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Il calciatore si prende un insulto razzista. E viene punita solo la sua squadra che ha lasciato il campo

E’ accaduto nel match, valido per la Prima Categoria in Veneto, tra Cisonese e San Michele Salsa. Il capitano degli ospiti aveva “ritirato” la sua squadra dopo che dagli spalti erano piovuti insulti razzisti nei confronti di un suo compagno

San Michele Salsa

“Non è stata identificata l’appartenenza della persona, che ha pronunciato l’insulto, ad alcuna delle tifoserie”. Queste parole, scritte nella decisione del giudice sportivo, sono la cartina di tornasole e la risposta alla domanda: il calcio riuscirà mai a fermare la deriva razzista negli stadi? Viste queste premesse, la risposta più immediata è negativa. Quel che è accaduto la scorsa settimana in Veneto, nel match di Prima Categoria (Gruppo I regionale) tra Cisonese e San Michele Salsa è paradossale. A pagare per quanto successo è stata solamente la squadra che ha “reagito” e ha detto no al razzismo.

San Michele Salsa sconfitta a tavolino per aver reagito a insulti razzisti

La partita è stata interrotta al 25° del primo tempo. Il calciatore del San Michele Salsa, Ousseynou Diedhiou, si era rivolto all’arbitro – il signor Ciprandi della sezione di Treviso – per chiedere delucidazioni in merito a una decisione presa qualche istante prima. Dagli spalti uno spettatore si è alzato e ha gridato al giocatore di origine africana: “Stai zitto, neg*one”. Epiteto e insulto razzista che non ha lasciato indifferenti i suoi compagni di squadra. Uno di loro (Marco Russo), infatti, si è rivolto al “tifoso” dicendogli: “Sei un ignorante”. E il direttore di gara ha deciso di espellerlo. Allora il capitano della squadra ospite, Miki Sansoni, ha deciso di ritirare la sua squadra dal campo. Un gesto forte per dire no al razzismo. E da lì è nato il referto che ha portato alla seguente decisione del giudice sportivo Giovanni Molin:

“Riferisce l’A. che al 25º del primo tempo, a causa di un insulto razzista da parte di un isolato sostenitore nei confronti di un giocatore di colore della società San Michele Salsa, Sansoni Miki, ha comunicato e confermato per iscritto che la squadra non avrebbe proseguito nella competizione. Il DdG ha comunicato ufficialmente ai capitani delle squadre la sospensione della gara. Non é stata identificata l’appartenenza della persona, che ha pronunciato l’insulto, ad alcuna delle tifoserie, per cui non sarebbe neppure astrattamente applicabile la sanzione prevista dall’art.28 comma 4 CGS ad una delle società partecipanti, non essendo consentito a trarre illazioni in base all’appartenenza del giocatore, vittima dell’insulto, potendo il tifoso censurare, con comportamento più o meno accettabile, anche il comportamento di un “proprio” giocatore. Per le ragioni esposte, a fronte di un comportamento equivoco e delimitato episodicamente, non é possibile ravvisare nel comportamento del capitano di San Michele Salsa una causa di giustificazione per il rifiuto di proseguire nella competizione, neppure sotto il profilo delle ragioni di particolare valore morale e sociale. Deve, infatti, interpretarsi il comma 1 dell’art. 28 CGS nel senso che l’insulto, per essere discriminatorio, deve connotarsi per essere motivato da intenzionalità discriminatoria per qualcuno degli aspetti dalla norma indicati. Elemento che non può ravvisarsi quando il comportamento, per quanto oggettivamente sgradevole, sia posto in essere soltanto per identificare il soggetto preso di mira”.

Il razzista di turno è stato individuato (e intervistato anche da Il Gazzettino, dove ha ammesso le sue colpe): si tratta di un imprenditore di 60 anni padre dell’attaccante della Cisonese (che aveva realizzato anche il gol dell’1-0 in quella partita). Ma contro di lui e contro la squadra di casa non sono state emesse sanzioni di nessun tipo. A pagare è stata solamente la San Michele Salsa – con un 3-0 a tavolino per “abbandono del campo” -, il calciatore espulso per averi risposto all’ignoranza del “tifoso” e il capitano qualificato per una giornata. Decisioni che sembrano proprio andare nella direzione opposta rispetto alla lotta al razzismo.