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Il caso Caiata e la tragedia del M5S su candidature e bonifici hanno un solo colpevole

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«State tranquilli, non mi ritiro: sono più tosto di prima!»: Salvatore Caiata chiarisce su Facebook le sue intenzioni ieri sera, dopo il classico annuncio della sua espulsione preventiva da parte di Luigi Di Maio. Un cartellino rosso che non serve a nulla perché Caiata rimane candidato all’uninominale a Potenza per il MoVimento 5 Stelle, così come tutti gli altri espulsi virtualmente che però vorranno di certo «farsi un giretto al Senato per vedere l’arredamento di lusso», come detto dal candidato Emanuele Dessì al Messaggero qualche giorno fa. E una volta entrati si troveranno nella stessa trappola d’oro di Giuseppe Vacciano, che ha dato per cinque volte le dimissioni e per cinque volte se l’è viste respingere da Palazzo Madama.

Luigi Di Maio ha scelto le candidature del M5S: pagherà?

Il Corriere della Sera oggi conta tredici nomi di contestati ed espulsi nel M5S, ma tra i nomi c’è qualcosa che non torna, visto che nell’elenco ci sono alcuni che non sono ricandidati (come Ivan Della Valle) o che si trovano in posizioni che rendono impossibile il loro approdo a Montecitorio o a Palazzo Madama (come Elisa Bulgarelli); manca poi l’autosospesa Giulia Sarti il cui caso è ancora in bilico ma che sicuramente tornerà alla Camera e quasi sicuramente si troverà a non potersi iscrivere al gruppo dei grillini: anche lei ha promesso le dimissioni da parlamentare, anche lei rischia di fare la fine di Vacciano.

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I 13 espulsi dal M5S candidati tra Camera e Senato (Corriere della Sera, 24 febbraio)

Eppure il caso Caiata è l’emblema dell’incredibile superficialità con cui il candidato premier del M5S ha gestito la partita delle candidature all’uninominale: una partita decisiva perché senza un buon risultato nei collegi è impossibile vincere le elezioni con il Rosatellum. Di più: nello stesso status in cui Di Maio annunciava l’espulsione per Caiata in tanti hanno cominciato a notare l’incredibile imperizia con cui sono state gestite le Parlamentarie 2018 e lo schiaffo morale dato agli attivisti per i candidati VIP che si sono rivelati un flop.

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I commenti dei delusi sulla pagina di Di Maio

Non solo: nello stesso status si sono presentati gli attivisti senesi a dire che avevano segnalato Caiata “a più livelli: locale, regionale, nazionale. Ma non ci hanno voluto ascoltare…”. Luca De Carolis sul Fatto scrive oggi che i 5 Stelle avevano ricevuto segnalazioni su problemi giudiziari per Caiata: “Da ambienti del M5S a Siena, e non solo. E dopo alcune verifiche senza esito, pare su una vicenda diversa da quella per cui ora l’imprenditore è sotto inchiesta”, l’avevano candidato lo stesso.

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I commenti degli attivisti senesi sulla pagina di Di Maio

Il capo non sbaglia mai!

Questi commenti sono una goccia nel mare di entusiasmo acritico e adorazione nei confronti del capo che oggi, alla vigilia delle elezioni, riceve l’approvazione per qualsiasi cosa faccia. Chissà se ci sarà lo stesso entusiasmo quando, magari, uno degli eletti dei 5 Stelle nel frattempo espulsi voterà la fiducia al prossimo governo di centrodestra (più probabile) o di larghe intese (improbabile ma non impossibile). D’altro canto che la selezione all’ingresso sia stata fatta con i piedi lo dimostra il caso dell’ammiraglio Rinaldo Veri, primo presentato tra i “supercompetenti” dallo stesso Di Maio al Tempio di Adriano salvo poi scoprire che era consigliere comunale a Ortona con una lista civica dopo essere stato candidato sindaco del centrosinistra.

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Il disastro politico prima ancora elettorale nella gestione Di Maio è però sotto gli occhi di tutti i 5 Stelle dotati di senno, che oggi non parlano per fedeltà alla linea o per semplice vigliaccheria. Domani sarà usato come argomento politico contro lo stesso Di Maio e Davide Casaleggio, ma con le solite – scarse – probabilità di riuscita in qualsivoglia intento, perché tanto, come sempre, decide Beppe e fidatevi di lui.

La voce del padrone a 5 Stelle

E pazienza se oggi la campagna elettorale del MoVimento 5 Stelle, che doveva convincere non certo i suoi piccolifàns più accaniti ma gli indecisi, quelli che di solito non votano e quelli che non si fidavano poi troppo della competenza grillina, a scegliere nel segreto dell’urna Di Maio invece che Berlusconi o Renzi, sta finendo annegata in un mare di massoneria e bonifici annullati, come ricorda Francesco Merlo su Repubblica:

E però la vicenda di Di Maio, e della sua corte di truffatori di scontrini ma paladini antitruffa, dei suoi massoni antimassoni, dei suoi scrocconi antiscrocco, non è solo la riedizione del citrullo per bene. La storia si nutre di destini personali, le idee camminano sulle gambe degli uomini e il declino del vaffa di governo sembra anticipato dall’imprevista e veloce disgregazione di una leadership.

L’antieroe che partiva svantaggiato, outsider e brocchetto del populismo alla sua prima vera prova è diventato Calimero e non fa più paura neppure ai nemici, innanzitutto a Berlusconi che pure aveva detto: “Buca lo schermo, avercene come lui in Forza Italia!”. Ora lo liquida così: “È un ragazzotto che non ha mai lavorato”. E per avversario gli preferisce Salvini. Anche Renzi preferisce duellare a sinistra con Grasso e D’Alema mentre sui giornali non ci si esercita più nella satira al vetriolo agli strafalconi di Di Maio, che è stato un genere di moda e di successo.

Di Maio infatti è la punta dell’iceberg di una classe dirigente inadeguata: chi ha dubbi si riveda l’allegra incoscienza con cui Alessandro Di Battista a L’Aria che Tira ha detto qualche giorno fa che ad agosto ha segnato come rimborsi per il suo lavoro alla Camera le spese per lui e la compagna nella campagna elettorale del M5S in Sicilia, o la grande capacità di Roberto Fico di negare l’evidenza degli errori sulle candidature dello stesso Di Maio. Dopo le elezioni però tanti nodi verranno al pettine: quelli delle cause e quelli politici. E allora per qualcuno ci sarà un brutto risveglio.

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