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Renzi prova a fermare il nome di Elisabetta Belloni al Quirinale

Il leader di Italia Viva ha annunciato che il suo partito non la voterà al settimo scrutinio

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Il nome di Elisabetta Belloni non è ancora stato ufficializzato e farebbe parte di una lista di donne su cui Lega, Partito Democratico e MoVimento 5 Stelle stanno ragionando in vista del settimo scrutinio, in programma sabato mattina. Le voci, però, si fanno sempre più incessanti e tra i tanti pareri favorevoli è arrivato quello contrario da parte di Matteo Renzi: il leader di Italia Viva (parlando alla “sua” radio) ha annunciato il non appoggio del suo partito alla direttrice generale del Dis (Dipartimento delle informazioni per la sicurezza).

Elisabetta Belloni al Quirinale, arriva il no di Renzi e Italia Viva

“Non penso che sia minimamente possibile votare la capo dei Servizi segreti alla presidenza della Repubblica: non sta né in cielo né in terra. Se è il suo nome proporremo di non votarlo”, ha detto chiaramente Matteo Renzi che, poi, ha rincarato la dose: “Indipendentemente dal nome, in una democrazia del 2022 il capo dei Servizi segreti non diventa presidente della Repubblica, se non lasciando tutti gli incarichi e candidandosi di fronte ai cittadini”.

Insomma, domani – settimo scrutinio inizierà alle 9.30 – Italia Viva non convergerà sul nome di Elisabetta Belloni: “Se è il suo nome, domani proporremo di non votarlo”, ha proseguito Matteo Renzi a Radio Leopolda. Insomma, niente sostegno (almeno per il momento) nonostante sia una “sua amica”. E se Lega, Partito Democratico e MoVimento 5 Stelle sembrano andare in quella direzione, Forza Italia sembra essere – più o meno – sulla stessa lunghezza d’onda di Italia Viva. Non si critica il nome, ma il metodo. Insomma, il passaggio dai servizi segreti al Quirinale non sembra poter essere digerito. Anche perché, come spiegato da alcuni esponenti forzisti (come Cattaneo) ci sarebbero due “tecnici” nei ruoli apicali: Draghi a Palazzo Chigi e Belloni alla Presidenza della Repubblica.

Gli altri nomi per una donna al Quirinale

L’obiettivo, però, sembra quello di portare una donna alla Presidenza del Consiglio dei Ministri. Quindi restano sullo sfondo due figure (a meno che non ci voglia rivolgere a un altro nome a sorpresa mai uscito in questi giorni): quella della Ministra della Giustizia Marta Cartabia (che però avrebbe le resistenze del MoVimento 5 Stelle) e quella dell’ex Guardasigilli (nel governo Monti) Paola Severino.

Quest’ultima fu la protagonista e firmataria della legge (che porta il suo nome) sull’incandidabilità e di divieto di ricoprire cariche elettive e di Governo conseguenti a sentenze definitive di condanna per delitti non colposi. La norma che escluse Silvio Berlusconi dalle elezioni successive. Una legge che, però, venne votata anche da Forza Italia (anche se oggi, insieme a Lega e Fratelli d’Italia, vorrebbero modificare), ma che costò cara all’ex Cavaliere.