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I raid degli USA contro l'ISIS in Libia

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Per la prima volta dalle operazioni del 2011 che portarono alla caduta di Muammar Gheddafi, i caccia-bombardieri Usa sono tornati a bombardare la Libia. L’obiettivo sono le postazioni di Isis. Lo ha reso noto il Pentagono specificando che l’azione è stata effettuato su richiesta del governo del premier Fayez al Serraj. Sarraj ha rivelato che il suo governo aveva chiesto un “sostegno diretto agli Stati Uniti per effettuare raid aerei contro l’Isis a Sirte”, scrive il sito Alwasat, confermando il “rifiuto del suo governo ad ogni tipo di ingerenza straniera senza mandato o autorizzazione del governo di intesa nazionale”. Nel suo discorso in tv Sarraj ha precisato che “oggi caccia americani hanno effettuato dei raid aerei contro l’Isis a Sirte conformemente alla richiesta presentata dal Consiglio presidenziale del governo di intesa nazionale ed in coordinamento con la ‘Operation Room’ dell’operazione al Bonyan al Marsous” a Sirte. “L’aviazione Usa ha colpito alcune postazioni dell’Isis a Sirte – ha aggiunto – infliggendo loro pesanti perdite”. Questo “aiuto solo aereo sarà limitato ad un asso di tempo ben determinato, nell’are di Sirte e della sua periferia” e “non ci saranno presenze militari Usa sul terreno”.

I raid degli USA contro l’ISIS in Libia

Intanto a compagnia petrolifera libica (Noc) ha annunciato che riprenderà le esportazioni di greggio, bloccate da mesi a causa di divergenze politiche e di attacchi jihadisti, dopo un accordo per la riapertura di due terminali petroliferi. “Avvieremo i lavori per la ripresa delle esportazioni dai porti che erano chiusi e dai giacimenti che li approvigionavano”, ha indicato in un comunicato la Noc, menzionando la riparazione delle installazioni danneggiate e il “ritorno della manodopera”. La settimana scorsa, le Guardie dei siti petroliferi avevano annunciato la riapertura dei due principali terminali a seguito di un accordo con il governo di unità nazionale (Gna). I terminali di Ras Lanouf e di al Sedra, di una capacità rispettiva di 200.000 e di 500.000 barili al giorno, sono chiusi dallo scorso gennaio: i loro serbatoi avevano preso fuoco a causa di attacchi dell’Isis. Secondo la Noc, lo Gna ha deciso di sbloccare dei fondi per permettere alla compagnia di innalzare progressivamente il livello di produzione e raggiungere “i circa 900.000 barili al giorno a fine 2016”. Il settore energetico, principale fonte di reddito per la Libia, è gestito dalla Noc che si è scissa in due gruppi rivali; il principale ha sede nella capitale e fa capo al Gna mentre il rivale, che ha sede nell’Est, resta vicino ad un esecutivo parallelo che gode della fiducia di un Parlamento che rifiuta ancora di cedere il potere al governo di Tripoli.