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Salvate il senatore Vacciano «rapito» dal Senato

Giuseppe Vacciano è uno dei tanti parlamentari del MoVimento 5 Stelle che ha lasciato il partito. Lo ha fatto dopo le nomine del Direttorio in totale dissenso con la scelta di Grillo. Ma, a differenza di tanti suoi colleghi più furbi, dal momento in cui ha lasciato il M5S ha presentato le sue dimissioni da senatore invece di passare a qualche altro partito per tentare la fortuna e sperare di ottenere un seggio al prossimo giro. Ma c’è un problema. Ieri il Senato ha respinto per la terza volta in un anno e mezzo le sue dimissioni. Lui continua a lavorare in Senato – la sua pagina Facebook documenta la sua attività “in attesa che vengano accolte le dimissioni – e continua anche a chiedersi perché lo abbiano “sequestrato” a Palazzo Madama e non lo lascino tornare alla sua attività (lavora in Bankitalia a Latina).

Salvate il senatore Giuseppe Vacciano «rapito» dal Senato

Vacciano ha presentato le dimissioni per la prima volta il 22 dicembre 2014, insieme al deputato Cristian Iannuzzi e alla senatrice Ivana Simeoni – anche loro eletti a Latina – in dissenso con la nomina del direttorio. Dopo la presentazione delle dimissioni è stato comunque espulso dal gruppo parlamentare del M5S su iniziativa dell’allora capogruppo Alberto Airola. Una iniziativa non confermata dal voto come sarebbe regola tra i grillini a Palazzo Madama e a Montecitorio. Da escludere che le dimissioni vengano respinte perché il suo voto serve a mantenere in vita il governo: ha sempre votato con l’opposizione e i 5 Stelle nonostante la cacciata.
giuseppe vacciano
Nei commenti poi c’è chi gli suggerisce di fare lo sciopero della fame, e la sua risposta è ancora più apprezzabile della sua coerenza: «Buffonate che mi risparmio. Ho fatto parlare gli atti parlamentari: tre richieste e una quindicina di solleciti credo facciano testo». “La politica – ha spiegato ieri per l’ennesima volta davanti all’Assemblea del Senato – per come l’ho vissuta, necessita di qualcos’altro oltre all’impegno, alla preparazione e allo studio. Necessita di amore e di passione e io quell’amore e quella passione, semplicemente, non li ho più, perché erano legati a doppio filo con la mia esperienza nel Movimento 5 Stelle. Rimane il senso del dovere di chi, con tutti i limiti del caso, cerca di svolgere al meglio la mansione affidatagli perché nutre grande rispetto nei confronti del “proprio datore di lavoro”, ma lui preferisce andar via perché “con molta umiltà” crede che “questo Paese meriti di più”. E invece niente. L’Aula ha bocciato il suo tentativo di fuga dalle Camere con 46 sì, 196 no e 4 astenuti. Lasciando a quota 35 il gruppo M5S che invece, se le dimissioni di Vacciano venissero accolte, potrebbe arrivare a 36 senatori visto che al suo posto subentrerebbe la prima dei non eletti tra i 5 stelle nel suo collegio. Vacciano, che dall’inizio della legislatura ha presentato cinque ddl, quattro dei quali sulle banche, era un impiegato della Banca d’Italia. “E lì vorrei tornare – ha spiegato ieri – una volta lasciato il Senato perché attualmente sono in aspettativa”. Vacciano, però, non è il primo a essere “ostaggio” del Parlamento. Secondo uno studio che fece “Panorama” sul fenomeno, alla fine del 2014, ci sono molti casi “illustri” alcuni dei quali sempre in casa M5S. Quello più famoso riguarda Francesco Cossiga. Le sue dimissioni vennero respinte da Palazzo Madama nel 2002, nel 2007 e alla fine gli toccò morire da senatore a vita nel 2010. Ma la Camera Alta disse no anche al tentativo di andar via di Walter Tocci (Pd) dopo il suo voto contrario al Jobs Act e di Giovanna Mangili, eletta e contestata dai 5 stelle a Monza e di Laura Bignami e Maria Mussini, sempre ex M5S, ora iscritte al gruppo Misto. “L’unica cosa che posso fare adesso – concludeva ieri Vacciano – è riprovarci di nuovo. Vedremo chi si stancherà prima…“.