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In Romania la protesta ha vinto: via la legge salva-corrotti

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Il governo rumeno ha ufficialmente revocato il decreto che riduce le pene per i reati di corruzione. Il decreto, approvato martedì, doveva entrare in vigore il 10 febbraio. Ieri l’esecutivo si era impegnato a cancellare il provvedimento, oggi, riferisce la BBC, si è riunito in una sessione di emergenza dedicata a discutere del provvedimento. I manifestanti intendono però mantenere forte la pressione sull’esecutivo: la revoca non basta, sostengono, il prossimo passo sono le dimissioni dei responsabili.

In Romania la protesta ha vinto: via la legge salva-corrotti

“Il decreto di abrogazione è stato adottato”, ha annunciato il ministro della Sanità Bodog Florian, informazione poi confermata dall’entourage del Consiglio dei ministri. La nuova contestatissima norma, che il governo aveva spiegato di aver adottato con carattere d’urgenza per implementare una norma Ue (ma in realtà l’Unione Europea aveva criticato il provvedimento), prevedeva la depenalizzazione dell’abuso d’ufficio per cui è esclusa la prigione per malversazione di fondi pubblici inferiore a 44mila euro. Un altro decreto, questo inviato al Parlamento, prevedeva invece un’amnistia per reati con pene sotto i cinque anni di detenzione e porterebbe alla scarcerazione di circa 2.500 persone. Oggi nuovi cortei contro il governo sono previsti a Bucarest e nelle principali città della Romania, per tenere alta la pressione sull’esecutivo. Circa 300 mila persone sono scese in piazza in questi giorni in tutto il paese, in una protesta paragonabile a quella messa in atto nel 1989 contro il morente regime comunista di Ceausescu. Dopo 4 giorni di continue ed imponenti manifestazioni di piazza alla fine il premier socialdemocratico romeno, Sorin Grindenau, ha capitolato e ha revocato – malgrado avesse promesso il contrario – il decreto varato dal governo che decriminalizza vari tipi di infrazioni e prevede la punibilità con il carcere per l’abuso d’ufficio solo per cifre sopra i 44 mila euro. Un provvdimento ad personam, secondo l’opposizione, perché il leader del partito socialdemocratico, Liviu Dragnea, è al momento sotto processo per un abuso di 24 mila. E in molti adesso spingono per le dimissioni del governo.
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