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Tutte le rotte della cocaina

Le mafie “da tempo scelgono di investire oltre i confini nazionali, sia per sottrarsi all’azione di contrasto italiana, sia per le maggiori possibilità di passare inosservati”

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Il Fatto Quotidiano pubblica oggi un’infografica che riepiloga tutte le rotte della cocaina, tratta dalla relazione semestrale del ministero dell’Interno sul’attività della DIA (Direzione Investigativa Antimafia). Spiega Lucio Musolino che il report sulla “globalizzazione” della criminalità organizzata è contenuto nella relazione semestrale pubblicata nei giorni scorsi dalla Dia secondo cui le mafie “da tempo scelgono di investire oltre i confini nazionali, sia per sottrarsi all’azione di contrasto italiana, sia per le maggiori possibilità di passare inosservati”.

Dalla Germania alla Spagna, passando per la Francia, l’Olanda e il Belgio. ‘Ndrangheta, cosa nostra e camorra hanno preso tutto. Anche perché se il business più redditizio è il traffico internazionale di droga, i calabresi hanno “un rapporto privilegiato, se non esclusivo –si legge nella relazione della Dia – con le organizzazioni del Sudamerica”.

Non deve ingannareil calo dei sequestri di stupefacenti registrati negli ultimi anni nei porti italiani. Stando al report della Dia, le mafie hanno cambiato solo strategia “per l’im portazione dei narcotici”: se prima Gioia Tauro era la porta di ingresso della cocaina nel vecchio continente, adesso Anversa, Rotterdam e Amburgo rientrano in quella che la Dia definisce “una rimodulazione delle rotte per diminuire i rischi di individuazione dei carichi”.

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Tutte le rotte della cocaina (Il Fatto Quotidiano, 29 luglio 2019)

Tonnellate di cocaina che inondano pure gli Stati Uniti e il Canada dove Montreal è il territorio di Cosa nostra canadese (“una realtà criminale autonoma rispetto a quella siciliana”) mente Toronto si conferma la base operativa della cosca Commisso conosciuta come “Siderno Group of Crime”, presente anche negli Stati Uniti e in Australia.

Con l’inchiesta “Canadian ‘ndrangheta connection”, la Dda di Reggio ha dimostrato l’operatività della cosiddetta “camera di controllo”di Toronto, “un organismo abilitato a riunirsi in territorio estero e ad assumere decisioni”che hanno riflessi anche in Calabria.

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