Cultura e scienze

Quanto durerà l’epidemia di Coronavirus?

Un documento del Pentagono dice che l’epidemia potrebbe durare fino all’estate del 2021. E gli effetti del clima potrebbero essere sovrastimati

pelle coronavirus immagine del virus

l Pentagono si starebbe preparando alla possibilità che l’epidemia da Coronavirus SARS-COV-2 possa perdurare fino all’estate del 2021. La questione emerge da un documento della Difesa Usa visionato da “Task and Purpose” in base al quale un vaccino anti Covid-19 è improbabile fino all’estate del prossimo anno.

Quanto durerà l’epidemia di Coronavirus

“Abbiamo una lunga strada davanti a noi – si legge nel documento – con la reale possibilità di una ripresa del Covid-19. Pertanto dobbiamo rifocalizzare la nostra attenzione nel riprendere missioni cruciali, incrementando il livello di attività e lavorando alla necessaria preparazione nel caso dovesse esservi una ripresa importante del Covid-19 nel corso dell’anno”. Il documento non è stato pubblicato ufficialmente ed è suscettibile di cambiamenti da quando è stato distribuito tra i militari all’inizio di maggio per un feedback, secondo un funzionario della difesa citato dal sito. “Tutte le indicazioni suggeriscono che ci troveremo nell’epidemia di COVID-19 a livello globale nei prossimi mesi“, si legge nel promemoria. “Questo probabilmente continuerà fino a quando non vi sarà un’immunità su larga scala, attraverso i vaccini e l’immunità di gregge”. I morti per coronavirus negli Stati Uniti potrebbero raggiungere quota 113.000 alla metà di giugno rispetto ai quasi 92.000 attuali. Le nuove proiezioni, basate su nove modelli epidemiologici, sembrano indicare che ci saranno almeno 1.000 morti al giorno negli Stati Uniti nei prossimi 25 giorni.

coronavirus estate 2021

Intanto ieri i ricercatori dell’Università di Princeton, guidati da Rachel Baker, hanno pubblicato su Science un articolo in cui affermano che non vanno riposte troppe speranze nell’arrivo dell’estate per arginare l’epidemia di Covid-19: il caldo e l’umidità sono meno forti infatti nel rallentare il virus se la maggior parte della popolazione è suscettibile all’infezione. Diversi studi preliminari suggerivano che i fattori climatici, come l’umidità, potessero influire sulla trasmissione del virus, ma rimane ancora da chiarire se questi fattori possano cambiare la sorte della pandemia per il resto del 2020, vista la bassa immunità della popolazione al virus. Per capirlo meglio i ricercatori hanno usato un modello epidemiologico costruito con i dati Usa su altri quattro coronavirus stagionali in circolazione. Nelle simulazioni fatte per diverse città ad alte latitudini e più tropicali, hanno visto che anche nelle città tropicali, le cui condizioni dovrebbero ostacolare la trasmissione del virus, la crescita dell’epidemia rimmarrebbe comunque significativa. I ricercatori hanno notato anche che mentre gli effetti del clima possono portare a modesti cambiamenti sulle dimensioni del picco e la durata della pandemia, il clima estivo probabilmente non limiterà la crescita della pandemia, che viene più guidata nella sua traiettoria dalla popolazione non ancora immune. Analizzando come le misure di controllo non farmaceutiche abbiano influenzato la diffusione del nuovo coronavirus, gli studiosi evidenziano che possono contenere l’interazione clima-pandemia in qualche modo, allontanando le persone suscettibili. I risultati, concludono gli studiosi, suggeriscono che le persone che ancora non si sono ammalate sono il fattore guida nella diffusione del virus durante l’estate e, a meno che non vengano mantenute misure di controllo efficace, è probabile un alto numero di casi di Covid-19 nei prossimi mesi, anche nelle aree più calde e umide.

vaccino coronavirus
Francis Collins, direttore del National Institutes of Health (NIH), ha intanto detto all’AFP che se gli Stati Uniti sviluppano prima degli altri Paesi avranno il dovere di condividerlo rapidamente con il resto del mondo. Il governo di Donald Trump vorrebbe produrre dosi di vaccino prioritariamente per l’intera popolazione americana. Il futuro vaccino dovrebbe essere considerato un “bene pubblico globale”, come hanno affermato i presidenti di Francia e Cina? “Sono assolutamente d’accordo con questo”, afferma Francis Collins, particolarmente preoccupato per la difficile situazione dell’Africa. “Se otteniamo un vaccino che funziona, vorrei che fosse disponibile lì al più presto, e in Sud America”, continua lo scienziato, responsabile di un’organizzazione di ricerca con un budget da 42 miliardi di dollari. “Abbiamo una grande responsabilità. Siamo il Paese più ricco del mondo, non possiamo semplicemente prenderci cura di noi stessi, sarebbe terribile”, aggiunge.

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