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I sassolini nelle scarpe di Pizzarotti

federico pizzarotti sassolini

Federico Pizzarotti chiede il reintegro nel MoVimento 5 Stelle. Il sindaco di Parma, dopo aver ricevuto la notizia dell’archiviazione dell’indagine a suo carico per abuso d’ufficio in relazione alla vicenda del Teatro Regio in una conferenza stampa convocata in tutta fretta Pizzarotti chiede il reintegro in grande stile: «La sospensione da parte del M5S è stata un boomerang, ora voglio il reintegro nel Movimento ma non con la mail dell’anonimo staff di Grillo: il direttorio deve venire a Parma, una mail non è sufficiente. Il direttorio venga qui e dimostri di voler realmente invertire la rotta, non accetto un reintegro via posta elettronica»

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Pizzarotti, lo status dei sassolini

 

I sassolini nelle scarpe di Pizzarotti

E ancora: «Le scuse non mi interessano, mi interessa un’apertura reale. A me interessa si cambi rotta, perché ho a cuore il futuro del Movimento che rischia invece di essere divorato da lotte intestine e correnti». Anche perché, continua Pizzarotti, «Questa indagine, per i vertici nazionali del Movimento, era stata la scusa per il provvedimento di sospensione che noi continuiamo a definire illegittima». Ma la notizia dell’archiviazione non sembra però aver scosso molto i grillini. Nelle motivazioni della sospensione, viene ricordato dai 5 Stelle, non c’era il merito delle indagini ma il modo in cui Pizzarotti aveva gestito la comunicazione al Movimento. Aver tenuto nascosto l’avviso di garanzia, insomma, è l’accusa che rimane nei suoi confronti. Da 110 giorni Grillo non fornisce una risposta. E lui oggi anche su Facebook comincia a fare i nomi di chi ritiene si sia comportato scorrettamente.

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Con chi ce l’ha Pizzarotti?

Come ad esempio Virginia Raggi, che durante la campagna elettorale in una dichiarazione pubblica aveva detto che Pizzarotti aveva sbagliato perché gli avvisi di garanzia “vanno fatti conoscere ai cittadini”, ma aveva poi dimenticato di informare chiunque tranne i vertici del suo partito dell’indagine nei confronti di Paola Muraro. «Ricordo – ha detto, riferendosi al provvedimento di che lo riguarda – che stanno applicando una sospensione che non esiste e si sono inventati di sana pianta. Mi aspetto che vengano messi al centro le azioni e gli obiettivi e non i mezzi e le persone». Ha poi escluso di voler puntare a fare il leader del Movimento. «Io mi sono sempre messo a disposizione degli altri – ha risposto a chi glielo chiedeva – prima però devo decidere se ricandidarmi o meno alla guida di Parma, perché la mia città ha priorità su tutto».

Innocenti evasioni

È evidente a tutti che Pizzarotti chiede tanto (o troppo) perché sa bene che otterrà poco o nulla. La parola finale sulla sua espulsione non è ancora arrivata perché i vertici del M5S temono che finisca con lui come a Roma e a Napoli, dove i tribunali hanno dato torto alle sanzioni comminate nei confronti dei ribelli a causa di una serie di vizi di forma e di sostanza presenti nel regolamento che le ha attuate. Per questo la sua posizione è stata congelata fino ad ora, e per questo non tanto l’archiviazione ma solo la decisione di muoversi comunque perché si è trovata la necessaria copertura legale o per il cambio delle regole (che dovrebbe essere sancito durante l’Italia5Stelle di Palermo) potrebbe cambiare la sua posizione. Ma quello che preoccupa Pizzarotti, e oggi in effetti durante la conferenza stampa qualcosa sul tema gli è sfuggito, è la questione della sua eventuale ricandidatura. Il sindaco sa che potrebbe ricandidarsi grazie alla buona popolarità in città anche senza il simbolo dei 5 Stelle. E c’è di più: se vincesse dimostrerebbe anche che la sua buona amministrazione è stata premiata e che il M5S può fare a meno di grilli, casaleggi e direttori. L’alternativa è restare in attesa di verdetto fino a quando farà comodo ai suoi avversari. I quali sperano in effetti che lui strappi ed esca da solo, per togliersi dall’imbarazzo di non sapere come cacciarlo. Per questo Pizzarotti è a un bivio: tra un anno a Parma si vota e i grillini potrebbero togliere la certificazione al sindaco uscente in quel frangente. Andandosene via da solo rischia invece di fargli un favore.