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Come si vincono le elezioni con il Rosatellum

Serve arrivare al 40% su scala nazionale e vincere nel 60% dei collegi uninominali per avere la maggioranza alla Camera con la nuova legge elettorale, il Rosatellum BIS che ieri ha ricevuto in Senato l’ok alle cinque fiducie. Il conto è contenuto nelle simulazioni pubblicate oggi dal Messaggero, che in qualche modo sono più ” generose” rispetto allo studio del professor Roberto D’Alimonte di cui ha parlato una decina di giorni fa il Sole 24 Ore.

Come si vincono le elezioni con il Rosatellum

Il sistema elettorale delineato con la legge Rosato prevede 232 collegi uninominali per la Camera e 109 per il Senato, il 37% del totale, concentrati ovviamente nelle Regioni più popolose. Per raggiungere la maggioranza dei seggi alla Camera occorrerà conquistarne almeno il 55/60% da aggiungere almeno a quelli determinati dal 38/42% di quota proporzionale, spiega il quotidiano. Favorito, ad oggi, è il centrodestra che unito riesce ad avvicinarsi alla soglia nella quota proporzionale, anche se invece nei collegi maggioritari sarà più difficile. Determinante, per il meccanismo insito nel Rosatellum, sarà il risultato delle piccole liste che porteranno –  o non porteranno – alcuni voti in più che potranno far scattare alcune soglie.

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Camera, le percentuali di consenso per ottenere la maggioranza (Il Messaggero, 26 ottobre 2017)

Di più: il Messaggero spiega che la partita per la nascita di una maggioranza alla Camera si giocherà in Piemonte, Lazio, Campania e Puglia. La coalizione che dovesse fare cappotto in queste regioni nei collegi maggioritari (ne distribuiscono ben 77) avrà probabilmente i numeri per governare, anche se sarebbero comunque risicati e per ora stiamo parlando soltanto dei risultati alla Camera e non al Senato.

Il rischio batosta per il Partito Democratico e il valore dei candidati

Ieri abbiamo parlato di una simulazione fatta da un funzionario del Parlamento che allarmava i possibili candidati dei collegi uninominali per la Camera dei deputati. In Emilia Romagna, ad esempio, il Partito Democratico porterebbe a casa soltanto otto dei diciassette collegi disponibili, in Toscana andrebbe bene ma non benissimo (nove su quattordici) mentre quattro su sei arriverebbero nelle Marche e l’en plein arriverebbe solo in Umbria (tre su tre). In più, dei 52 eletti dem nei 231 collegi uninominali a Montecitorio, neanche uno arriva dalle cinque regioni dell’asse del Nord. Conti per ora prematuri e che sono stati fatti partendo dai voti alle ultime amministrative.

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La simulazione sui collegi del Rosatellum

L’ipotesi che il Partito Democratico si possa aggiudicare soltanto 52 collegi porterebbe il partito di Renzi ad arrivare “terzo” nella corsa con MoVimento 5 Stelle e centrodestra unito. Forse per questo lo stesso Ettore Rosato oggi torna sull’idea di un’alleanza larga alla sinistra del PD con MDP, che giusto ieri ha annunciato per l’ennesima volta l’addio alla maggioranza che sostiene il governo Gentiloni.

Il pronostico di D’Alimonte

Il professor Roberto D’Alimonte aveva invece pubblicato una tabella qualche giorno fa sul sito del Centro Italiano Studi Elettorali della Luiss in cui i calcoli rendevano ancora più difficile la conquista della maggioranza alla Camera da parte di uno dei tre poli: «Se anche immaginassimo che uno dei contendenti arrivi al 40 per cento dei seggi proporzionali dovrebbe pur vincere il 70% dei seggi maggioritari per ottenere una maggioranza risicata di 317 seggi totali. Se invece ipotizziamo che uno dei tre competitori vinca il 55 per cento dei seggi maggioritari dovrebbe ottenere la percentuale straordinariamente elevata del 50 per cento dei seggi proporzionali per arrivare a 321 seggi totali. Pur nell’incertezza che caratterizza in questa fase il comportamento degli elettori queste combinazioni appaiono decisamente poco credibili».

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Fonte: cise.luiss.it

E quindi, spiegava D’Alimonte, «il prossimo governo dovrà necessariamente nascere dalla scomposizione delle coalizioni che si presenteranno davanti agli elettori in campagna elettorale e dalla loro ricomposizione in una maggioranza di governo che non corrisponderà alle solenni promesse fatte agli elettori al momento del voto».