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Può muovere solo un dito per la distrofia muscolare, si laurea con 100 e lode

Davide Paolella ha deciso di affrontare le grandi sfide della vita e, così come raccontato sulle colonne del “Corriere”, ha pensato bene di infischiarsene di tutti i limiti che la sua condizione fisica gli ha imposto. Gli anni della scuola non sono semplici per nessun ragazzino, ma certo sono davvero difficili per un diciottenne a…

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Davide Paolella ha deciso di affrontare le grandi sfide della vita e, così come raccontato sulle colonne del “Corriere”, ha pensato bene di infischiarsene di tutti i limiti che la sua condizione fisica gli ha imposto. Gli anni della scuola non sono semplici per nessun ragazzino, ma certo sono davvero difficili per un diciottenne a cui da bambino hanno diagnosticato la distrofia muscolare di Duchenne.

Lui alla sua storia ha deciso di dare un taglio diverso, più felice. Perché il diploma è un momento di felicità per tutti, e Davide che si è portato a casa un 100 e lode lo sa bene. Nonostante da quando sia bambino gli siano rimaste pochissime funzioni, ad oggi può solo muovere un dito e parlare. Il suo sogno è da sempre chiaro: la passione per la robotica come vettore per costruire dispositivi in grado di aiutare i ragazzi che hanno problemi motori. Esattamente come Davide.

I mesi del Covid, tra lezioni in presenza e didattica a distanza.

Il Covid è stato un dramma per tutto il paese, ognuno lo ha subito per motivi diversi. Tutti però siamo stati costretti a riorganizzare le nostre vite. Gli studenti hanno dovuto rinunciare alla scuola, attorno al quale per altro si è sviluppato un dibattito che ci ha accompagnato in tutti e due gli anni.

Anni in cui Davide ha frequentato l’Istituto Archimede di Treviglio, nel bergamasco, all’interno del quale ha ottenuto la maturità in Elettrotecnica e automazione. La sua battaglia era cominciata prima dell’avvento del Coronavirus, poiché i laboratori sono spesso posti ostili per chi ha problemi di mobilità. Poi la pandemia, e la decisione per quanto possibile di rimanere in classe. Alla prima chiusura forzata ha risposto ancora, con una certa spavalderia, tornando in aula. Al secondo lockdown anche un lottatore si arrende, e la famiglia ha preferito che rimanesse a casa per evitare di essere contagiato. Sulle colonne del Corriere, il padre del ragazzo ha voluto sottolineare la competenza della scuola in ogni decisione “Fatta la scelta della Dad, la scuola è venuta da lui. I due insegnanti di sostegno dell’Archimede. C’è stato un lavoro di squadra eccezionale, devo ringraziare tutti”.