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Perché la vera partita adesso è la legge elettorale

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Matteo Renzi ha annunciato ieri notte che questo pomeriggio salirà al Colle per presentare le dimissioni al Presidente della Repubblica Sergio Mattarella. Non ci sono molte opzioni sul tavolo, ieri Renato Brunetta oltre ad aver dedicato un fugace pensiero al “golpe” che ha portato alle dimissioni di Berlusconi nel 2011 ricordava che il Partito Democratico ha ancora la maggioranza in Parlamento e che quindi spetta al PD a indicare un nuovo Presidente del Consiglio in grado di formare un nuovo Governo. Renzi da parte sua nel suo discorso di ieri invece ha ricordato che “onori e oneri” spettano ora ai leader dei partiti che hanno fatto campagna per il No che hanno ora grandi responsabilità «a cominciare dalla proposta delle regole della legge elettorale, tocca a chi ha vinto avanzare risposte serie, coerenti e credibili».
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Perché anche se c’è la legge elettorale non si andrà a votare subito

Perché si andrà ad elezioni anticipate, anche se non si sa quando, e quindi le forze politiche devono trovare un accordo sulla legge elettorale. Salta quindi, dopo quello che ha detto Renzi ieri notte, la bozza di modifica della legge elettorale sottoscritto da Renzi e Cuperlo sulle modifiche da apportare all’Italicum per venire incontro alle richieste della minoranza Dem che chiedeva sostanzialmente il superamento del ballottaggio alla Camera. L’Italicum però è una legge elettorale che vale solo per la Camera (dal momento che se fosse passata la riforma il Senato avrebbe avuto una nuova legge elettorale) e quindi c’è anche da risolvere il problema di come votare al Senato. Perché non è vero che non c’è una legge elettorale per il Senato: c’è ed è il cosiddetto Consultellum, ovvero ciò che resta della precedente legge elettorale (il Porcellum) emendata dagli aspetti che la Corte Costituzionale nel 2014 ha dichiarato incostituzionali. In sostanza quindi al momento abbiamo una legge elettorale con un sistema maggioritario a doppio turno per la Camera e un’altra con il proporzionale per il Senato. Al di là della situazione di ingovernabilità che potrebbe scaturirne questo significa che se si andasse a votare domani ci sarebbe la legge elettorale e non sarebbe incostituzionale. Però è probabile che Mattarella, tenuto conto del fatto che se si andasse ad elezioni subito senza modificare la legge elettorale il Paese sarebbe ingovernabile, scelga di non andare subito al voto. Va anche però considerato che anche l’Italicum sarà quasi sicuramente sottoposto al vaglio della Consulta e che quindi potrebbe essere emendato in alcune parti, scrivono alcuni, eliminando il ballottaggio, ma non c’è nulla di certo. I partiti però hanno ancora tempo per mettere mano alla legge elettorale anche e soprattutto per modificare quel premio di maggioranza che assegna il 54% dei seggi della Camera a chi supera la soglia del 40% che probabilmente nessun partito o coalizione sarebbe in grado di raggiungere oggi. L’idea di andare al voto con queste due leggi elettorali così come sono piace molto a Grillo, che sul blog ha scritto che bisogna andare quanto prima alle urne con l’Italicum così com’è per la Camera e il Consultellum al Senato. Secondo Grillo il tutto si potrebbe fare in una settimana (cinque giorni di lavori parlamentari) perché non c’è tempo da perdere.

Gli italiani devono essere chiamati al voto al più presto. La cosa più veloce, realistica e concreta per andare subito al voto è andarci con una legge che c’è già: l’Italicum. Abbiamo sempre criticato questa legge, ma questi partiti farebbero di peggio e ci metterebbero anni legittimando l’insediamento di un governo tecnico alla Monti. Per quanto riguarda il Senato, proponiamo di applicare dei correttivi per la governabilità alla legge che c’è già: il Consultellum. Ci vogliono cinque giornate di lavoro. La nostra proposta a tutti è di iniziare a lavorarci domani e avere la nuova legge elettorale in settimana. Non si può bloccare il Parlamento discutendo una nuova legge elettorale. Si deve votare il prima possibile. I partiti faranno di tutto per tirarla per le lunghe e arrivare a settembre 2017 per prendere la pensione d’oro.

In realtà di tempo ce n’è in primo luogo perché votando con il Consultellum così com’è non ci sarebbe nessuna maggioranza stabile al Senato: nessun partito da solo potrebbe ottenere la maggioranza di 161 senatori. In secondo luogo perché in ogni caso è necessario che il Parlamento approvi il documento di programmazione economica e finanziaria presentato dal Governo Renzi e già approvato alla Camera e che deve essere ancora approvato dal Senato. Non c’è moltissimo tempo perché per legge la legge di stabilità deve essere approvata da entrambi i rami del Parlamento entro il 31 dicembre, altrimenti il rischio è quello dell’esercizio provvisorio che bloccherà per quattro mesi qualsiasi tipo di intervento economico del Governo eccezion fatta per l’ordinaria amministrazione.
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Due strade per Renzi: proporre la legge del M5S o accordarsi con Berlusconi

In tutto questo Renzi, che a quanto pare rimarrà il Segretario del PD, può in ogni caso tentare di proporre una nuova legge elettorale, magari modellandola proprio su quella proposta dai Cinque Stelle in modo da prenderli in contropiede sull’Italicum (che ora i Cinque Stelle sembrano invece gradire). La legge elettorale pensata dal MoVimento prevede un proporzionale senza premio di maggioranza in netto contrasto sia con quanto previsto dall’Italicum che dal Consultellum. In questo modo Renzi (o chi per lui) metterebbe in seria difficoltà il MoVimento che non potrebbe non accettare di discutere una sua proposta di legge (e votarla). L’unica alternativa per il MoVimento infatti è giocare la carta del “c’è poco tempo per farlo”, che infatti Grillo ha già tirato fuori. Del resto è anche possibile che Renzi venga incaricato da Mattarella di formare un nuovo Governo e in tal caso potrebbe essere lui stesso a fare una nuova legge elettorale per entrambe le Camere. A quel punto potrebbe pure tentare un avvicinamento con l’altro polo, ovvero Forza Italia: Berlusconi ha già annunciato di essere pronto a sedersi ad un tavolo comune per fare una nuova legge elettorale. Il leader di Forza Italia ha già fissato una delle condizioni, il ritorno al proporzionale per dare più voce agli italiani. Si tratterebbe però di un proporzionale diverso da quello dei pentastellati con premio di maggioranza alla coalizione ed eventualmente una soglia di sbarramento al 10%. Attualmente con l’Italicum la soglia di sbarramento è al 4% per i partiti che si presentano da soli e al 2% per quelli che si presentano in coalizione a patto che la coalizione superi il 10%. Al Senato invece se si votasse con il Consultellum la soglia è fissata all’8% per chi corre da solo e al 3% per i partiti di coalizione (a condizione che la coalizione super il 20%).