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Salvatore Romeo: tutto quello che non torna nella storia delle polizze vita all'insaputa della Raggi

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C’è molto che non torna nella faccenda della polizza vita del valore di trentamila euro stipulata un anno fa dal dipendente del Comune di Roma Salvatore Romeo con beneficiaria Virginia Raggi. La sindaca sostiene che non ne sapeva nulla, ma i magistrati non sembrano crederle. Anche perché i punti oscuri sono tanti, troppi. E non tutti ampiamente circostanziati.

La storia delle polizze vita all’insaputa della Raggi

Ad esempio c’è la questione del tipo di polizza: di regola in caso di morte del dipendente comunale, la futura sindaca incasserà il premio. Ma i soldi possono anche essere riscattati in anticipo. Poi c’è il mistero delle informazioni: nell’interrogatorio di ieri la sindaca ha sostenuto di non saperne nulla. Andrea Castiglione, di mestiere gelataio, fondatore del meet up grillino di Fonte Nuova, addirittura dice a Repubblica di non conoscere nemmeno Romeo: «Qualcuno forse ha fatto dei magheggi con il mio nome, il mio cognome. Non mi meraviglierei. Io mi sono candidato alle Comunarie di Fonte Nuova, ho firmato tante carte, ma con Roma non c’entro nulla». Ma Alessandra Bonaccorsi, ex fidanzata del dipendente capitolino, invece sapeva della polizza stipulata a suo vantaggio: «Andò così: sei-otto mesi dopo il nostro inizio, mi chiama e mi chiede di prendere un caffè sotto casa. Lui andava sempre di corsa. Io scendo. E al bar mi consegna una cartellina. La apro e vedo che dentro ci sono dei documenti bancari. Che cos’è? chiedo. E lui: “È un investimento che potrai incassare se mi dovesse succedere qualcosa”. Credo mi avesse intestato 10mila euro», dice lei.
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Salvatore Romeo non ha ritenuto di dover fornire spiegazioni per il suo gesto. Si può ipotizzare un “legame privato” dietro la decisione? Sì, visto che lo fece anche per il legame privato con la Bonaccorsi. Ma no, visto che non aveva “legami privati” con Castiglione, che dice che non lo conosceva neppure. Di certo se l’ipotesi del legame privato con Virginia Raggi corrispondesse al vero la sindaca avrebbe nominato come caposegreteria una persona con cui era segretamente legata: sarebbe troppo grossa anche per una che si è fidata di Raffaele Marra. Anche se, scrive sempre il Corriere, i magistrati sono convinti che dietro il legame tra i tre ci sia un intreccio di interessi e per questo non credono che Marra fosse all’oscuro della polizza.

La pista che porta alla compravendita di voti 

D’altro canto le ipotesi che escludono il legame privato sono però ancora più pesanti nei confronti di Virginia Raggi e Salvatore Romeo. Il sospetto è che almeno una parte di quei soldi provenissero da chi aveva deciso di puntare tutto sulla giovane avvocatessa, facendole vincere le «primarie» e portandola poi alla guida della giunta capitolina. Dunque servissero a comprare voti, scrive oggi Fiorenza Sarzanini sul Corriere della Sera:

Romeo potrebbe in realtà essersi messo a disposizione di altri, fungendo da semplice prestanome. E ottenendo, in cambio del favore reso, la garanzia di avere un ruolo chiave al Comune di Roma in caso di elezione di Raggi. Cosa che puntualmente è accaduta, visto che è stato nominato capo della segreteria ed è stato beneficiato con un congruo aumento. Uno stipendio che — nonostante i rilievi dell’autorità anticorruzione guidata da Raffaele Cantone — supera i 90 mila euro.
Non solo. Di fronte agli attacchi provenienti dai leader e dagli altri esponenti, anche di rilievo, del Movimento Raggi lo ha sempre difeso, così come ha fatto per Raffaele Marra. Erano sempre connessi nella chat aperta sulla piattaforma Telegram e chiamata «quattro amici al bar». I magistrati sono convinti che dietro il loro legame ci sia un intreccio di interessi e per questo non credono che fosse all’oscuro della polizza.

C’è poi la questione dello stipendio. All’epoca della stipula delle polizze Romeo percepiva uno stipendio da 40mila euro lordi annui: un po’ poco per riuscire a pagare premi di quel livello. Ma qui la risposta potrebbe essere semplice: Romeo ha altre rendite e immobili, la disponibilità economica non dovrebbe essere un problema per lui.
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Tutto quello che non torna

Difficile anche ipotizzare un legame logico (quale?) con la storia dei dossier contro De Vito che la sindaca, insieme al fedelissimo Daniele Frongia e al consigliere Enrico Stefàno, utilizzò per mettere sotto accusa il fedelissimo della Lombardi di fronte agli attivisti romani.  il marito – da cui la Raggi vive separata – Andrea Severini, attivista del Movimento 5 Stelle e suo fedelissimo, scriveva ieri su Facebook «Non vedo nessun reato in quella polizza, per riscuotere lo dovrebbe ammazzare» (post poi cancellato).

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Il post cancellato di Andrea Severini (fonte: Roma fa schifo su Facebook)

Così come c’è chi ricorda che le verifiche effettuate in queste settimane hanno infatti accertato che Andrea Mazzillo, il tesoriere della campagna elettorale di Virginia Raggi poi promosso assessore al Bilancio, ha «secretato» tutti i versamenti inferiori ai 5 mila euro. Come del resto prevede la legge, spiegava lo stesso Mazzillo al Fatto Quotidiano che gliene chiedeva conto qualche tempo fa. E proprio Il Fatto oggi pubblica le chat tra i parlamentari di ieri, quando la vicenda era appena scoppiata:

La notizia della polizza vita di Salvatore Romeo a favore della sindaca piomba su un M5S già in ansia per l’interrogatorio della Raggi. E provoca subito un diluvio sulle chat interne, mentre i capi rimangono increduli. Si aggrappano ai telefoni, per chiedere ad avvocati ed esperti di polizze: “Cosa può significare questa storia? ”. Nel frattempo gli ortodossi di peso inondano di messaggi Beppe Grillo, qualcuno prova a chiamarlo. Ma il capo non risponde. Lui e Davide Casaleggio entrano in costante collegamento con la comunicazione e alcuni parlamentari, una sorta di gabinetto di crisi.
Intanto sulle chat irrompe la deputata Roberta Lombardi, la prima avversaria della Raggi. Posta i pezzi del Fatto e de L’Espresso,e a chi prova una battuta replica: ““Beati voi che scherzate”. Ma sono pochi, quelli che hanno voglia di sorridere. “Sono b a s i to”,“Non ci posso credere” scrivono in parecchi. “Di solito le polizze si stipulano per familiari o compagne”, riassume un deputato milanese. E un ex capogruppo ironizza: “Domani ci diranno che è andata bene perché non ci è scappato il mor to”. Ironia nei confronti dei capi.

In tutto ciò, cosa pensano i vertici? Tutte le ricostruzioni sostengono che Grillo e Casaleggio hanno consultato avvocati e assicuratori, che li hanno tranquillizzati:

Alla fine, il verdetto è innocentista. Si tratta, spiegano i legali, dopo aver sentito Romeo, di «polizze ad accumulo», dove il beneficiario può ottenere i fondi solo in caso di morte. Magari i soldi si possono riscattare prima, ma lo farebbe l’intestatario. E quindi, ragiona Grillo, «dove sarebbe la corruzione? Che beneficio avrebbe avuto la Raggi?». Non c’è dolo, annuiscono i legali (Alessandro Trocino, Corriere della Sera).

C’è un problema, però. Come spiega oggi Il Giornale ci sono molti tipi di polizze vite. La polizza «Temporanea caso morte» prevede, ad esempio, il pagamento di un capitale al beneficiario se l’assicurato muore prima del temine stabilito dal contratto. Se alla scadenza l’assicurato è vivo, l’assicurazione non dovrà nessuna prestazione, e i premi versati dal contraente resteranno di proprietà dell’assicurazione medesima. La polizza Vita intera prevede invece il pagamento di un capitale alla morte dell’assicurato in qualunque momento avvenga, senza limiti di tempo. Poi ci sono le assicurazioni con rendita vitalizia finché l’assicurato è in vita. Può essere immediata o differita: la rendita immediata comporta il pagamento di un premio unico all’atto di stipula del contratto e l’erogazione della rendita, a scadenza della polizza, immediata o entro un anno, come stabilito. E così via. Le polizze sono impignorabili. Come hanno fatto i legali a visionare che tipo di contratto ha stipulato Romeo se la notizia è giunta soltanto ieri? Lo sapevano da prima oppure parlano per sentito dire in base a quello che leggono sui giornali?