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Cosa sappiamo (e cosa non sappiamo) sulla morte di Sana Cheema

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Sana Cheema come Hina Saleem. Così riassumono la vicenda di Sana, la ragazza di Brescia morta in Pakistan in circostanze non del tutto chiare, gli amici bresciani della venticinquenne titolare di un’agenzia di pratiche auto. Sana aveva da qualche mese ottenuto la cittadinanza italiana e a novembre era tornata in Pakistan nel distretto di Gujrat (nel Punjab) a trovare la famiglia. Qualche giorno fa i parenti di Sana hannoo postato su Facebook il video di un funerale, celebrato secondo il rito islamico. Sana era morta, non si sa quando e non si sa con certezza nemmeno il perché.

Le due versioni sulla morte di Sana Cheema

Secondo gli amici rimasti a Brescia Sana è stata uccisa, proprio come Hina (anche lei residente nella provincia di Brescia) perché avrebbe rifiutato un matrimonio combinato. Alcuni amici di Sana che vivono in Italia parlano di una relazione con un coetaneo – pachistano e con cittadinanza italiana – che Sana frequentava da qualche tempo e con il quale aveva in progetto di trasferirsi in Germania. La famiglia però non avrebbe accettato la cosa e quindi il padre e il fratello la avrebbero uccisa. Si dice infatti che Sana dovesse sposarsi in Pakistan con un uomo scelto dal padre, il suo rifiuto e la sua volontà di “vivere all’occidentale” avrebbero così scatenato la furia dei due parenti maschi. Una tragica morte descritta da Laura Boldrini come l’espressione di una cultura oscurantista e retrograda.

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Questa però è solo una versione, la prima che ha iniziato a circolare nel nostro Paese molto prima che i giornali locali avessero iniziato a raccontare la vicenda. Alcune persone vicine alla famiglia invece parlano di una morte accidentale, dovuta ad un malore (o ad un infarto, non è chiaro). Secondo questa seconda versione quindi Sana non sarebbe una vittima di un femminicidio ma di un incidente. Per questo motivo, spiegano, il padre e il fratello, che sono stati interrogati in Pakistan riguardo alla morte si Sana non sarebbero stati arrestati (a differenza di quanto inizialmente riportato dai media italiani) e sono pertanto liberi. Gli amici di Brescia – molti dei quali fanno parte della comunità pachistana – non credono a questa ricostruzione e denunciano che Sana sarebbe stata sepolta senza che prima venisse eseguita un’autopsia.

I pochi indizi sulla morte di Sana Cheema

L’attivista e regista pachistano Wajahat Abbas Kazmi ha provato a fare chiarezza sulle molte notizie circolanti riguardo la morte di Sana. Le due versioni sono così contrastanti che solo una delle due può essere vera. In un articolo – pubblicato sia in italiano che in inglese sul blog Sono l’unica mia – l’attivista pachistano (che vive in Italia, a Bergamo e che ha vissuto a lungo a Brescia) fa sapere che Sana era in Italia fino ad almeno a febbraio. Anche se alcune testimonianze dicevano che la ragazza era partita per il Pakistan a novembre alcune fonti dirette hanno confermato che Sana ha lavorato nella sua agenzia fino a fine febbraio. Wajahat Abbas Kazmi ha detto a NeXt Quotidiano che «sarebbe facile verificare se Sana è stata trattenuta in Pakistan contro la sua volontà. Basterebbe verificare se ha acquistato un biglietto di andata e ritorno e vedere se la data del ritorno è antecedente o successiva alla sua morte». Se la data del volto di ritorno in Italia fosse successiva a quella della morte – continua Kazmi – «allora ci sarebbe un elemento ulteriore a corroborare la versione della famiglia». Viceversa invece si potrebbe parlare con più cognizione di causa di un caso simile a quello di Hina.

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Resta però da chiarire una questione fondamentale ovvero la data del decesso. Wajahat Abbas Kazmi è riuscito – grazie ad una delle amicizie di Sana in Italia – a vedere il profilo Facebook della ragazza. L’ultima foto, un selfie, «è stata postata su Facebook il 3 marzo». Quali altri elementi ci sono per giudicare il caso della morte di Sana? I giornali locali ne hanno parlato? Kazmi spiega che i media pakistani non si sono occupati della vicenda «ho contattato un giornalista che ha ricevuto una notizia simile all’incirca una quindicina di giorni fa» non si sa però se quella ragazza morta fosse davvero Sana. La notizia insomma in Pakistan non è uscita e se è stata riferita lo è stato fatto in maniera confusa.

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Anche l’ambasciatore pakistano in Italia ha smentito la tesi dell’omicidio

La famiglia della ragazza ha fatto circolare, lo si è visto in alcuni servizi televisivi anche al TG1, la foto di un presunto certificato di morte. Secondo Kazmi però questa prova non è sufficiente perché è anche possibile che nel villaggio (non un piccolo villaggio ma nemmeno una grande città) l’ospedale abbia in qualche modo “assecondato” le richieste della famiglia. Su questo però non ci sono certezze e dal momento che non sono state sporte denunce la polizia non ha indagato sulla vicenda. L’unico modo per fare chiarezza – spiega Kazmi – «è quello di fare pressioni a livello diplomatico». L’ambasciata italiana a Islamabad deve quindi «mettersi in contatto con le autorità pakistane per chiedere che venga eseguita un’autopsia sulla salma». Il referto dell’ospedale è, secondo Kazmi, insufficiente per fare davvero piena luce sulla morte di Sana. In tutto questo un ruolo fondamentale lo gioca la comunità pakistana di Brescia, la stessa che dieci anni fa è stata travolta dal caso di Hina Saleem. È comprensibile che al momento la comunità non voglia puntare il dito contro i familiari della ragazza, ma al tempo stesso la comunità deve chiedere – secondo Kazmi – «che Italia e Pakistan facciano assieme chiarezza su come è morta Sana Cheem».

EDIT delle 16:37 del 23/04/2018 Raza Asif, segretario nazionale della comunità pakistana in Italia, intervenendo sul caso di Sana Cheema, ha dichiarato che “Il padre e lo zio di Sana non possono lasciare il territorio del Pakistan e la zona dove è stata sepolta la ragazza è sotto sequestro”.  “Sarà eseguita l’autopsia” ha poi annunciato il segretario della comunità pakistana in Italia.