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Salvatore Tutino: il nuovo assessore al bilancio della Giunta Raggi?

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Salvatore Tutino dovrebbe essere il nuovo assessore al bilancio della Giunta Raggi. Il suo nome sarebbe stato suggerito da Andrea Mazzillo: giudice della Corte dei Conti in pensione nominato nel 2013 dal governo Letta, ex direttore del SECIT, è un esperto di evasione fiscale e finanza pubblica. Come da pronostici, assommerà soltanto le due deleghe che riguardano bilancio e patrimonio, mentre si cerca ancora una seconda figura per le Partecipate: dovrebbe essere un rappresentante delle forze dell’ordine.

Salvatore Tutino: l’assessore al bilancio della Giunta Raggi

Tutino è stato fino al 2006 dirigente generale del Ministero dell’Economia, dove per anni ha guidato il Secit, il Servizio centrale degli ispettori tributari. Il suo nome era tra i primi circolati all’epoca dell’addio di De Dominicis. Dal 2005 è stato direttore dell’informatica per la fiscalità e ricercatore presso l’ISAE; docente, ha tenuto corsi e seminari a Roma, Cassino, Siena e Urbino ed è uno dei componenti del CER (Centro Europa Ricerche) e di Fondazione Etica.  Come capo di gabinetto era circolato anche il nome del giudice Raffaele Guariniello, che però smentisce: «Non mi hanno mai interpellato». Il nome potrebbe però riaprire un fronte interno alla Giunta Raggi, come spiega oggi Ernesto Menicucci sul Corriere della Sera tornando su una vicenda di cui parlò l’Espresso:

Il magistrato, a fine 2013, venne nominato dal governo all’epoca guidato da Enrico Letta come uno dei cinque nuovi consiglieri della Corte dei conti. Decisione che non andò giù ad alcuni esponenti di punta dei pentastellati, come Carla Ruocco (membro del direttorio che più volte ha espresso in privato le sue perplessità sull’operato di Raggi) e Laura Castelli, deputata torinese, attualmente vicepresidente del gruppo alla Camera. Tutino venne inserito dai «grillini» nei «cinque esponenti della casta salvati in extremis dai loro amici del Pd e dal governo». Il riferimento era alla riunione del Consiglio dei ministri del 21 dicembre 2013, che
si svolse alle 8.15, a poche ore dall’entrata in vigore della legge di Stabilità che stabiliva un tetto alle «pensioni d’oro».
Il governo, quella mattina, insieme a Tutino nominò anche Italo Scotti, Siegfried Brugger, Daniele Caprino e Angela Pria. Solo che a loro non si sarebbe applicato il tetto di 300 mila euro, previsto per chi cumulava incarichi pubblici e pensione, perché — secondo l’emendamento presentato da Roberto Speranza del Pd — venivano fatti salvi tutti gli incarichi «in corso prima dell’entrata in vigore della legge di Stabilità». Ruocco e Castelli insorsero: «Ecco perché il Cdm si è riunito in fretta e furia, doveva nominare cinque esponenti della casta perché prendessero la poltrona prima della legge di Stabilità». E se Raggi ufficializzasse la sua nomina, chissà come la prenderebbero adesso i pentastellati.

Quindi, argomenta il Corriere, il nuovo nome potrebbe creare nuove frizioni tra i grillini visto che la Ruocco era una degli sponsor forti di Marcello Minenna, poi dimessosi dopo il caso Raineri, e l’aveva difeso anche in altre occasioni. Ma vista la situazione a Roma è difficile che si torni su polemiche ormai vecchie. La Raggi ha conquistato ormai la piena autonomia per fare (ed eventualmente sbagliare) da sola. Intanto grazie a quell’emendamento ad personam, il neo-assessore in pectore potrà prendere la doppia retribuzione. Nel frattempo però, fa sapere Repubblica Roma, il ragioniere generale Stefano Fermante potrebbe lasciare: dopo l’addio di Minenna anche lui si trova a disagio ma, insieme al suo vice Marcello Corselli, finora ha resistito per senso di responsabilità. Dopo la nomina dell’assessore al Bilancio però sarebbe pronto ad andarsene.

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