Opinioni

Perché abbiamo deciso di non mostrare il video della funivia del Mottarone

Sabato scorso tutti quanti ci siamo commossi di fronte al gesto del capitano della Nazionale danese Simon Kjaer e dei giocatori che si sono raccolti a protezione non solo della privacy ma anche della dignità del prorpio compagno di squadra Christian Eriksen mentre lottava tra la vita e la morte.

Tutti abbiamo applaudito. Tutti ci siamo ripetuti che esistono luoghi dove il voyeurismo e la morbosità delle telecamere non possono e non devono arrivare.
Oggi, a distanza di quattro giorni, quegli stessi media che si sperticavano in lodi ed elogi hanno diffuso, rilanciato, ripubblicato le immagini mostruose della funivia del Mottarone nell’istante esatto in cui è precipitato per 500 metri al suolo. Un video che nulla aggiunge e nulla toglie alla tragedia: pura pornografia del dolore. Mera esibizione di atroce sofferenza umana per chiunque: per i morti, per i vivi, per le famiglie.

Io non so cosa sia giusto e cosa sbagliato né ho la pretesa di ergermi a giudice del lavoro altrui. Ma ho deciso, insieme alla redazione, che non pubblicheremo queste immagini strazianti né su Next né in alcun altro luogo o forma. Perché esiste un limite oltre il quale ritengo giusto non andare, fermarsi un attimo prima, senza invadere o abitare il dolore altrui. Vale per Eriksen e vale, a maggior ragione, per le 14 persone che lassù sono morte. Altrimenti, per coerenza, la prossima volta che ci ritroveremo davanti al dramma che si compie, non applaudiamo i giocatori della Danimarca che proteggono un amico, un compagno, una persona. Chiediamogli, semplicemente, di spostarsi un po’ più in là.