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Il ruolo di Di Maio nell'addio di Minenna e Raineri

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Luigi Di Maio è sempre stato contrario al potere di Raffaele Marra nella giunta Raggi. Tanto da aver avallato la decisione della sindaca su Carla Raineri che ha provocato un terremoto in giunta e l’addio dell’assessore Marcello Minenna. Decisione ispirata e in parte realizzata proprio da Marra e Romeo. A tornare oggi con nuovi particolari sulla storia che il 31 agosto ha interrotto la collaborazione tra la Raggi e un drappello di professionisti dalle grandi capacità sono oggi il Corriere e Repubblica.

Il ruolo di Di Maio nell’addio di Minenna e Raineri

Il 31 agosto 2016, tra le 2 e le 4 del mattino, Luigi Di Maio, vicepresidente della Camera, responsabile degli Enti locali del M5S e suo candidato premier, dà il via libera al doppio sacrificio umano – la cacciata dal Campidoglio dell’assessore al bilancio e del capo di gabinetto – che ai “quattro amici al bar” dà mani libere e di cui si incaricano Virginia Raggi e l’uomo, Raffaele Marra, di cui, due mesi prima, il 6 luglio, dopo un incontro alla Camera dei Deputati, lo stesso Di Maio si è fatto personalmente garante, come raccontato all’epoca dal Fatto Quotidiano. Scrive Bonini:

E’ una scena il cui protagonista – Di Maio – tenterà di ripulire da ogni traccia che porti a lui. Che lo insegue da allora come un fantasma. Che, in quel mese di agosto, lo ha già obbligato a mentire sulla iscrizione nel registro degli indagati dell’assessore all’ambiente Paola Muraro. E lo convince a dissimulare, fino alla rovinosa caduta di Raffaele Marra (arrestato il 16 dicembre per corruzione), la sostanza del rapporto tra la sindaca, Marra e Romeo. […]
È noto come è andata. Marra a Regina Coeli per corruzione. Romeo e Raggi in Procura per abuso di ufficio. Inedito, al contrario, l’sms con cui, in quei giorni di settembre, Minenna comunica alla Raineri cosa ha finalmente compreso: «La storia di Di Maio (il riferimento è all’incontro di luglio con Marra ndr.) è assolutamente vera e lo sai avendola vissuta quasi in diretta. Così come sai che misi a parte anche la Taverna. Ho sms con entrambi e fui scaricato. D’altronde, erano i referenti di Direttorio e mini Direttorio per Roma. Quindi erano loro l’ancora di salvezza. Sono certo che Di Maio sapeva tutta la storia di Cantone (il parere chiesto all’Anac ndr.) ben prima di noi. Si capì benissimo dall’interazione».

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Stiamo ancora parlando della crisi di giunta dell’agosto scorso, quella successiva alle nomine dello staff con triplicazione dello stipendio di Salvatore Romeo e quando Raffaele Marra era ancora vicecapo di gabinetto della Raineri. Il capo di gabinetto si rifiutò infatti di apporre la propria firma sulla nomina di Romeo, che considerava un caso di scuola di abuso d’ufficio sia per il metodo di nomina che per la decisione di mettersi in aspettativa e di farsi riassumere del dipendente comunale. Marra e Romeo aspettano quindi le vacanze dell’allora responsabile del personale – poi “giubilata” dallo stesso Marra – per fare le nomine. La Raineri le contesta e rivela a Raggi l’intenzione di sostituire il suo vice di gabinetto con un maresciallo dei carabinieri. Lì parte l’ideona: chiedere un parere all’ANAC sulla nomina della stessa Raineri. Cantone rileva irregolarità – che la corte dei conti successivamente smentirà – e la Raggi usa l’arma nei confronti della Raineri che si dimette e avverte Minenna. Di lì a poco se ne andrà anche lui.

Le lettere di Minenna alla Raggi

La storia torna quindi d’attualità a causa del secondo capitolo giudiziario che ha coinvolto la Raggi in conseguenza a un esposto presentato in Procura da Carla Raineri, ex capo di Gabinetto del Campidoglio. Tanto la Raggi quanto Romeo sono ora indagati per abuso d’ufficio. Romeo, che a dicembre si è dimesso dal proprio incarico, ieri è stato sentito dai magistrati di Roma. Intanto Fiorenza Sarzanini sul Corriere racconta che il 31 agosto scorso l’assessore al Bilancio del Campidoglio Marcello Minenna scrisse una lettera alla sindaca e agli assessori per contestare la nomina di Salvatore Romeo, ma anche gli altri incarichi decisi dopo la vittoria alle Amministrative. Evidenziò sia il danno per le casse pubbliche, sia la irregolarità delle procedure seguite:

Il 31 agosto arriva la lettera di Minenna. I toni sono durissimi. «Devono intendersi revocati tutti i voti favorevoli da me manifestati a tutte le assunzioni effettuate da Roma Capitale dall’inizio dell’insediamento della sindaca Virginia Raggi. E ciò in quanto in esse difetta qualsivoglia motivazione circa la necessità di assumere personale esterno che costituisce pur sempre un onere ulteriore a carico del Bilancio di Roma Capitale. Un simile onere va infatti adeguatamente giustificato posto che l’elemento fiduciario non può prescindere da un’oggettiva valutazione del curriculum del soggetto preso in considerazione e della sua idoneità. Ciò in ossequio al fondamentale principio di trasparenza e buon andamento della Pubblica amministrazione».
Poi il caso specifico: «Deve intendersi revocato il mio voto favorevole reso in occasione della delibera per la posizione di Salvatore Romeo attesa l’intrinseca illegittimità dell’atto, posto che trattasi di dipendente già assunto con contratto pubblicistico a tempo indeterminato dall’amministrazione capitolina, status che non è stato reso noto nelle motivazioni della delibera».

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Marcello Minenna con Virginia Raggi

I veri guai della giunta Raggi sono d’altro canto cominciati con la difesa strenua di Paola Muraro indagata, che oggi dice che il Campidoglio c’è una guerra per bande, e con la decisione che si faceva meglio da soli piuttosto che con l’aiuto e la competenza di due ottimi professionisti come Minenna e Raineri. Come sta andando lo apprezziamo tutti in questi mesi.

Leggi sull’argomento: L’ira funesta di Virginia Raggi su Paolo Berdini