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I veleni gentili su Roberto Giachetti candidato sindaco

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Romano e romanista. Quindi il candidato ideale secondo Matteo Renzi. Per questo Roberto Giachetti è dato oggi in pole position per le primarie di Roma e per la candidatura a sindaco di Roma che dovrebbe essere annunciata nel fine settimana. Partito Democratico permettendo, visto che le più grosse perplessità nei confronti dell’ex radicale e vice di Rutelli arrivano proprio dal di dentro. Pier Luigi Bersani sostiene che il Pd avrebbe dovuto «elaborare il lutto» di Mafia Capitale, «chiudersi in una stanza, scazzottarsi e piangere per uscire insieme con una via da percorrere». E adesso? Per l’ex segretario del Pd non resta che «riprendere il dialogo con la città, chiunque sia il candidato».

Roberto Giachetti candidato sindaco a Roma

Gianni Cuperlo rilancia la «suggestione» di Walter Tocci, il senatore che in molti, a sinistra, vorrebbero candidato sindaco: «Un’aggregazione civica che metta il Pd al servizio della città, anche rinunciando al simbolo del partito». «L’ipotesi Giachetti posta in questo modo da Renzi e non discussa con il partito, si inserisce nell’ambito di un Pd che è spaccato. Questo nome rischia di inserirsi in una spaccatura gia’ esistente. Parte del Partito Democratico e parte del centrosinistra hanno contestato le modalità con cui stato allontanato Ignazio Marino e al momento questa parte dell’elettorato potrebbe non riconoscersi nell’eventuale candidatura di Giachetti. Attendiamo il regolamento delle primarie e poi rifletteremo sulla possibilità di candidare qualcuno che rappresenti quel pezzo di elettorato dentro e fuori il Pd», dice invece Marco Miccoli, deputato PD. Inutile dire che invece per Matteo Orfini Giachetti è «il candidato giusto per tornare a vincere». Ma la verità è che le macerie lasciate dalla traumatica fine dell’ amministrazione di Ignazio Marino (una cui ricandidatura è ancora incerta), pesano ancora e i timori di una disfatta, contro il Movimento 5 Stelle, le destre o Alfio Marchini, non sono affatto isolati. Anche perché i ‘renziani’ duri e puri non sono poi così radicati in città, dove storicamente sono più corpose le componenti dalemiane, veltroniane e bettiniane. In più nel partito romano non è esattamente entusiastico l’apprezzamento nei confronti di Orfini sia a causa della storia di Marino che per le tante diatribe interne che si è lasciata dietro la questione dei circoli. In questa ottica una candidatura come quella di Giachetti, vista come emanazione diretta del renzismo, potrebbe portare a un flop già al primo turno. Non a caso Pasquale Laurito nella sua Velina Rossa dedica a Giachetti una lettera aperta piena di veleni gentili:

“Caro amico, fai attenzione che ti vogliono fregare”. “Noi ti facciamo gli auguri per la tua candidatura ma dobbiamo ammettere prima di tutto a noi stessi- aggiunge Velina rossa- che non siamo convinti che si tratti del premio offerto dal segretario del tuo partito in onore della tua correttezza politica. Com’e’ noto, i ‘giochi’ in questo momento sono molto difficili nel Pd romano. Anche perche’ non c’e’ alcuna prospettiva di un cammino tranquillo per arrivare alla meta. Anzi, e’ tutto il contrario. Gli ostacoli maggiori arriveranno proprio dal Nazareno capitolino. Sia chiaro: noi siamo convinti che in te predomini sempre l’anima radicale, che informa di se’ ogni cosa che hai potuto realizzare in questi anni. Ma ora ti trovi iscritto ad un partito in cui la politica e’ intesa nel senso di rottamare chi da’ fastidio, specie se la sua vita e’ costellata da obiettivi concreti raggiunti. Basti pensare alla generosita’ delle battaglie civili, dal divorzio in avanti, che ti ha contraddistinto. Tu saresti un perfetto candidato ‘senza macchie’. Pregio tanto piu’ apprezzato in un momento in cui scandali e compromissioni con i poteri criminali toccano la politica da vicino. Sarai stupito, caro Giachetti- dice Velina Rossa- che ti mettiamo in guardia.
Ma lo facciamo perche’ la nostra amicizia e’ sincera, pur nelle differenze della politica attuale. Ci e’ capitato di assistere a conciliaboli che terminavano con questa frase: “Ci liberiamo finalmente di un seccatore”. Per questa gente e’ indigeribile che un uomo politico possa avere una lunga militanza parlamentare, dato che non si tiene piu’ conto se il personaggio in questione ha resistito per la sua bravura o per imposizione dall’alto. Oggi c’e’ il caso Roberto Giachetti, e in molti aspirano sia al posto di deputato, che al ruolo di vicepresidente della Camera. Immaginano che l’avvicendamento possa avvenire subito, e non si rendono conto che il candidato al Campidoglio non ha dovere alcuno di dimettersi dal parlamento per far piacere alle ambizioni dei protagonisti dell’oligarchia interna. Alla luce del sole, i farisei giurano che non avverra’ mai, ma nella notte in cui brillano i coltelli, e’ gia’ avvenuto. C’e’ bisogno di ricordare la fine che ha fatto Enrico Letta? Mai credere nell’onesta’ intinta di machiavellismo”. “A tal proposito, ci permettiamo di rivolgere i nostri dubbi anche al ‘padre politico’ di Giachetti. Caro Marco Pannella, quante ‘messe’ vale Roma?”

I veleni gentili

Proprio per questo il segretario romano di Sel Paolo Cento boccia la proposta: “Roberto Giachetti è una persona stimabile – premette Cento – ma la sua candidatura è tutta dentro il campo del Pd renziano. Noi partendo dalla candidatura di Fassina vogliamo parlare di contenuti. Giachetti, ad esempio, è pronto a confrontarsi sulle olimpiadi? I parlamentari di Sel hanno presentato una mozione per portare anche in Parlamento la discussione sul referendum. Il tema dell’unità, sollevato dai presidenti dei municipi romani, a questo punto va rivolto al Pd perché è da Renzi e dal Governo che c’è stata una forzatura. Se sarà Giachetti il candidato ci confronteremo nel merito dei progetti a partire dalla candidatura di Stefano Fassina”. È evidente che una candidatura “renziana” darebbe l’ambizione a SEL di smarcarsi puntando a un certo successo quantomeno al primo turno. D’altro canto Renzi ha già detto che l’appuntamento elettorale fondamentale del 2016 è quello del referendum sulle riforme, e soltanto su quello è disposto a metterci la faccia. Che la sconfitta in Italia sia sempre orfana è un fatto. Ma il rischio per Giachetti è di trovarsi solo molto prima dell’inizio della campagna elettorale.