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Le molotov contro la casa della compagna di Raimondo Caputo

fortuna loffredo

Dacci oggi il nostro pogrom quotidiano. Persone non identificate hanno dato fuoco a una delle finestre dell’abitazione di Caivano (Napoli) dove sta scontando i domiciliari la compagna di Raimondo Caputo, 43 anni, detto Titò, l’uomo a cui oggi i carabinieri hanno notificato un’ordinanza di arresto con l’accusa di avere violentato e ucciso la piccola Fortuna Loffredo, morta il 24 giugno 2014 nel Parco Verde della cittadina. Sconosciuti, intorno a mezzogiorno, hanno lanciato una bottiglietta contenente liquido infiammabile contro una finestra e poi appiccato le fiamme che si sono estinte autonomamente. Sull’accaduto stanno indagando i carabinieri di Caivano e di Casoria. La 32enne si trova ai domiciliari perché accusata, in concorso con il compagno in carcere, di abusi sessuali nei confronti di una figlia piccola della donna.

Le molotov contro la casa della compagna di Raimondo Caputo

Raimondo Caputo, compagno di Marianna Sabozzi, madre di un altro bimbo morto per una caduta accidentale nel Parco Verde di Caivano, per gli inquirenti ha ucciso Fortuna Loffredo, la bimba di sei anni di cui cui abusava sessualmente, cosi’ come di altre due piccole abitanti di quello stesso palazzo. Le indagini dei carabinieri, che hanno portato a una misura cautelare nei suoi confronti per omicidio e violenza sessuale dicono anche che l’uomo, vicino di casa della vittima, il 24 giugno di due anni fa portò la bambina all’ottavo piano del palazzo e che la lanciò dal terrazzo quando la piccola probabilmente si rifiutò di subire nuove violenze. Caputo si trova in carcere gia’ da tempo per un provvedimento cautelare da novembre per violenza sessuale ai danni di una bambina di 12 anni, così come Marianna Sabozzi. Prima di essere arrestato a novembre del 2015 per il primo abuso sessuale contestato – quello ai danni della figlia di tre anni avuta con la compagna anch’essa arrestata e finita ai domiciliari per concorso in violenza sessuale su minore – Caputo era entrato e uscito dal carcere per una lunga serie di reati comuni, dal furto alla rapina, dal porto abusivo d’armi alla violenza a pubblico ufficiale. Un disoccupato pluri-pregiudicato mai però coinvolto in indagini di camorra o di droga, attività molto fiorente a Parco Verde, ma che comunque incuteva timore negli inquilini dello stabile, che lo hanno protetto fino all’ultimo, e dei bambini di cui abusava. Sulla morte di Fortuna ha sempre detto che quel giorno, il 24 giugno 2014, non era nel palazzo, e nessuno lo ha mai contraddetto, ad eccezione proprio delle piccole vittime. Domenico Airoma, procuratore aggiunto di Napoli Nord, che indaga sulla rete di pedofili del Parco Verde a Caivano, nel Napoletano, sottolinea durante la conferenza stampa un particolare emerso su Fortuna Loffredo e che collegava quella che sembrava una caduta accidentale a giugno 2014 con un’altra avvenuta l’anno precedente, vittima un bimbo di 3 anni, Antonio Giglio, figlio di Marianna Fabozzi, ai domiciliari per un altro filone dell’inchiesta:  “La scarpina destra di Fortuna sarebbe stata occultata da una signora all’ottavo piano del palazzo in cui viveva la piccola. La stessa che negò di aver visto qualcuno sul pianerottolo poco prima della caduta della bambina”. Anche la scarpina destra di Antonio non fu mai trovata. Il fascicolo di quell’indagine è pero’ della Procura di Napoli. Dove fosse la scarpina di Fortuna è emerso da una intercettazione.

Omertà e connivenze sulla rete di pedofili

L’indagine, sottolineano gli inquirenti, è stata resa difficile non solo dell’omertà degli abitanti del Parco Verde, ma anche da connivenze. Persone che hanno cercato in tutti i modi di depistare le indagini, accusano Airoma e il procuratore capo Francesco Greco. L’arresto di Caputo avvenne a novembre scorso, proprio durante le indagini sulla morte della piccola Fortuna. E proprio di una rete di pedofili all’interno del Parco Verde di Caivano parla il procuratore Greco : “Un contesto che lo stesso gip nell’ordinanza ha definito disastrato”.  “Da questa indagine – spiega Airoma – arriva un quadro che ci preoccupa molto, un contesto in cui l’infanzia non e’ tutelata. Le istituzioni devono farsene carico, la scuola, il comune, l’Asl e i servizi sociali. Ieri abbiamo avuto un incontro con il procuratore del tribunale dei Minori per individuare degli interventi da mettere in atto”. Greco specifica che, vista la drammaticita’ dei fatti che coinvolgono minori, gli inquirenti non riescono a dirsi “soddisfatti” del risultato. “L’unica nota positiva – dice – è che l’equipe che sta seguendo i tre minori allontanati dal contesto, coloro che hanno permesso di arrivare a questo risultato con le loro dichiarazioni, ci ha riferito che i bambini hanno ripreso a giocare e a sorridere”. Dal momento in cui sono iniziate le indagini dopo la morte della bambina, gli investigatori hanno individuato 4 bambini che avevano probabilmente subito abusi sessuali. Nei mesi scorsi, l’indagine ha visto l’arresto di Salvatore Mucci e della moglie, ovvero coloro che per primi dissero di aver soccorso Fortuna. I tre minori allontanati, invece, sono tutti figli di Marianna Fabozzi. Le indagini non sono ancora concluse. Saranno, infatti, ascoltate le persone che hanno reso false testimonianze. “Questo risultato – conclude Greco – lo dedichiamo anche al pm Federico Bisceglia che per primo iniziò a indagare sulla rete di pedofilia e morto in un incidente stradale”. In Procura era anche l’avvocato dei Loffredo, Angelo Pisani. “La giustizia non deve avere nessuna pieta’ per queste persone – ha detto – c’e’ ancora tanto da fare e bisogna capire anche come e’ morto il piccolo Antonio Giglio, precipitato anche lui in circostanze simili a quelle di Fortuna e figlio della compagna di Caputo. La morte di Fortuna e’ servita almeno a salvare tanti altri bambini”, ha concluso l’avvocato.

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