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Ora in Russia dire "no alla guerra" è vietato (anche) da una legge

@neXt quotidiano|

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Si scrive #нетвойне, si legge “no alla guerra”. Solo che da oggi, in Russia, è vietato sia pronunciarla la parola guerra che scriverla. In una Mosca isolata, dove le valute straniere non circolano più, i social sono vietati e tutti coloro che diffondono “fake news” sulla guerra – fake secondo Putin, naturalmente – rischiano fino a quindici anni di carcere, è arrivata l’ennesima censura: quella della parola. Così, chiunque provi anche solo a scriverla la frase ‘no alla guerra’ incorrerà in sanzioni severissime.

Anche perché, secondo Vladimir Putin, non esiste propriamente alcuna ‘guerra’, ma semplicemente “un’operazione militare speciale” che ha un fine nobilissimo: quello di denazificare l’Ucraina. E proprio per evitare che il popolo fraintenda lo scopo di questa operazione si è scelto di imporre un veto su tutta una serie di parole. Da oggi, dunque, oltre a “no alla guerra”, non si potrà né dire né scrivere “invasione” o “offensiva”.

Ora in Russia dire “no alla guerra” è vietato (anche) da una legge

Chiunque, inoltre, tenti di gettare discredito sulle forze armate del Paese o cerchi di spronare la gente a manifestare contro la scelta di Putin di far guerra all’Ucraina affronterà conseguenze pesanti, dopo che il Parlamento ha approvato la legge che prevede fino a 15 anni di carcere per chi, cittadino russo e straniero, diffonde “notizie false” sul conflitto. Un ulteriore inasprimento della censura che “nasce dalla necessità urgente dettata da una guerra di informazione senza precedenti contro la Russia”, ha spiegato il portavoce di Vladimir Putin, Dmitrij Peskov, che ha poi rassicurato il popolo:

“Questo non significa che la Russia sia isolata. Il mondo è troppo grande perché l’Europa e gli Stati Uniti isolino qualsiasi Paese, specialmente uno grande quanto la Russia”. Nel frattempo, sui social, l’hashtag нетвойне sta spopolando e frasi di sostegno e incoraggiamento a dire “no alla guerra” si stanno diffondendo sempre di più su Twitter e Facebook.

Da chi scrive: “Esiste dunque da oggi un Paese in cui sei colpevole, e perseguitato, non solo se dici “no alla guerra”, ma anche se dici “guerra”. Allora diciamolo chiaro: #нетвойне”, a chi sottolinea: “Oggi in Russia dieci arresti, solo perché urlavano #нетвойне, no alla guerra”. Una risposta forte contro l’ennesima, folle, censura di Vladimir Putin.