Cultura e scienze

«Quando trovo il giornalista gli fratturo la faccia»

Massimo Carminati ha una concezione del giornalismo evidentemente molto vicina a quella della gente comune. Ecco perché voleva “fratturare la faccia” (testuale) a Lirio Abbate, giornalista dell’Espresso sotto scorta dopo aver parlato per primo dell’inchiesta su Mafia Capitale più di due anni fa. Carminati è arrabbiato perché Abbate gli affibbia l’appellativo di trafficante di droga, che, come abbiamo visto, il Guercio ha sempre rifiutato:

A farlo andare su tutte le furie,come scrivono anche gli investigatori, è un pezzo pubblicato il 7 dicembre del 2012 sul settimanale. Il titolo è “I quattro re di Roma”. E il contenuto non piace a quello che, secondo la procura di Roma, è il capo indiscusso di Mafia Capitale, finito in carcere martedì scorso con l’accusa di associazione per delinquere di stampo mafioso. «Finché mi diconoche sono il re di Roma mi sta pure bene, come l’imperatore Adriano… però sugli stupefacenti non transigo, lunedì voglio andare a parlare col procuratore capo e dirgli: se sono il capo degli stupefacenti a Roma mi devi arrestare immediatamente». Nella sua cronaca, infatti, Abbate lo descrive come «un soggetto dedito al traffico di stupefacenti». Accusa infamante per Carminati, che si arrabbia: «Non so chi è questo Abbate, questo infame pezzo di merda… finché mi accusano di omicidi… ma la drogano… come trovo il giornalista gli fratturo la faccia… tanto sarà scortato, così gli aumentano pure la scorta». Lirio Abbate, in effetti, vive sotto tutela dal 2007, da quando ancora era cronista di mafia nella sua Sicilia.

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Massimo Carminati e la banda di Mafia Capitale (Corriere della Sera, 9 dicembre 2014)

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