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Le proteste in Kazakistan (sfociate nel sangue) contro l’aumento del prezzo dei carburanti

In Kazakistan continuano e si fanno sempre più violente le proteste della popolazione contro l’aumento del prezzo dei carburanti: tredici poliziotti sono rimasti uccisi, mentre circolano video che mostrano le forze dell’ordine sparare sui civili

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Con l’intento di “stabilizzare” la situazione e “mantenere l’ordine”, un’alleanza militare di paesi ex sovietici, guidata dalla Russia, ha deciso che invierà delle truppe in Kazakistan per aiutare il governo a gestire le proteste in corso nel Paese da alcuni giorni. Manifestazioni iniziate contro il rialzo dei prezzi del carburante, conseguenza della decisione del governo kazako di eliminare il limite massimo al prezzo del GPL, ma che sono presto sfociate in rivolte contro l’amministrazione del Paese, governato in maniera autoritaria. Sabato scorso in vari punti della provincia di Mangghystau, nella parte occidentale del paese, i primi accenni di protesta. Ad Almaty, la città più grande del Kazakistan, martedì si erano riunite più di 5mila persone: sono state incendiate auto e ci sono stati violenti scontri con la polizia locale, che in alcuni video sembra sparare sulla folla.

Le proteste in Kazakistan contro l’aumento dei carburanti

Il bilancio attuale è di oltre mille feriti tra i civili, di cui 400 ricoverati in ospedale (62 in terapia intensiva), non è ancora chiaro il numero di morti, mentre tra le forze dell’ordine si contano 353 feriti e 13 morti, di cui due – secondo quanto riferito dal comando centrale della polizia di Almaty – sono stati decapitati dai manifestanti, che avrebbero anche preso d’assalto le sedi di cinque stazioni televisive nazionali. È stato inoltre dato alle fiamme l’edificio del comune, e per un certo periodo di tempo i manifestanti sono arrivati a occupare anche l’aeroporto, provocando l’interruzione dei voli. In risposta alle proteste, martedì sera il presidente Tokayev aveva detto che sarebbe tornato sui suoi passi imponendo di nuovo un limite al prezzo del GPL. Ieri mattina però ha sciolto il governo, nominando a capo del nuovo esecutivo l’ex vice primo ministro Alikhan Smailov, e ha dichiarato uno stato di emergenza di due settimane a Nur-Sultan, la capitale del paese, ad Almaty e nella provincia di Mangghystau. Questo implica un coprifuoco dalle 11 di sera alle 7 di mattina, una serie di restrizioni sulla libertà di movimento e il divieto di formare assembramenti. Le proteste sono ricominciate poche ore dopo. In un discorso in televisione, il presidente Tokayev ha detto che come capo dello stato avrebbe “agito nel modo più duro possibile”.