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Roma, il piano anti-terremoto che nessuno conosce

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Il Messaggero oggi racconta in un articolo a firma di Alessia Marani il piano anti-terremoto della Protezione Civile per Roma. Il piano si trova sul sito del comune (Piano generale di emergenza della Protezione Civile”), anche se via PDF è possibile consultare soltanto la prima parte. Da pagina 546 in poi, scrive invece il quotidiano, si spiega quali sono le aree di raduno e soccorso in caso di terremoto:

 Il piano d’emergenza è ancora quello del 2008, realizzato in occasione del sisma de L’Aquila, dall’allora direttrice della Protezione civile comunale Patrizia Cologgi con la collaborazione di Roma Tre. Prevede 8 aree di raccolta dei soccorsi, indica tutte e 72 le zone di soccorso vicino a metro e stazioni e,soprattutto, gli spazi e le vie dove sono previste le cosiddette «isole di attesa», le aree dove le persone costrette a lasciare le proprie abitazioni dovrebbero ritrovarsi in attesa dei soccorritori e di altre indicazioni. Certo, considerato che in preda al panico nessuno va ad accendere il pc, converrebbe farsi coraggio e pubblicizzarlo.
«Intanto abbiamo chiesto ai Municipi aggiornamenti e conferme – spiega Cristina D’Angelo, attuale direttore della Protezione civile di Roma Capitale – la valutazione del rischio sismico è sul sito del Comune, come le aree dove le persone devono radunarsi in caso di terremoto, piane scoperte e campi sportivi anche privati indicati dai municipi, poi da lì parte la macchina organizzativa, vengono installati i campi, in caso di dimensioni straordinarie (di tipo B) vengono coinvolti Regione, associazioni collegate e il Dipartimento nazionale Dicomac. Stiamo rivedendo il piano alla luce dei confini geografici dei Municipi, nel tempo si è aggiunta nuova parte edificata, le caratteristiche dei canali sono cambiate,come le aree in frana».

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Il piano avrebbe dovuto aggiornarsi ogni due anni, spiega il Messaggero. E’ molto dettagliato, ma poco conosciuto. È un volume corposo che scandisce con molta attenzione la catena delle competenze ed elenca le cose da fare in caso di emergenza e dopo l’evento,nelle sei aree a rischio sismico nella zona di Roma (area vulcanica dei Colli Albani;Valle Aniene, Monti Tiburtini, Prenestini; Frusinate; Monti Vulsini, Lago di Bolsena; Reatino; area tra Tarquinia e Tuscanica).

Il capitolo 4 del Piano è dedicato al “sistema di informazione alla popolazione”, prevede informazione preventiva attraverso vari canali, fornisce il numero verde 800854854, soprattutto informa su quali sono i punti di raduno dei mezzi e le 114 isole a disposizione della popolazione, da piazzale Metronio a via dei Fori Imperiali, da piazza San Giovanni a via del Tritone, da viale Parioli a piazza del Verano, da piazzale Ionio a piazza del Pigneto, da piazza San Giovanni Bosco a via Trionfale, da piazza San Giovanni di Dio a via di Bravetta. Prendendo in riferimento una delle faglie più vicine, quella di Avezzano per esempio, che può originare terremoti fino a magnitudo 8,nella Capitale si potrebbe immaginare una propagazione sismica fino a 6. Per gli esperti è uno scenario limite. Ma in una città di 2,8 milioni di abitanti più un milione fra turisti e pendolari, l’informazione non dovrebbe mancare.

QUI la seconda parte delle procedure anti-terremoto a Roma

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