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Cosa c’è nel programma di Draghi

5 emergenze da affrontare subito e 3 riforme da realizzare. L’agenda di Draghi parte dalla scuola e dalla campagna vaccinale. Per arrivare al lavoro, imprese, Pubblica Amministrazione, Giustizia e Fisco. E l’ambiente

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Il governo Draghi sarà un esecutivo “convintamente europeista” e atlantista. Sono 5 le emergenze che l’ex numero uno della BCE ha indicato come priorità svelando ai partiti il suo programma: quella ambientale, l’emergenza sanitaria con la campagna vaccini da accelerare, quella del lavoro con la “tutela” di chi resta senza, delle imprese (con un sostegno anche alle banche) e la scuola.

Cosa c’è nel programma di Draghi

Ma l’agenda di SuperMario è incentrata anche su tre maxi riforme: pubblica amministrazione, giustizia civile e fisco. Un programma ambizioso, che va sicuramente attuato grazie al Recovery Plan, ma che non può certo esaurirsi in pochi mesi. L’indicazione che il governo Draghi vuole arrivare a fine legislatura? Per quanto riguarda la campagna vaccinale, l’emergenza lavoro e imprese, Concetto Vecchio su Repubblica spiega nel dettaglio gli obiettivi di Draghi:

La prima priorità sono i vaccini. La campagna vaccinale è stata definita «l’emergenza più imminente». Draghi ai suoi interlocutori ha citato l’immunizzazione di massa attuata a tempo di record in Gran Bretagna, dove risultano già messi in sicurezza 11 milioni di cittadini, contro il milione e centomila in Italia. La campagna qui da noi va quindi intensificata. Occorre lavorare sulla logistica e sulla produzione, prevedendo maggiori investimenti sulla medicina territoriale. C’è poi il lavoro. Nei suoi colloqui Draghi ha usato, in questo contesto, spesso la parola protezione. Proteggere i lavoratori con misure di sostegno, perché la ripresa ci sarà, ma sarà lenta. E il blocco dei licenziamenti scade a fine marzo. Protezione del ceto medio come antidoto al populismo, per non incorrere insomma negli errori del passato. Il lavoro, ha aggiunto, lo creano le imprese, ribadendo un principio liberale, ma in questo momento il tessuto produttivo è ancora troppo fragile e va sostenuto. Il ragionamento vale anche per le banche. Lo Stato inoltre dovrà fare ripartire gli investimenti pubblici. I cantieri vanno sbloccati

Per quanto riguarda la riforma della Giustizia ad alcuni interlocutori che gli hanno chiesto lumi sulla riforma della giustizia penale, Draghi avrebbe risposto di ritenerla importante, ma che l’Ue, nell’ottica del Recovery Plan, ci chiede solo quella della giustizia civile. Spiega La Stampa:

La giustizia è una gran zavorra alla competitività del Paese. I nostri processi sono particolarmente lenti. Gli ultimi dati del Consiglio d’Europa dicono che per avere una sentenza penale in primo grado occorrono 361 giorni, contro una media europea di 144 (i peggiori nella Ue). Nel civile, di giorni ne occorrono 527 contro 233. Nei processi amministrativi, due anni e mezzo, più del doppio della media europea. I fondi del Recovery dovrebbero permettere un forte incremento e svecchiamento degli organici, e una massiccia informatizzazione. Ma senza una riforma incisiva dei codici, sarà tutto inutile

Per quanto riguarda fisco e Pubblica Amministrazione Repubblica fa il punto sulle richieste dell’Europa:

L’eccesso di burocrazia e la lunghezza delle procedure frenano lo sviluppo del Paese. L’Europa chiede di intervenire nella pubblica amministrazione Fra gli interventi più urgenti la digitalizzazione dei servizi e la riqualificazione dei dirigenti Fisco

La Ue ha indicato da tempo come l’Italia dovrebbe mettere mano alle regole fiscali: oltre a una semplificazione di norme sempre più complicate, occorre diminuire i carichi fiscali su produzione e persone, aumentando le tasse sulle rendite

Ma è soprattutto sulla scuola che si è concentrata l’attenzione del presidente del Consiglio incaricato, con l’ipotesi di allungare il calendario delle lezioni fino a luglio, per recuperare quanto perso durante l’emergenza COVID. E a settembre non ci dovranno essere cattedre vacanti. L’idea è stata accolta dai presidi con prudenza. E sulle “200mila assunzioni” da fare la richiesta è di maggiore autonomia agli istituti. Spiega il Sole:

Anche l’istruzione è stata posta in cima all’agenda, nei colloqui con i partiti. In questo senso per il premier incaricato occorre lavorare da subito perché a settembre tutte le cattedre siano assegnate e i docenti siano in classe dal primo giorno del nuovo anno scolastico. Da evitare il ripetersi delle molte migliaia di cattedre vacanti come lo scorso anno, alla ripresa dopo l’estate. Inoltre il futuro governo dovrà «rimodulare il calendario scolastico» del periodo in corso, per recuperare i «numerosi giorni persi».

Non manca l’attenzione all’Ambiente, come ha spiegato Manfred Schullian, della componente delle Minoranze linguistiche del gruppo Misto della Camera, riferendo i contenuti dell’incontro con il presidente incaricato: “Il presidente incaricato Draghi ci ha illustrato sinteticamente le priorità che intende seguire: sanità, campagna vaccinale, ambiente, di questo ne ha parlato tanto, lavoro e imprese”