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Raffaele Cepparulo: il boss dei Barbudos assassinato a Napoli

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Un altro agguato, quello avvenuto nel pomeriggio di ieri, nel quartiere di Ponticelli, alla periferia orientale di Napoli che, secondo una prima ipotesi investigativa, può essere ascritto alla guerra tra cosche composte da giovanissimi, per il controllo delle attività illecite nel centro storico di Napoli. A cadere sotto il fuoco di sicari è stato Raffaele Cepparuolo, 24 anni, ritenuto elemento di vertice dei cosiddetti Barbudos (un gruppo criminale del centro storico che si caratterizza per le barbe folte e dal look un po’ particolare). E poi un incensurato, Ciro Colonna, di 19 anni. Il primo è deceduto sul colpo, il secondo durante il trasferimento al vicino ospedale “Villa Betania”: troppo gravi le ferite causate dai proiettili. I medici non hanno potuto fare altro che costatarne il decesso. Ora gli investigatori stanno lavorando per accertare se le due giovani vittime si conoscessero. I sicari sono giunti a piedi dinanzi ad locale di lotto O di via Cleopatra diventato ritrovo dei giovani del quartiere. Hanno estratto le pistole e hanno fuoco più volte. Nel mirino è finito Cepparulo, originario del rione Sanità (nel centro antico di Napoli) e da qualche tempo trasferitosi nella nella zona orientale. Poi i proiettili hanno raggiunto Colonna, che era a poca distanza.

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Raffaele Cepparulo, boss dei Barbudos assassinato ieri a Ponticelli

Raffaele Cepparulo: il boss dei Barbudos assassinato a Napoli

I sicari compiuta la loro missione di morte (e per le modalità dell’agguato non doveva essere solo un avvertimento) si sono allontanati sempre a piedi, infilandosi in una strada laterale dove forse avevano una moto o una macchia con la quale avrebbero proseguito la fuga. Sul posto sono giunti sia polizia che carabinieri, che hanno avviato le indagini. E ancora tante persone – amici e conoscenti delle vittime – in preda alla disperazione. Un operatore video è stato aggredito. Cepparulo nelle fotografie diffuse ieri mostrava i nomi di amici uccisi e mentori sul petto. La Repubblica descrive così il gruppo dei Barbudos e la faida che sta colpendo i questi mesi la zona::

 Aveva imposto ai suoi il look delle barbe lunghe. Tratto distintivo di un clan all’interno di una alleanza dai tanti cognomi criminali. E un soprannome: Barbudos. Ma quando i tempi si erano fatti difficili, il suo punto di riferimento era stato arrestato e lui stesso era stato cacciato dal suo quartiere dalle cosche più potenti. Allora aveva scelto la guerra delle “stese”, cortei notturni di dieci, venti motorini con ragazzi che sparano all’impazzata contro saracinesche e auto in sosta. Tutto per imporre il proprio potere criminale. Lo ha fatto per due volte — il 25 maggio e lunedì scorso — con incursioni nel quartiere da cui era stato cacciato. Avvertito di smetterla, non si era fermato. Ieri è stato ammazzato in un circolo ricreativo abusivo. Si è portato via anche la vita di un ragazzo di 19 anni, sua recente conoscenza e piccoli precedenti penali ma che non aveva nulla a che fare con le guerre di camorra.
Punito per aver infastidito i potenti Vastarella con quelle continue sparatorie notturne nella zona delle Fontanelle. Storia che comincia alla fine del 2015, con l’omicidio del boss Pietro Esposito. Quella morte segna la “cacciata” dei suoi alleati, come gli Spina e i Genidoni, gruppi cui è legato Cepparulo. Fedele al punto da tatuarsi sul petto il nome del suo mentore, Antonio Genidoni, e quello del figlio del boss ucciso. Con la morte del boss i Barbudos vengono cacciati dalla Sanità. Si vendicano. Sparano all’impazzata in un circolo ricreativo delle Fontanelle, ammazzano due membri della famiglia Vastarella, ne feriscono tre. Quindi tornano nel loro esilio, un quartiere vicino alla Sanità. Arriva la risposta: il clan rivale entra in azione in una officina a Marano, ammazza padre e figlio.