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Referendum, Renzi va alla lotta

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Il presidente del Consiglio Matteo Renzi ha cominciato oggi da Firenze, città di cui è stato sindaco, la campagna del governo per il referendum costituzionale che si terrà a metà ottobre, chiedendo ai suoi sostenitori di creare 10.000 comitati per il sì. “Quello che stiamo cercando di fare, che è molto più importante del Pil, è restituire agli italiani l’orgoglio di appartenere a qualcosa di grande”, ha detto Renzi durante il suo intervento al teatro Niccolini. “Ho bisogno che ci siano 10.000 comitati in tutta Italia”, ha detto ancora il premier, che è anche segretario del Pd. “Siamo a un bivio tra l’Italia che dice sì al futuro e un’Italia che dice no, no, no”. “Ho bisogno del massimo impegno da parte di ciascuno di voi”, ha poi aggiunto, legando l’esito del referendum alla prosecuzione del suo governo.

Referendum, Renzi va alla lotta

La riforma costituzionale approvata in via definitiva dal Parlamento il mese scorso riduce i poteri del Senato, trasformandolo in un’assemblea di 100 componenti non eletti direttamente che non vota più la fiducia al governo; abolisce definitivamente le Province ed elimina il Cnel, oltre a togliere alcune competenze alle Regioni.  Il premier fa capire che bisogna cogliere l’attimo perche’ “il Parlamento e’ uscito dall’incantesimo e le cose sono state fatte”. E chiede l’aiuto dei cittadini: “Fino a ottobre serve una gigantesca campagna porta a porta per chiedere se si vuole riportare l’Italia a due anni fa o andare a testa alta verso il futuro” e quindi “i comitati saranno diecimila in tutta Italia”. Nel merito Renzi replica “a quelli che dicono che la nostra riforma e’ contro quello che volevano i Costituenti” dicendo che “stiamo utilizzando proprio un articolo voluto dai padri costituenti: il bicameralismo paritario non e’ quello che volevano i padri costituenti”. E dopo il gong, le due squadre si posizionano: la maggioranza di governo plaude alle riforme e al referendum, con qualche voce che chiede solo che non sia un plebiscito personale, e l’opposizione mena fendenti su riforme e governo. “Renzi e’ un produttore automatico di annunci cui non seguono mai i fatti” taglia corto il capogruppo M5S alla Camera, Michele Dell’Orco. “Parla di un’abolizione del Senato che non esiste – sostiene – visto che i senatori ci saranno ancora e il Senato continuerà a costare i soldi dei contribuenti. La sua credibilità e’ zero”. Forza Italia annuncia con Renato Brunetta una “mobilitazione per dire ‘no’ a questa ‘schiforma’ e mandare a casa un premier mai eletto dal popolo sovrano”. Il capogruppo alla Camera parla di riforma “sbagliata e illiberale, perche’ ‘limita gli spazi di democrazia senza rendere il sistema ne’ piu’ efficiente ne’ meno costoso”. Ma critica anche “il tentativo di Renzi di usare l’appuntamento con le urne in ‘modo improprio per legittimarsi politicamente'”.

La campagna per il no

Anche Sel si schiera per il no: “Non c’e’ un’Italia che dice sempre si’ e una che dice sempre no. C’e’ un’Italia che non vuole l’uomo solo al comando. Un’Italia che dice no per non dire signorsi'” afferma il capogruppo alla Camera Arturo Scotto. E’ un affondo a tutto campo quello del leader leghista Matteo Salvini: “Renzi pericoloso bugiardo, sta svendendo il lavoro, le aziende, il risparmio, la sicurezza, i confini e il futuro degli italiani”. Dal mondo dell’impresa giunge invece l’endorsement di Sergio Marchionne, ad di Fca, che apprezza le riforme fatte, non solo quelle istituzionali: “Siamo a buon punto dobbiamo continuare su questa strada: non vorrei che si fermasse tutto”. Secondo un sondaggio Demopolis di alcuni giorni fa, escludendo astensionisti ed indecisi (che rappresentano oltre il 50% del campione), il 58% degli italiani direbbe sì alla riforma costituzionale, il 42% voterebbe no. Secondo un sondaggio condotto da Euromedia Research per Affaritaliani.it che ne ha diffuso il risultato il 52% del campione di elettori italiani intende votare no al referendum sulla riforma della Costituzione approvata dal Parlamento mentre il sì si ferma al 48%, con una riduzione dello 0,1% rispetto ad analoga rilevazione effettuata lo scorso 18 aprile. Intanto un gruppo di risparmiatori dell’associazione ‘vittime salva-banche’ si è radunato davanti al Teatro Niccolini di Firenze dove si trovava il premier. “Buffoni, vogliamo i rimborsi totali”, hanno gridato, tra l’altro, chiedendo di incontrare il presidente del Consiglio. Renzi è entrato nel teatro da un ingresso secondario.