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Promemoria per un interim

Interim breve, ma non troppo, per Matteo Renzi al ministero delle Infrastrutture. Non “qualche giorno”, come aveva detto venerdì scorso, ma nemmeno fino alle elezioni regionali. Questo avrebbe assicurato il premier al presidente della Repubblica, Sergio Mattarella. Un colloquio di circa un’ora che viene descritto come “aperto e franco”. Al centro dell’incontro ovviamente le dimissioni del ministro delle Infrastrutture Maurizio Lupi che aprono un secondo vuoto nel governo, dopo quello del ministero degli Affari regionali. Il premier non ha portato una proposta spiegando di essere in una fase istruttoria, di qui l’Interim quasi “obbligatorio” affidatogli da Mattarella. Ma Renzi spiegando la problematicità della situazione creata dalle dimissioni di Lupi, avrebbe anche assicurato al Capo dello Stato, che il suo incarico al ministero delle Infrastrutture sarà “breve” e che quando porterà al Colle la soluzione, ossia il nome del nuovo ministro, ci sarà anche quella per gli Affari regionali. Sarebbe stato escluso anche qualsiasi “spacchettamento”, sia quello del ministero dell’Istruzione sia di quello tra Infrastrutture e Trasporti. Insomma l’incontro di oggi tra premier e Capo dello Stato è stato interlocutorio, il Colle attenderà quindi che Renzi torni con la sua proposta. Un Interim breve dovrebbe escludere che il premier aspetti fino a dopo le elezioni regionali per indicare il successore di Lupi, ipotesi pure circolata, ma quanto potrà durare effettivamente il doppio-ruolo del premier è difficile dirlo sapendo quanto Renzi tenga a lasciare un segno di cambiamento ogni volta che assume un incarico: «Il mio governo è nato per cambiare il Paese e non per accontentarsi di ciò che c’è», ha ribadito oggi il premier.
 
PROMEMORIA PER UN INTERIM
Ed è un peccato che non si sia voluto sbilanciare di più. Perché mentre Renzi assumeva l’interim, le cronache degli agiografi lo davano dalla notte dei tempi dubbioso nei confronti della struttura del ministero delle Infrastrutture e pronto a spingere per un change, che però Lupi, la buonanima, non volle mai attuare (e peste gliene incolse, a quell’ingrato). A questo punto la logica vorrebbe che fosse Renzi a spacchettare tutte le strutture “pericolose” nel ministero che nasconde tanti segreti quanto le intercettazioni dell’operazione Sistema paiono promettere. E ancora: nell’ordinanza del GIP dell’Operazione Sistema è presente un’analisi piuttosto desolante dell’utilizzo effettuato delle pieghe legislative nelle Grandi Opere. La figura chiave che viene affrontata nell’ordinanza è quella del general contractor, o contraente generale. Il general contractor è l’affidatario ultimo (ad autorizzarlo è lo Stato) di un contratto per la realizzazione di un’infrastruttura “con qualsiasi mezzo”. Le ultime tre parole sono le più importanti: significano che il contraente generale può essere anche subappaltante o muoversi semplicemente da agenzia di collocamento per le altre aziende. Le sue competenze sono spiegate nell’ordinanza:
general contractor
Una delle sue competenze è la nomina del direttore dei lavori, che invece nei normali contratti di appalto delle opere pubbliche è affidata agli amministratori pubblici. Qui, dicono i magistrati, sta tutto il dramma e il problema: le due figure che dovrebbero lavorare in conflitto d’interessi diventano invece di colpo la stessa, e questo ovviamente permette e condiziona tutte le basi generali del lavoro. La direzione dei lavori in mano al general contractor infatti non ha alcun interesse a far sì che i termini economici del contratto siano rispettati, anzi spiega e fornisce giustificazioni sia per i ritardi che per le spese ulteriori. E qual è stato il risultato finale di tutto ciò:
ordinanza gip
E il bello di tutta la vicenda è che gli indagati dell’operazione Sistema sono perfettamente a conoscenza del problema; anzi, lo criticano anche nelle loro conversazioni. Giulio Burchi della Italferr dichiara che sarebbe necessario togliere dalla legge obiettivo il fatto che il general contractor possa nominarsi da sé il direttore dei lavori, perché è questo che differenzia la normativa italiana da quella della Gran Bretagna, da dove è mutuata la figura del contraente generale. «È una cosa che se tu la spieghi a un inglese non ci riesci, dice che ti sbagli, hai capito male», ammette candidamente Burchi mentre chi legge si rende benissimo conto che se la questione è così ridicola per lui, non si capisce perché non lo sia stata all’epoca per il legislatore o oggi per la politica. Ecco, magari Renzi potrebbe cogliere la chance per non rendere l’interim del tutto una perdita di tempo, e cominciare ad affrontare questioni simili.
 

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