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Rossella Stucchi: la donna che ha battuto Equitalia

grillini civati

La legge per la «Composizione delle crisi da sovraindebitamento», è stata varata dal governo Monti e ritoccata dal governo Letta. Ha introdotto per la prima volta in Italia un meccanismo di estinzione controllata in sede giudiziale di tutte le obbligazioni, e vale per entità non soggette a fallimento come i privati cittadini e i professionisti. Rossella Stucchi ha vinto la sua battaglia con Equitalia grazie a questa norma, in base alla quale il tribunale di Busto Arsizio le ha ridotto il debito con il fisco da 87mila a 11mila euro. Un’Odissea cominciata nel 2002, racconta oggi il Corriere della Sera, quando le arrivò una contestazione per maggiori redditi risalente al 1996 per 26 milioni di reddito. Il ricorso venne respinto, ma lei, all’epoca separata, non poteva permettersi di pagare: per questo gli interessi hanno gonfiato la cifra:

La situazione si complica nel 2012: «È morto mio padre e ho ricevuto in eredità con mia madre e mio fratello la casa di famiglia. A me spettava un sesto. Un anno dopo, il 30 luglio 2013, ho ricevuto da Equitalia la comunicazione di preventiva iscrizione ipotecaria della casa di mia madre». «L’abitazione poteva essere ipotecata — spiega l’avvocato Lacalandra — ma non venduta da Equitalia perché si tratta di casa principale,come previsto dal Decreto del Fare. Comunque, il risultato era che la mia cliente si è vista un importo iscritto a ruolo di 51 mila euro, più 30 mila di interessi,più 2.780 di compensi di riscossione. Nel corso della procedura è lievitato fino a 86.994 euro per il crescere degliinteressi».

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Da rimborsare con uno stipendio di mille euro al mese e nessun altro bene eccetto quel sesto di casa:

«Ho chiesto la rateizzazione del debito— continua Stucchi — ma dovevo pagare mille euro al mese, tanto quanto le mie entrate: impossibile». La via d’uscita è stata la legge per la «Composizione delle crisi da sovraindebitamento», che prevede che il consumatore, gravato da passività non derivate da attività di impresa o professione, presenti un piano di ristrutturazione del proprio debito. La procedura comporta che il consumatore possa essere ammesso a pagare il proprio debito anche in misura non integrale, a determinate condizioni. Se il giudice approva il piano, questo diventa vincolante per i creditori. «Abbiamo offerto al Tribunale tutto il patrimonio di Stucchi — spiega l’avvocato —, cioè la porzione della casa di famiglia che è stata venduta. Valore 11 mila euro. Il giudice ha accettato». Con buona pace di Equitalia.