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"Anche lei non era una santa...": pronte centinaia di denunce contro gli odiatori social di Alessandra Matteuzzi

Asia Buconi|

ALESSANDRA MATTEUZZI

Di fronte a vicende tragiche come l’uccisione di una giovane donna per mano dell’ex, il silenzio dovrebbe essere d’obbligo. L’unica reazione tollerata (e naturale) dovrebbe essere al massimo il dolore, la riflessione e il rammarico, non certo la critica o, peggio, il giudizio di chi coltiva la falsa e disumana convinzione che la vittima, anche in casi come questo, abbia avuto le sue responsabilità. Invece sta accadendo esattamente questo sui social in riferimento al femminicidio di Alessandra Matteuzzi, uccisa a martellate, calci e pugni lo scorso 23 agosto dall’ex Giovanni Padovani nella sua casa in via dell’Arcoveggio.

Già, perché a commento degli articoli sulla vicenda sono comparse presto le insensate considerazioni di alcuni utenti, che hanno puntato il dito contro quella donna uccisa barbaramente accusandola per via del suo aspetto, delle foto che pubblicava sui social e della scelta di prendersi come fidanzato un uomo così giovane (lei aveva 57 anni, lui 26). La vergogna si è consumata sui social ma, per fortuna, potrebbe non rimanere impunita.

Gli odiatori social di Alessandra Matteuzzi adesso rischiano la denuncia della famiglia della vittima

“A 60 anni ti metti con un ragazzino, che ti aspettavi una cena romantica?” e ancora “bisogna farsi qualche domanda se uno a 26 anni vuole stare con te che ne hai 57”, ma c’è pure chi dice “anche lei non è che era una santa….” o “lei era ossessionata dal farsi i selfie e mostrare la sua bellezza”. Questo è il tenore delle frecciate velenose lanciate ad Alessandra Matteuzzi. Neanche la morte è riuscita a mettere a tacere il cieco cinismo di alcuni utenti social, secondo i quali i comportamenti della donna potrebbero aver comprensibilmente “scatenato” la rabbia dell’ex. Un fenomeno, quello della “colpevolizzazione” della vittima, che si ripete tristemente quando si tratta di vicende simili, ma che potrebbe (per fortuna) non passare in sordina.

La famiglia di Alessandra Matteuzzi ha deciso infatti di preparare un’azione legale contro gli odiatori del web e ha raccolto un centinaio di messaggi (adesso conservati dai legali) che porteranno probabilmente ad altrettante denunce. I dettagli non sono stati ancora resi noti, ma chi posta sui social contenuti offensivi rischia di incappare nel reato di diffamazione aggravata, previsto dal terzo comma dell’articolo 595 del codice penale, che punisce con reclusione da 6 mesi a 3 anni o con multa minima di 516 euro chi offende la reputazione altrui attraverso un mezzo di pubblicità.

Chiara Rinaldi, avvocata della famiglia di Alessandra Matteuzzi, ha dichiarato a Next: “Ciò che è stato scritto contro Alessandra è aberrante, e credetemi, alla famiglia dei ‘risarcimenti’ interessa ben poco, vista la tragedia che stanno vivendo, ma subire anche questa violenza no. Non è giusto. È giusto, invece, che le persone incomincino a comprendere che i social non sono il Far West dove ognuno può scrivere ciò che passa per la testa senza alcun controllo”.