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Roberto Spada fermato dai carabinieri

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Roberto Spada è stato fermato nel pomeriggio dai carabinieri del nucleo investigativo e della compagnia di Ostia su disposizione della procura di Roma in relazione all’aggressione del giornalista Rai. A quanto si è appreso i militari hanno eseguito un decreto di fermo emesso dal pubblico ministero per l’aggressione dei due inviati di Nemo. I carabinieri si sono recati a casa di Roberto Spada a Ostia. Spada è stato prelevato con l’auto dei carabinieri e portato via. Il pubblico ministero che indaga è Giovanni Musarò della Dda di Roma.

Roberto Spada fermato dai carabinieri

In mattinata era emerso che sull’aggressione avvenuta ieri a Ostia da parte di Roberto Spada, membro della famiglia che annovera alcuni esponenti condannati per mafia, ai danni di un giornalista Rai gli inquirenti stavano valutando se il fatto fosse avvenuto all’interno di un contesto mafioso. Per questo il fascicolo era affidato alla Dda. Tra le ipotesi investigative dunque non si tralasciava il fatto che l’aggressione fosse avvenuta ad Ostia, terra di clan, e all’interno di eventuali modalità criminali.
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Stamattina sui giornali si spiegava che l’arresto di Roberto Spada non era previsto dalle leggi in quanto la pena per questo tipo di reato va dai sei mesi ai tre anni mentre l’arresto in flagranza è obbligatorio per pene superiori ai 5 anni. Non sarebbe possibile in teoria nemmeno la misura restrittiva perché il limite di pena previsto è di quattro anni.

Addirittura per la custodia in carcere, il codice prevede una pena non inferiore a cinque anni. E quindi il pubblico ministero, in assenza di aggravanti o di altri reati che possano configurarsi a seguito delle indagini che adesso verranno svolte, non potrà richiedere alcuna misura cautelare. Non il carcere, ma nemmeno altra misura restrittiva. Il tutto a prescindere anche da eventuali precedenti penali. Non solo: se dovesse essere confermata la prognosi di 20 giorni, e quindi di lesioni lievi, si tratta di un reato per il quale il processo si svolgerà davanti al giudice di pace.

Curiosamente, non si calcolava la possibile pericolosità sociale né la circostanza delle indagini della DDA. Roberto Spada è stato fermato con le accuse di lesioni aggravate e violenza privata con l’aggravante di aver agito in un contesto mafioso secondo l’articolo 7 della legge 152 del 1991. A Spada è stata contestata anche l’aggravante dei futili motivi.

Il metodo mafioso nelle testate

Secondo il pm Giovanni Musarò, che domani chiederà al gip la convalida del fermo e l’emissione di un’ordinanza di custodia cautelare, Spada, forte anche di un manganello e di un gruppo di persone riunite per l’occasione, ha ostentato in modo evidente e provocatorio una condotta idonea a esercitare sui soggetti passivi quella particolare coartazione e quella conseguente intimidazione che è tipica delle organizzazioni mafiose. “Il fermo di Roberto Spada è la dimostrazione che in Italia non esistono zone franche”, ha detto il ministro dell’Interno Marco Minniti, ringraziando la Procura della Repubblica di Roma e l’Arma dei Carabinieri. Oggi molti politici avevano soffiato sul fuoco del mancato arresto di Roberto Spada. Ad esempio Luigi Di Maio aveva scritto su Facebook: “L’aggressore degli inviati di Nemo, Roberto Spada, che ha spaccato il naso a Daniele Piervincenzi è ancora a piede libero. Solo a me sembra una follia assoluta? In un Paese civile sarebbe in galera già da ieri. Qui da noi no. Qui non paga mai nessuno”.
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I carabinieri sono al lavoro per identificare il soggetto che gli faceva da guardaspalla e che potrebbe essere intervenuto quando la troupe della Rai del programma ‘Nemo – Nessuno Escluso’ (il giornalista Daniele Piervincenzi e l’operatore Edoardo Anselmi) è stata aggredita a colpi di manganello. La scena – secondo quanto accertato dagli investigatori – è avvenuta alla presenza di una decina di testimoni che oltre a non aver mosso un dito per difendere le vittime dell’aggressione hanno anche inveito con insulti e minacce. Roberto Spada si trova al momento nella caserma di via Zambrini a Ostia dove è stato portato con una gazzella dei carabinieri dopo essere stato prelevato dalla sua abitazione distante poche centinaia di metri. All’uscita da casa Spada non ha risposto ai giornalisti che gli chiedevano un commento e se si fosse pentito dell’aggressione. Dai balconi dei palazzi che affacciano sulla strada un paio di persone hanno urlato “vergognatevi” in direzione degli stessi giornalisti.