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Le regole per Natale a più velocità (se RT è sotto 1)

Tra due due settimane riaprono bar, ristoranti e negozi anche nelle regioni colorate di arancione e rosso? Ma in casa non saranno permesse più di 6 persone, anche se si tratterà solo di una raccomandazione. Le regole per Natale 2020 in arrivo con il nuovo DPCM

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Un DPCM per Natale con allentamenti e deroghe a partire dal 3 dicembre. Tra le ipotesi – per non mortificare i co’è già nsumi – ci sarebbe la possibilità di tenere i negozi per lo shopping aperti anche di sera tardi, per spalmare le entrate dei clienti e favorire comunque il commercio. Anche se il coordinatore del Cts, Angelo Miozzo precisa che “un Natale tradizionale ce lo dobbiamo scordare”. E’ ormai certo che resteranno ancora chiusi i circoli e le strutture sportive, le palestre i cinema e i teatri mentre uno spiraglio ci potrebbe essere per i negozi e i ristoranti, che potranno tornare “in semilibertà” se rispetteranno le regole che già hanno. E non sarà – spiega Miozzo – un “liberi tutti”.

Regali sì, cenone no: le regole per Natale (se RT è sotto 1)

La scommessa è che l’indice RT scenda presto a 1 entro metà dicembre; in questo modo la maggior parte delle regioni si troverebbero a ridosso delle feste natalizie in fascia gialla o arancione, permettendo di aprire qualcosa e rendendo possibile lo shopping, scrive Repubblica:

La speranza è che questa settimana si possa sfiorare la soglia di Rt 1, che verrebbe però fotografata dal monitoraggio di venerdì 27 novembre. Se da una parte Palazzo Chigi sogna di raggiungere presto questo plateau che precede la discesa dei contagi, dall’altra teme un “liberi tutti” natalizio. Se le misure attuali stanno funzionando, come dicono, è altrettanto evidente che non è possibile “sbagliare” il prossimo Natale. Caro costerebbe un 25 dicembre di feste spensierate e un gennaio segnato dalla terza ondata. Cosa fare, allora? L’idea è appunto promuovere misure e raccomandazioni che riducano questo rischio. Un Natale soft che migliori il «disagio sociale e psicologico» di molti cittadini, ammesso dallo stesso premier. E che riproponga il limite di sei persone per gli incontri in casa e per alcuni spostamenti regionali. Mantenendo i negozi aperti nelle aree non sottoposte al vincolo di zona rossa, ma immaginando un contingentamento agli accessi nelle vie dello shopping, come già accade a Roma. L’appello sarà quello alla responsabilità individuale. L’invito a non mollare e a resistere fino al vaccino

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C’è già un calendario? Per il Messaggero, che riporta le parole di Miozzo, dal 4 dicembre potrebber riaprire bar, negozi e ristoranti:

Tra due settimane riaprono bar, ristoranti e negozi, anche nelle regioni colorate di arancione e rosso. Il coordinatore del Cts,Agostino Miozzo, a “Porta a Porta”, ha detto parlando del commercio e della ristorazione: «Il 4 dicembre potranno tornare a una seminormalità». Ma ha avvertito: «Un Natale tradizionale ce lo possiamo scordare». In attesa delle pagelle di domani sui 21 indicatori che potrebbero portare a nuove regioni chiuse, la situazione dell’epidemia èancora fluida. La Puglia rischia la fascia rossa,ma il presidente Emiliano gioca d’anticipo e con una lettera al governo chiede di inserire tra le aree con le chiusure più rigorose solo le province di Foggia e Bat (Barletta, Andria e Trani). La Basilicata vede aumentare la pressione delle terapie intensive e domani, quando usciranno le nuove valutazioni della cabina di regia sui 21 parametri, rischia di passare dalla fascia arancione a quella rossa. In bilico anche la Liguria, anche se il governatore Toti dice che ilquadro è migliorato. Agenas (Agenzia nazionale sanità) avverte: 17 aree vicine alla saturazionedelle terapie intensive. La corsa dei contagi rallenta, ma siamo ancora a rischio. Da escludere per Natale riaperture generalizzate.

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Intanto cresce il numero di regioni che riempiono le terapie intensive di malati Covid oltre la soglia critica: sono ormai 17, ben 7 in più rispetto a una settimana fa. E siamo vicini ai 4.000 pazienti Covid ricoverati in rianimazione, ovvero il dato massimo raggiunto nella prima ondata, che all’epoca però erano concentrati nel nord del Paese. Mentre gli anestesisti precisano: molte delle terapie intensive annunciate sono solo su carta ma preoccupa soprattutto la carenza di rianimatori. A mostrare una criticità diffusa da nord a sud della penisola è il monitoraggio dell’Agenzia per i servizi sanitari regionali (Agenas), aggiornato con dati del 17 novembre. Mostrano infatti come sia occupato da pazienti Covid il 42% dei posti in terapia intensiva in Italia, ovvero il 12% oltre la soglia critica del 30%. Un dato che ormai riguarda ben 17 regioni e province autonome su 21: Abruzzo, Basilicata, Calabria, Campania, Emilia Romagna, Lazio, Liguria, Lombardia, Marche, P.A. Bolzano, P.A. Trento, Piemonte, Puglia, Sardegna, Toscana, Umbria, Valle d’Aosta. Con questa situazione se si riapre per il natale cosa si rischia? Lo ha spiegato Crisanti:  “La curva si e’ appiattita, questo e’ sicuro. Bisogna vedere quanto rimane a questi livelli, che obiettivamente non sono accettabili per il numero delle persone che si ammalano tutto il giorno, l’RT deve scendere sotto l’1 per abbassare i casi. Non credo che con queste misure l’RT si porti allo 0.3/0.4 come dopo la fine del lockdown, queste misure ci servono per arrivare a fine natale.“La battaglia per il futuro di tutti noi – aggiunge – e’ la creazione di un sistema di sorveglianza per accertare la trasmissione sul territorio: se si fa questo noi potremo andare senza mascherine anche tra quattro mesi”. Se lo stiamo facendo? “No, questo e’ il punto. Sicuramente con la stagione calma la trasmissione diminuira’. Con le misure di adesso, secondo me, la trasmissione non diminuisce moltissimo, attraverseremo il natale piu’ o meno con questi casi e poi avremo altri tre mesi invernali. E bisognera’ prendere una decisione: implementare le misure piu’ restrittive se si vogliono diminuire i casi”.

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