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Renzi, la maggioranza a rischio in Senato e il Soccorso Azzurro di Forza Italia

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Sette senatori. La maggioranza in Senato per il governo retto da Matteo Renzi si regge su numeri piccolissimi. E il rischio che su Jobs Act e Articolo 18 l’esecutivo finisca sotto è reale. Se non altro perché la partita che si è aperta ieri in direzione, con la vittoria schiacciante dei renziani, potrebbe chiudersi a Palazzo Madama. Dove l’arbitro, al fischio finale, certificherà la vittoria o la sconfitta.
 
UNA QUESTIONE DI NUMERI
Questa è soprattutto una questione di numeri. Il primo è 168: ovvero il massimo dei voti su cui Renzi può contare a Palazzo Madama al netto di assenze e malattie. Ma per arrivare a questo numero bisogna contare dentro i 109 del PD che però non sembrano orientati al massimo della compattezza.

Sul fronte opposto, ci sono i duri e puri che dovrebbero votare no, senza se e senza ma. Tra questi si possono annoverare Corradino Mineo, Walter Tocci e Maria Grazia Ricchiuti. Il quarto è Felice Casson, tra i senatori più critici: qualche voce maligna lo dà verso un riallineamento, che sarebbe favorito anche dalla prospettiva di avere il via libera del partito per diventare sindaco di Venezia. Poi c’è l’ampia pattuglia dei bersaniani e dei cuperliani: una quarantina di senatori. Qui bisogna puntare gli occhi sulla componente chiamata Area Riformista, nella quale c’è un nucleo di irriducibili, guidato da Alfredo D’Attorre, deputato. È un’area poco omogenea e lancia segnali contraddittori.Vannino Chiti, per esempio, potrebbe aver gradito i messaggi lanciati dal segretario:tra questi la nuova legge sulla contrattazione e la riapertura del tavolo verde per la concertazione.

L’infografica del Corriere della Sera sui numeri che ballano al Senato:
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I conti dei dissidenti sono presto fatti: una quarantina di senatori non è d’accordo o ha criticato aspramente la riforma dell’Articolo 18 e il Jobs Act. Se tutti dovessero trovare unità in una protesta che avrebbe del clamoroso – e che porterebbe di certo a provvedimenti duri da parte del partito – la maggioranza a disposizione del governo scenderebbe a 130 senatori, includendo i senatori a vita. Un’ipotesi abbastanza irreale. Molto più probabile che invece il voto segreto riporti in scena i franchi tiratori. E in questo caso Renzi farebbe bene a preoccuparsi. Perché dopo la direzione di ieri gli irriducibili non hanno deposto l’ascia di guerra, anzi. In più, c’è la questione degli emendamenti. Che alla fine potrebbero essere appena 300, visto che non si ripeterà la battaglia sulla riforma del Senato. Ma proprio perché saranno pochi e mirati, il rischio che il governo finisca sotto si fa ancora più reale. E allora scatta l’ipotesi soccorso azzurro.
 
IL SOCCORSO AZZURRO DI FORZA ITALIA
Forza Italia infatti ha già inviato molti segnali di apertura sull’articolo 18, sostenendo che la riforma di Renzi fosse quella che voleva fare Berlusconi. Di Soccorso Azzurro ha parlato ieri in una delirante intervista una parlamentare di Forza Italia, che ha detto che tutto il partito potrebbe salvare il presidente del Consiglio in caso di necessità. Ma Renzi ha già spiegato che se succedesse questo, si porrebbe un problema politico. Ovvero: il cambio politico di maggioranza che sostiene l’esecutivo sarebbe effettivo, e a quel punto ai dissidenti non rimarrebbe che cambiare partito. Ma a Forza Italia cosa cambierebbe? Intanto porterebbe il PD in una nuova difficoltà politica e verrebbero rinfocolate le polemiche sul Patto del Nazareno. E poi a quel punto tornerebbe d’attualità la legge elettorale. Perché le urne si avvicinerebbero, sia per i desideri di Renzi che per quelli delle altre forze politiche, che non vedono l’ora di rubare altri voti ai forzisti.