessi errori clamorosi sulle riforme e sul Colle. Resto nel partito e porto avanti la battaglia, vanno azzerati tutti i vertici, basta con i nominati dall’alto», attacca davanti ai giornalisti. E rincara: «Non possiamo più partecipare a organismi di partito come l’ufficio di presidenza che per quanto ci riguarda non hanno alcuna valenza né legittimazione statutaria e politica». Quanto al patto del Nazareno stracciato non è disposto a scommettere: «Finché non vedo non credo, vorrei vedere concretamente che le parole si trasformassero in fatti». Parte in tour ma si terrà lontano dalle aree delle regionali, «perché anche di quell’altra disfatta dovrà farsi carico Berlusconi» dice in privato ai colleghi.

In attesa che il centrodestra italiano ritrovi pace e credibilità.