Opinioni

Perché abbiamo deciso di non mostrare il video della funivia del Mottarone

Lorenzo Tosa|

Sabato scorso tutti quanti ci siamo commossi di fronte al gesto del capitano della Nazionale danese Simon Kjaer e dei giocatori che si sono raccolti a protezione non solo della privacy ma anche della dignità del prorpio compagno di squadra Christian Eriksen mentre lottava tra la vita e la morte.

Tutti abbiamo applaudito. Tutti ci siamo ripetuti che esistono luoghi dove il voyeurismo e la morbosità delle telecamere non possono e non devono arrivare.
Oggi, a distanza di quattro giorni, quegli stessi media che si sperticavano in lodi ed elogi hanno diffuso, rilanciato, ripubblicato le immagini mostruose della funivia del Mottarone nell’istante esatto in cui è precipitato per 500 metri al suolo. Un video che nulla aggiunge e nulla toglie alla tragedia: pura pornografia del dolore. Mera esibizione di atroce sofferenza umana per chiunque: per i morti, per i vivi, per le famiglie.

Io non so cosa sia giusto e cosa sbagliato né ho la pretesa di ergermi a giudice del lavoro altrui. Ma ho deciso, insieme alla redazione, che non pubblicheremo queste immagini strazianti né su Next né in alcun altro luogo o forma. Perché esiste un limite oltre il quale ritengo giusto non andare, fermarsi un attimo prima, senza invadere o abitare il dolore altrui. Vale per Eriksen e vale, a maggior ragione, per le 14 persone che lassù sono morte. Altrimenti, per coerenza, la prossima volta che ci ritroveremo davanti al dramma che si compie, non applaudiamo i giocatori della Danimarca che proteggono un amico, un compagno, una persona. Chiediamogli, semplicemente, di spostarsi un po’ più in là.