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Protocollo Farfalla: i soldi dei Servizi Segreti alla mafia

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Dare soldi ai parenti di boss al 41 bis per ottenere informazioni: questo in poche parole il contenuto del cosiddetto Protocollo Farfalla, siglato dal Sisde (servizio segreto italiano) e dalla Direzione delle Carceri all’epoca in cui il generale Mario Mori, oggi 75enne e imputato nel processo sulla trattativa Stato-Mafia, tra 2003 e 2004.
 
IL PROTOCOLLO FARFALLA
Un accordo per raccogliere informazioni a pagamento dai detenuti per associazione mafiosa senza però far saper nulla ai magistrati del tutto. E quindi avendo la possibilità di sfruttare le informazioni fornite per scopi ancora non ben precisati. Racconta Giovanni Bianconi sul Corriere della Sera:

Passato dal servizio segreto militare tra il 1972 e il 1975, quando i vertici del Sid furono coinvolti in trame golpiste e depistaggi,nel 2001 Mori assunse la direzione del Sisde, il servizio segreto civile. E in questa veste attivò il Protocollo Farfalla, operazione«per la gestione di soggetti di interesse investigativo» che secondo il pg Scarpinato aveva un «punto critico»: «La mancanza di un controllo di legalità da parte della magistratura, unico organismo preposto alla gestione dei collaboratori di giustizia secondo severe e garantiste disposizioni di legge».Alla fine di luglio il governo ha annunciato di aver tolto il segreto di Stato dal protocollo. Ai magistrati di Palermo è giunto dalla Procura di Roma, alla quale l’aveva consegnato il successore di Mori al Sisde, Franco Gabrielli.

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Un appunto del 1974 entrato nel processo Mori

Qualche tempo dopo altra documentazione fornisce un resoconto dell’attività:

Un appunto del Servizio datato luglio 2004 dà conto di una «avviata attività di intelligence convenzionalmente denominata Farfalla, attraverso l’ingaggio di preindividualizzati detenuti». Da mesi gli agenti segreti avevano verificato una «disponibilità di massima» a fornire informazioni da un gruppo di reclusi al «41bis», il regime di carcere duro,«a fronte di idoneo compenso da definire». L’elenco comprende una decina di nomi tra appartenenti alla mafia, alla ‘ndranghetae alla camorra da cui attingere notizie. Con alcune particolarità:«esclusività e riservatezza del rapporto», nel senso che gli informatori non potevano parlare con altri, né altri dovevano sapere della loro collaborazione; «canalizzazione istituzionale delle risultanze informative a cura del Servizio», per cui solo il Sisde avrebbe deciso se e quando avvertire inquirenti e investigatori,e di che cosa; «gestione finanziaria a cura del Servizio», con pagamenti «in direzione di soggetti esterni individuati dagli stessi fiduciari». Familiari dei detenuti, presumibilmente.

 
LE TRAME DEI SERVIZI SEGRETI
Il Fatto Quotidiano ha invece un’apertura più immaginifica:
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Ma il quotidiano pubblica una parte della memoria del Pg:

Sui rapporti fra mafia, massoneria e servizi segreti deviati nonché su progetti di destabilizzazione e sul rilancio della strategia della tensione, peraltro, hanno riferito numerosi collaboratori di giustizia (…). L’inizio e l’esatto svolgimento di tale strategia della tensione furono peraltro anticipati in tempo assolutamente non sospetto con impressionante precisione da Ciolini Elio, ambiguo personaggio legato ai servizi segreti, ad ambienti massonici e all’eversione nera, con due lettere (…). In tali lettere anticipò che dal marzo al luglio 1992 si sarebbero verificati l’omicidio di un importante esponente politico e l’esecuzione di stragi. (…) . In perfettaconsonanza si verificava l’omicidio di Salvo Lima,il 23 maggio la strage di Capaci ed il 19 lugliola strage di Via D’Amelio e, successivamente,la strategia stragista veniva portata al Nordcon stragi rivendicate con la sigla Falange Armata