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A che punto siamo con il vaccino per Ebola

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A che punto siamo con il vaccino per Ebola? A partire da gennaio due vaccini saranno testati in studi di grandi dimensioni in Africa, nei paesi colpiti dall’epidemia, mentre altri tre vaccini saranno testati su volontari non ammalati al di fuori dei focolai entro il primo trimestre del 2015. Nel frattempo i due sieri più avanzati in termini di sviluppo, racconta il New York Times, sono stati somministrati a 250 volontari negli Stati Uniti, e si trovano adesso nella fase più avanzata del test.
 
A CHE PUNTO SIAMO CON IL VACCINO PER EBOLA

A che punto è la ricerca su Ebola: i vaccini allo studio nel mondo
A che punto è la ricerca su Ebola: i vaccini allo studio nel mondo (La Stampa, mercoledì 15 ottobre)

Uno di questi farmaci è ZMapp, terapia con anticorpi usata con i due medici missionari americani infettati da Ebola in Liberia. Zmapp è composto da un cocktail di anticorpi monoclonali, molecole prodotte in laboratorio a partire da piante di tabacco che imitano la risposta immunitaria del corpo. Finora Zmapp ha avuto effetto positivo in due casi su tre: uno dei pazienti è morto. Visto che la mortalità media di Ebola è del 50%, i risultati sono troppo miseri per considerare già oggi Zmapp valido come vaccino. Ma le recentissime guarigioni di questi giorni potrebbero portare ad altre valutazioni. L’altro vaccino è stato inizialmente sviluppato dall’Agenzia di Sanità Pubblica del Canada, e adesso è stato concesso in licenza per la sperimentazione a NewLink Genetics, società con sede nello Iowa. I risultati preliminari sono attesi per la fine dell’anno, secondo Marie-Paule Kieny dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, che sta già preparando la successiva fase dei test, programmata per gennaio, che si svolgeranno nei paesi dell’Africa Occidentale oggi focolaio di epidemia e dovrebbe impegnare decine di migliaia di dose. «Stiamo facendo tutto il possibile per produrre il maggior numero di dosi che possiamo il più rapidamente possibile», ha detto il dottor Ripley Ballou, che guida la task force del vaccino per GlaxoSmithKline. La multinazionale Johnson & Johnson ha comunicato che investirà fino a 200 milioni di dollari «per accelerare e ampliare in modo significativo la produzione del suo programma di sviluppo del vaccino anti Ebola». L’azienda sta collaborando con l’Oms, il National Institute of Allergy and Infectious diseases (Niaid), con altre aziende e governi per ampliare e velocizzare questo lavoro di sperimentazione e sviluppo del vaccino.
 
VACCINI E MACACHI
Il vaccino della Johnson & Johnson – riporta una nota l’azienda – frutto anche del lavoro del National Institutes of Health, è la combinazione di un precedente vaccino e di una molecola dell’azienda danese Bavarian Nordic. Quest’unione ha mostrato risultati promettenti in studi preclinici. A partire dai primi di gennaio sarà testato su volontari sani in Europa, Stati Uniti e Africa. L’obiettivo di J&J è di produrre a regime un milione di dosi del vaccino nel 2015, 250 mila dovrebbero essere pronte per gli studi clinici da maggio del prossimo anno. I prodotti di Inovio Pharmaceutical e Protein Science of Meridien Conn. completano il terzetto al debutto nel 2015. La Vaxart sta invece sviluppando un vaccino dalle caratteristiche particolari, che potrebbe essere trasportato più facilmente in Africa, ma non è tra quelli menzionati dall’OMS. Ciò nonostante, l’amministratore delegato dell’azienda Latour ha annunciato che il vaccino entrerà presto nella prima fase di sperimentazione, ovvero entro il primo quadrimestre del 2015: ha il vantaggio di poter essere conservato a temperatura ambiente, al contrario degli altri, ed è stato testato sui macachi ma non sugli uomini.
I focolai dell'epidemia di Ebola (New York Times, 22 ottobre)
I focolai dell’epidemia di Ebola (New York Times, 22 ottobre)

IL SIERO PRODOTTO DAL SANGUE
In attesa dei vaccini anti-Ebola, potrebbero occorrere solo settimane per avere in Liberia la disponibilità del siero prodotto grazie al sangue delle persone guarite. Lo hanno detto gli esperti dell’Organizzazione mondiale della sanità, da Ginevra. Ieri La Kieny dell’Oms ha spiegato che i vaccini dovrebbero essere pronti per gennaio 2015, ma ha anche aggiunto che sono state attivate delle partnership per riuscire nei tre Paesi più colpiti – Liberia, Guinea e Sierra Leone – “a estrarre in sicurezza il plasma e a prepararlo in modo tale che possa essere usato per il trattamento degli infetti”. Questa soluzione si è già rivelata utile in molti casi. Non è ancora chiaro quanto siero sarà disponibile e se potrà rispondere alle necessità dei Paesi colpiti. In ogni caso la partnership «si sta muovendo molto rapidamente in Liberia – ha detto l’esperta – e speriamo che nelle prossime settimane apposite strutture saranno pronte per prelevare e trattare il sangue in modo che possa essere utilizzato».